Maria Pia Pieracci ama il movimento e trasmette la sua passione anche durante le sue lezioni.

Una vita in movimento

Maria Pia Pieracci ama lo sport fin da quando è bambina. Venerdì 21 marzo, all’Espocentro di Bellinzona presenterà lo spettacolo «Spring show».

Sono una persona in perpetuo movimento». Così si descrive Maria Pia Pieracci, maestra di educazione fisica e sport, che abbiamo incontrato in una palestra del Bellinzonese. L’insolito ritratto ci lascia un po’ perplessi, per cui le chiediamo di spiegarsi meglio. «I momenti, che si ripetono troppo spesso mi annoiano, – risponde – ed è per questo che mi muovo costantemente e cerco sempre di farlo in una maniera diversa, che mi diverta e che naturalmente faccia anche bene al mio corpo».

Per la precisione ci prova da oltre 40 anni, perché la nostra interlocutrice è stata la prima mesolcinese ad aver concluso gli studi di sport a Macolin e questo nel 1967. «Amo lo sport da sempre e ho avuto la fortuna di poterlo praticare sin da piccola: sci, pattinaggio, tennis, escursioni in montagna e soprattutto ginnastica in palestra. All’epoca, tra difficoltà a trovare i passaggi e a far quadrare gli orari, per fare un’ora di palestra, stavo in ballo quattro ore, ma la mia maestra era il mio idolo... così mi sono detta: da grande voglio fare lo stesso mestiere e non ho mai più cambiato idea».

Al ginnasio, che ha frequentato a Bellinzona, ha saputo della possibilità di formarsi nella piccola località francofona del canton Berna. «Quando ne ho parlato a casa la risposta di mio padre è stata: “è una professione da uomini”. Voleva che facessi la segretaria o qualche altro lavoro tipicamente femminile, ma alla fine, grazie anche all’aiuto di mio fratello maggiore, ha capito, che l’ufficio non era fatto per me». C’era, quindi, anche tanta voglia di fare qualcosa di diverso da quello che facevano le sue coetanee? «Sì – risponde – e se non fossi riuscita a passare gli esami di ammissione mi sarebbe piaciuto continuare lo studio della musica, perché oltre allo sport ho sempre amato suonare il pianoforte». Le è comunque andata bene e per fortuna, ci dice sorridendo, «perché andare al conservatorio avrebbe significato stare per almeno otto ore al giorno seduta in una sala. Inoltre ero convinta che lo sport mi avrebbe comunque dato più emozioni».

Un musicista si muove però parecchio e suonare è anche un’attiva fisica. «Certo – replica lei – infatti ho continuato a fare musica anche dopo aver intrapreso il mio percorso nell’ambito dello sport: dopo il pianoforte, mi sono dedicata alla chitarra e più recentemente ho ricevuto in regalo un violino, che presto cercherò di imparare a suonare».


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«Col senno di poi non so come
sono riuscita a fare tutte queste cose»»

C’è una cosa che ci stupisce: per molte donne della sua generazione la famiglia era un obiettivo importante, per non dire fondamentale; a lei non interessava? «Al contrario. Ho sempre vissuto in una famiglia molto unita e mi sono innamorata a 16 anni. Sette anni dopo mi sono sposata, ma non per questo ho smesso di praticare sport. Mio marito mi ha sempre incoraggiata a farlo e con lui abbiamo costruito il centro sportivo Vera di Roveredo». Lì ha avuto la possibilità di mettere in pratica tutto quello che aveva imparato a Macolin e questo, tra l’altro, non le ha impedito di diventare madre di tre figli. «Sono riuscita a conciliare la maternità con tutto quello che facevo anche se non sempre è stato facile. Credo comunque di essere riuscita a trasmettere ai miei figli la passione per lo sport. In tutti questi anni abbiamo fatto un sacco di cose insieme: quando per esempio i due più piccoli si sono iscritti alla scuola di karaté sono andata con loro. Crescerli è stata un’esperienza fantastica».

Cambiamo tema e veniamo alla danza, che è l’attività più recente che ha iniziato. «È stato quasi per caso – racconta –. Ho cominciato a ballare da ragazza all’Internazionale di San Bernardino, che era di proprietà della mia famiglia. In seguito, a Macolin ho fatto come specializzazione lo studio del movimento e questo mi ha aperto le porte alla danza. Nel corso degli anni, poi, ho sempre continuato a formarmi. Tutto ciò – tengo a precisare – mentre gestivo un centro sportivo con annesso campeggio. Col senno di poi non so proprio come sono riuscita a fare tutte queste cose. Mi creda: ho perso il conto delle ore che ho passato lavorando».

Forse il motore che le ha permesso di vivere positivamente quest’esperienza è stata la voglia di novità e scoperte. Oggi questo desiderio è ancora vivo? «Certo. E negli ambiti più disparati. In fondo tornando alla sua domanda iniziale penso di potermi definire una ricercatrice del gesto corporeo ideale». E, dopo tutto quello che ha provato, cosa la potrebbe ancora emozionare? «Uno sport che non ho mai praticato e  che ho scoperto quest’estate: il sup (stand up paddle, ndr). È stato al mare, che quel giorno era anche parecchio mosso. Ma a me piacciono i rischi, perché mi fanno capire che devo metterci tutta me stessa. Infine, come già detto, voglio imparare a suonare il violino. Ho già individuato un possibile insegnante». Insomma la sua continuerà ad essere una vita in movimento; ma cosa c’è dietro a questo movimento? «La costante voglia di scoprire nuove emozioni, poi la voglia di cambiare e, in ultima analisi, di sentirmi libera».

www.gym-dance.com

In pillole

Maria Pia
Pieracci Ceruti

È nata nel 1947 ed è domiciliata a Roveredo. È la titolare della «Scuola itinerante di arte del movimento e del respiro» che, il 21 marzo, presenterà all’Espocentro di Bellinzona «Spring show». Tra i suoi numerosi hobby: la fotografia e la cucina. Il suo piatto preferito è lo strudel di verdure. Adora tutti i generi musicali, salvo la musica da camera. Viaggio significativo: il Nepal. «C’erano anche i miei due figli più giovani ai quali ho regalato la vacanza per la loro laurea». Detesta invece i viaggi organizzati e le crociere. «Non ce la farei proprio, mi piace troppo l’avventura». Il suo film preferito è «Himalaya, l’histoire d’un chef», che ha visto al Festival di Locarno che frequenta da parecchi anni. Uno dei suoi libri preferiti è «Un indovino mi disse» di Tiziano Terzani.


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Testo: Sandro Pauli
Foto: Nicola Demaldi


Pubblicazione:
domenica 16.03.2014, ore 00:00


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