Una spinta in più al parto 

La gravidanza e il parto sono momenti di gioia e di ansia. La doula accompagna i futuri genitori anche oltre la nascita.

Ancora oggi, il parto può rivelarsi un momento traumatico», ha di recente ricordato l’ostetrica Robin Lim, premio CNN Hero 2011, in visita in Ticino. Robin Lim – la cui notorietà è frutto di un’attenta e professionale risposta ai problemi di mortalità infantile in alcune zone del mondo – ha riassunto in diversi libri i presupposti della nascita, scongiurando quello che lei chiama il «parto violento». Vivere la gravidanza e il parto senza paure e ansie giova alla futura madre, come pure al nascituro. «Essere affiancati da una doula prima, durante e dopo il parto è un fattore di protezione primordiale», riconosce Robin Lim, che dopo aver constatato i benefici sia per la madre che per il bambino, lei stessa è diventata una doula. 

«Nelle tre situazioni dove sono stato confrontato ad una doula ho percepito l’importanza della relazione che si è instaurata tra questa figura e la donna che si sente accompagnata, rassicurata. È una figura che può integrarsi nel team ostetrico grazie alla sua complementarietà – precisa Giorgio Caccia, primario di ostetricia e ginecologia all’Obv di Mendrisio –. Sono convinto che la presenza di questo soggetto professionale ha contribuito ad una minor medicalizzazione del parto, infondendo maggiore tranquillità in sala parto». Figura di riferimento e conforto per la madre in gravidanza, affianca la donna nel rispetto delle sue scelte. 

«Il nostro ruolo è quello di custodire il momento sacro della nascita; di essere all’ascolto emotivo della madre, del padre e delle necessità più immediate della nuova famiglia – spiega la doula, Giusy –. Facciamo “compagnia” alla mamma moderna, con la quale condividiamo questa nuova dimensione e la fragilità che essa racchiude». In una società in cui si ostenta la forza e 
l’indipendenza, dove la donna sembra «programmata» a dover riuscire da sola, anche nel suo ruolo di neo-mamma, mostrarsi bisognosi d’assistenza non fa tendenza. «Non conoscevo la doula né i suoi servizi, benché cercassi proprio quel tipo di sostegno – ricorda Mara –. Giusy si è presentata al corso di yoga prenatale a cui mi ero iscritta, ero al 5° mese ed è stato un bell’incontro. Cercavo un supporto pratico e psicologico per affrontare la gravidanza e il parto e l’ho trovato!», afferma con la bimba tra le braccia.

Una donna accanto

«Nella fase del postparto, la doula è colei che ti ascolta e ti fa scoprire il tuo sapere di mamma», puntualizza Luana che, come doula, ha accompagnato Elena, reduce da un primo parto senza. «Benché tutte noi dell’associazione abbiamo seguito una formazione, ognuna porta la propria sensibilità ed è bene prendersi il tempo necessario per scegliersi la persona con cui si sente maggior affinità», sottolinea Luana.  «La mia richiesta era di arrivare al parto con serenità senza più subirlo come era avvenuto nella prima occasione», ricorda Elena. Forte delle due esperienze, Elena conclude: «l’idea di avere un’altra donna accanto a te, capace di trasmetterti la sua esperienza, con serenità, ti permette un maggior coinvolgimento. Mio marito, scettico all’inizio, come me, riconosce l’apporto di questa figura». 


Per un parto rispettoso della madre e del nascituro Robin Lim consiglia:

- fai in modo che il cordone ombelicale venga tagliato il più tardi possibile
- scegli una levatrice (ostetrica) che ti capisca e rispetti le tue scelte, la tua persona
- conduci una vita sana ed equilibrata 
- costruisci, se possibile con l’aiuto di una doula, una rete di sostegno fatta di donne che possono aiutarti e consigliarti 
- fai in modo che la tua clinica o il tuo ospedale seguano il protocollo per un parto rispettoso



La doula che accompagna la partoriente

Intervista con Giorgio Caccia – primario di ostetricia e ginecologia all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio

La doula è da considerarsi una figura ormai consolidata nella sala parto della Svizzera italiana?

In Ticino non è ancora consuetudine avvalersi di una doula al momento del parto, per quanto mi riguarda, fino ad oggi solo in tre occasioni la partoriente è arrivata accompagnata da una doula.

Che ruolo assume questa figura?

La presenza della doula - attraverso la sua esperienza e la relazione che ha saputo instaurare con la partoriente - può essere di aiuto nella presa a carico delle emozioni. Infatti, la buona gestione di ansie e paure è un fattore che favorisce la possibilità di un parto naturale.

Qual è la sua impressione nonostante una piccola casistica?

Sono convinto che questa figura ha contribuito ad una minor medicalizzazione del parto, infondendo maggiore tranquillità in sala parto. È una figura che può integrarsi nel team ostetrico grazie alla sua complementarietà. Nelle tre situazioni dove sono stato confrontato ad una doula, ho percepito l’importanza della relazione che si è instaurata tra questa figura e la donna che si sente accompagnata, rassicurata.

La partoriente ha comunque sempre il ruolo di primo piano in sala parto?

La decisione della partoriente di farsi accompagnare da una doula, in un momento così importante e nel contempo intimo, illustra la sua volontà e la sua ricerca di voler vivere il parto da protagonista.

A cosa è dovuta l’ansia della madre e perché è responsabile della medicalizzazione del parto?

Negli ultimi vent’anni, il tasso dei parti cesari è pressoché raddoppiato. La spiegazione ha tre componenti: le pazienti sono in media più “anziane” e con l’età aumenta spesso l’ansia. La donna è inoltre più matura, più indipendente, autosufficiente, spesso in carriera e in questo contesto fatica ad accettare l’incertezza del parto. Non da ultimo, viviamo in una società globalmente più ansiosa. Questo genera certamente un’attitudine più prudente o più ansiosa anche da parte del medico, che sente un’accresciuta pressione medico-legale.

Che figura della sala parto rimpiazza la doula?

In sala parto è bene che ci siano poche persone - e non obbligatoriamente il futuro padre. Come già detto la doula non sostituisce nessuno, bensì completa e rafforza il team.

IL TAGLIO DEL CORDONE OMBELICALE

Il taglio immediato del cordone ombelicale oppure il suo clampaggio (pinzettatura) è un atto di violenza spiega Robin Lim, facendosi portavoce di un movimento a favore del ritardamento del taglio del cordone. Ecco i benefici per i bébé:

  • avrebbero una nascita meno traumatica
  • avrebbero meno emorragie endocraniche
  • guadagnerebbero maggiori riserve di ferro fino a 8 mesi
  • godrebbero di una migliore salute
  • avrebbero un’aumentata immunità
  • svilupperebbero più intelligenza
  • godrebbero di una potenziale maggior longevità.

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Testo: Elisabeth Alli

Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
domenica 20.12.2015, ore 00:00