Una ticinese nel mondo Disney

Michelle Savoia, illustratrice freelance, ha curato diverse copertine sugli episodi di Dory, la famosa pesciolina dei cartoni animati, in cui un po’ di riconosce. 

Busso. Mi apre. Fuoriesce una ventata di calma. Entro allora velocemente, per non sprecare questa risorsa rara. Stringendo la mano di Michelle incrocio il suo sguardo e mi accorgo che quest’atmosfera di serenità proviene dal suo sorriso, dal suo muoversi leggiadro come se fossimo in una fiaba. Parliamo della sua attività e un pacifico sorriso le spunta sulle labbra. «Nel mio lavoro ci vuole molta pazienza, ma non mi costa fatica. Il computer sicuramente velocizza le fasi, con l’esperienza imparo le scorciatoie, tuttavia i dettagli prendono tempo. Per illustrare una doppia pagina a colori impiego fino a 5-6 giorni. Ciò non mi pesa, anche se, rimanendo a lungo seduta con la medesima distanza tra gli occhi e lo schermo, devo fare molte pause per evitare il mal di testa, dovuto al punto di fuoco sempre costante».

Da due anni a questa parte, Michelle lavora in qualità di illustratrice freelance per l’editoria Disney (Disney Publishing Worldwide). Al suo attivo due libri per il programma editoriale di Frozen e uno per Coco (film Disney Pixar che uscirà a breve) nonché diverse copertine sugli episodi di Dory (il pesciolino amico di Nemo, ndr) e per il Publishing Program “Alla ricerca di Dory”. «Ci si affeziona ai personaggi con cui lavori, anche perché ci passi molto tempo. E trovo che Dory, a volte nelle nuvole, mi assomigli». Sorride tranquillamente mentre mi parla dei ritmi di lavoro incalzanti, delle tempistiche strette. «Collaborando con Los Angeles, ho nove ore di fuso orario ciò che a volte mi permette di “dilatare le scadenze”. Una consegna che deve essere effettuata in California il mattino alle 9, in realtà la spedisco da Bellinzona alle 18».

Un mondo a colori

Accende il computer e appare un’immagine. Riconosco le principesse Elsa e Anna, ma mancano i colori. «Sono una creativa, ma a differenza di coloro che amano il foglio bianco, a me piace ricevere qualche direttiva e avere un senso di semi libertà. Per queste illustrazioni mi chiedono di creare attraverso i colori una certa atmosfera che può essere, per esempio, di mistero o di gioa, di notte o di giorno e così via. Sfrutto la colorazione per sviluppare al meglio la situazione che mi viene richiesta dal team di Los Angeles». Ma com’è arrivata fino a qui Michelle? In sunto, si è presentata alla succursale Disney a Milano, lì ha ricevuto il contatto con Los Angeles e nel 2015 ha iniziato la collaborazione. Per esteso, il suo percorso mi ricorda invece la trama del film “Sliding doors” (1998) in cui la protagonista si trova costantemente davanti a due scelte. Appassionata di disegno da quando se ne ricorda, è il Csia che le permette di dar sfogo alla sua vena creativa. «È una scuola che mi ha resa felice, ho potuto dar molto spazio al mio lato artistico». Tutto però prende avvio con la scelta del liceo linguistico. «Bocciata la prima, ho ripetuto la classe l’anno seguente e, nell’incertezza di riuscire a passare in seconda, ho fatto pure l’esame d’ammissione al Csia e l’ho passato». Le si aprono due strade. «Ho scelto il Csia, cominciando direttamente in seconda». Con la maturità artistica in tasca, Michelle si sposta in Italia e più precisamente a Milano presso lo Ied (Istituto Europeo di Design). «Per tutto quanto ha da offrire, ho sempre immaginato l’Italia come Paese per nutrire il mio lato artistico». Durante gli studi universitari, si specializza in illustrazione cartacea e animazione 2D . «Alla fine dell’università ero in dubbio se fare un master o lavorare. I miei professori mi hanno consigliato di fare pratica e così
è stato».

Tante discipline

Durante il suo primo stage alla Ubisoft di Milano incontra anche l’amore. «Presso la ditta di videogiochi per cui lavoravo come concept artist ho conosciuto il mio ragazzo. Lui è un modellatore 3D, crea infatti gli ambienti da inserire in un videogioco. Una persona esteriore potrebbe pensare che facciamo il medesimo lavoro, ma in realtà, se fossimo in ambito sportivo, direi che entrambi siamo atleti, benché pratichiamo discipline diverse. Lo stesso vale per il lavoro di mio zio (il vignettista Corrado Mordasini, ndr)». E così la bimba che prima di addormentarsi leggeva Tippy il coniglietto Hippy lasciando la finestra aperta nel caso Peter Pan passasse da lei per una lezione di volo, non cambierebbe nulla ai colori della sua infanzia. «I miei genitori mi hanno sostenuta in tutte le mie scelte, spronandomi ciascuno a modo suo. La mamma, maestra di attività creative, mi infondeva tranquillità mentre papà Sergio, che è un grande appassionato di arte, portava grande entusiasmo. Mi ritengo fortunata di essere cresciuta con loro».


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Testo: Elisabeth Alli
Foto: Hsaskia Cereghetti

Pubblicazione:
lunedì 06.11.2017, ore 10:00


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