Mauro Forghieri non segue molto la Formula uno attuale. «Un tempo c’erano meno soldi e più equilibrio» dice.

Una vita per la «rossa»

LA STORIA — Mauro Forghieri, ingegnere a riposo della Ferrari, ci parla della corte della «rossa di Maranello». In particolare si sofferma sulla 312 B, vettura di Formula1 che Clay Regazzoni portò quasi al titolo nel 1974.

Vincente e sfortunata. È la 312 B, l’auto con cui Clay Regazzoni, nel 1974, accarezzò il sogno di diventare campione del mondo di formula uno. Il bolide della Ferrari sarà il fiore all’occhiello della prossima mostra d’auto d’epoca, in programma a Tenero dall’8 al 30 maggio. A disegnarlo, un vero mostro sacro dell’ingegneria automobilistica mondiale. Quel Mauro Forghieri che ci apre le porte della sua villa settecentesca a Magreta, in provincia di Modena. “Questa macchina ha una storia pazzesca – sussurra –. E io non dimenticherò mai ciò che accadde in quell’incredibile 1974”.

Un uomo in apparenza introverso, schivo. Che, tuttavia, una volta rotto il ghiaccio, si trasforma in un inedito e simpatico cantastorie. Forghieri, 79 anni, sposato e padre di due figli, ci accoglie nel suo studio. Sui mobili, trofei e riconoscimenti. Si respira aria di motori. Di grandi imprese. D’altra parte di fronte a noi c’è un personaggio che ha fatto la storia della formula uno, portando alla casa del cavallino rampante 4 mondiali piloti e 11 mondiali costruttori. “Eppure – ammette –, io sono legato alle vetture più normali. Quelle delle corse prototipo, ad esempio. Perché possono essere guidate anche dalle persone comuni, sono alla portata di tutti, sono macchine più umane. Anche io in alcune occasioni ho provato a guidarle. Ma ero un cane. Non ero consapevole dei miei limiti, tendevo ad accelerare anche in curva”.

La vera passione di Forghieri erano le vetture Gran Turismo.

La vera passione di Forghieri erano le vetture Gran Turismo.
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«La 312 B era una vettura con un’aerodinamica spettacolare»»

Il cellulare di Forghieri squilla in continuazione. La sua vita, ancora oggi, è scandita da appuntamenti, consulenze, conferenze. “Sapete cosa faccio per rilassarmi? Ascolto Bach. Chiedo scusa a Dio, ma Bach per me è una divinità. Mi aiuta a creare. Poi mi piace parecchio anche il jazz. Ho imparato ad apprezzarlo grazie ai molti viaggi di lavoro negli Stati Uniti”. Già, gli Stati Uniti. È proprio qui che, nel 1974, sfuma il sogno di Clay. Nel Gran Premio di Watkins Glen. “Clay stava andando alla grande in quella stagione. Con Lauda formava una coppia temibilissima. Al ticinese sarebbe bastato un nulla per vincere il titolo”. Invece, a pochi giorni dalla gara decisiva, la cattiva sorte si abbatte su Regazzoni. “Durante un giro di prova ebbe un incidente. La 312 B finì a pezzi e lui si fece male a un tallone. Inviammo in America un telaio d’emergenza. Ma fu tutto inutile. Durante la gara, Clay fu costretto a uscire. Ufficialmente per problemi tecnici. Anche se ad alcuni è rimasto il dubbio che il problema stesse proprio in quel tallone martoriato. Rimarrà uno dei grandi misteri della formula uno”. E così a laurearsi campione del mondo, con soli tre punti di distacco dal ticinese, è il brasiliano Emerson Fittipaldi. “A fare la differenza fu solo il fatto che Fittipaldi riuscì a portare a termine la gara. Inutile dirvi che l’umore del patron Enzo Ferrari quel pomeriggio era nero. Ricordo ancora le sue urla, era arrabbiatissimo. Ci furono polemiche a non finire”.

Strano destino quello della 312 B. “Un veicolo dotato di un’aerodinamica spettacolare. Purtroppo sul più bello qualcosa andò storto. Personalmente ero parecchio amareggiato per come finì quell’avventura. Una vittoria di Clay avrebbe riempito d’orgoglio la Ferrari. Essendo ticinese, lo sentivamo come uno di casa”. Di lì a qualche tempo sarebbe sbocciato un altro grande asso del volante. Niki Lauda. “Fu proprio Clay a consigliarci di portare Lauda alla Ferrari. Li ricordo come due grandi lavoratori, studiavano molto e davano una mano concreta nella realizzazione delle auto. Clay era un tipo battagliero, uno a cui piaceva vivere, tra cene, amici, donne. Per me era soprattutto un amico. Lauda invece, almeno agli inizi, era più sobrio, quasi come un prete. È cambiato con gli anni e con i successi”.

Sulle pareti di casa Forghieri, una serie di stemmi da brividi. Bugatti, Chrysler, Lamborghini... “Perché a un certo punto, alla metà degli anni ‘80 me ne andai dalla Ferrari. Anche se a fatica. Volevo provare nuove esperienze. Ero in Ferrari dal 1959. Quello fu l’ultimo di una serie di addii al cavallino rampante. Ogni tanto, infatti, quando mi facevano girare le scatole, davo le dimissioni. Poi Enzo Ferrari mi convinceva a tornare”.
 
Forghieri ci mostra alcuni modelli da lui creati. “La mia mente è sempre stata in continua evoluzione. Una macchina è sempre figlia delle cose che capitano nella stagione precedente. Sia nella formula uno, sia nelle altre categorie”. L’ingegnere modenese abbozza un sorriso. Se ne sta per qualche secondo in silenzio e poi confessa di seguire la formula uno moderna con un certo distacco. “Ai miei tempi c’erano meno soldi e più equilibrio. Ora certe squadre hanno budget enormi. Ed è chiaro che così a contendersi il titolo sono pochi eletti”. 

Sfoglia gli annali, Forghieri. Con orgoglio. “Guardate. Quando non si vinceva il titolo piloti, si vinceva quello dei costruttori. Se penso ai meccanici di quegli anni, mi rendo conto che non ci è rimasto quasi più nessuno. Sono quasi tutti morti. Il mondo delle auto da corsa è come un grande gioco di squadra. Si discute, ci si confronta, si sperimenta. E insieme si costruisce il futuro”.

Bolidi in bella mostra
al Centro Coop di Tenero

Non ci sarà solo la storica Ferrari 312 B di Clay Regazzoni (nella foto) alla nona edizione della mostra d’auto d’epoca al centro Coop di Tenero dall’8 al 30 maggio e intitolata «Auto e moto d’e­poca nelle corse». La rassegna, promossa dal Top Club Ticino, vuole mostrare al pubblico l’evoluzione delle auto e delle moto da corsa, attraverso un innovativo percorso didattico. Si potranno, ad esempio, ammirare una Panhard & Levassor del 1908 e una Bugatti 37A Grand Prix del 1930. Sarà presente uno stand del Memorial Room Clay Regazzoni, per raccogliere fondi a sostegno dei paraplegici. Da non perdere: il concorso che mette in palio una Chevrolet Cruze 1.8 LTZ del valore di 27.120 franchi.

www.centrotenero.ch

web.ticino.com/topclub

www.clayregazzoni.com

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Testo:
Patrick Mancini
Fotografia:
Sandro Mahler
Pubblicazione:
lunedì 05.05.2014, ore 15:34


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