Una squadra unica
ma tante nazionalità

Da più di dieci anni, la Franklin University di Sorengo disputa il campionato di calcio (Quinta Lega) con la squadra più internazionale di tutto il Cantone. Ecco cosa si prova a farne parte... — Mattia Bertoldi

Undici giocatori in campo per undici nazionalità. Nel panorama calcistico svizzero è un caso più unico che raro quello del Football Club Paradiso 2, squadra affiliata alla Franklin University Switzerland di Sorengo. Il foglio dei convocati contro il Melide, avversario dell’ultimo turno di campionato, ricorda un atlante: Svizzera, Italia, Stati Uniti d’America, Giappone, Croazia, Montenegro, Macedonia, Russia, Slovenia, Georgia… «Ma in passato abbiamo avuto giocatori provenienti anche dal Sud America, dai Caraibi e dall’Africa» afferma Tomaso Rizzi, colonna della difesa e responsabile organizzativo del team. «La squadra è nata nel 2000 e da allora milita in Quinta Lega, dove nel corso degli anni si è distinta per aver vinto premi dedicati al fair play e alla sportività».

In qualità di squadra universitaria, ogni anno la formazione è passibile di cambiamenti. «Verso la fine di maggio sappiamo tutti che alcuni membri della squadra si diplomeranno e torneranno a casa, o inizieranno a lavorare in un altro Paese. Tuttavia, all’inizio del nuovo semestre a settembre, ci saranno nuovi studenti pronti a giocare a cal-cio con noi. E poi, non manca-no uno o due studenti della Franklin che rimangono in Ticino e sono sempre ben accetti sul campo». Lingua ufficiale della squadra? «L’inglese, ma non è raro sentire discussioni in altre lingue o dialetti».

Allenare una squadra basata su così tante culture e su un calendario accademico che spesso riduce i margini di manovra: come affronta questa avventura Albino Bianchi, coach nel 2013/2014? «In maniera molto positiva. Ho già avuto modo di sedere sulla panchina dell’FC Paradiso 2 per una stagione pochi anni fa e, a parte i giocatori, l’assetto organizzativo è lo stesso». Un’esperienza stimolante e arricchente, anche per chi ha sempre vissuto il fenomeno calcistico in un ambiente italofono. «Si tratta sicuramente di qualcosa di diverso, di affascinante: significa insegnare calcio parlando in una lingua straniera, ma soprattutto confrontarsi con abitudini e realtà diverse dalla tua e dalle quali puoi comunque imparare qualcosa».

E anche dal punto di vista strettamente sportivo, ci si trova confrontati a giocatori di basso e alto livello, che sul campo si incontrano per la prima volta. «Ed è per questo – riprende Bianchi – che essere qui è per me motivo di vanto. Ho cercato innanzitutto di stabilire un rapporto di amicizia coi ragazzi, per poi intraprendere un percorso che li portasse a migliorare dal punto di vista sportivo e umano. Un obiettivo che penso di aver raggiunto, anche grazie alla grande disponibilità dei giocatori».

Tra loro, anche un veterano: il 25enne Zokir Hayoev originario del Tagikistan, paese asiatico di poco meno di sette milioni di abitanti confinante con Cina e Afghanistan. «Faccio parte di questa squadra da sette anni ormai, di cui quattro da capitano. Rappresentare un team così internazionale è un onore, e mi ha anche permesso di guidare compagni provenienti da molti altri Paesi a dare tutto sul campo».

Il centrocampista avanzato si è laureato di recente: alla porta c’è una proposta di lavoro proveniente dall’Asia… «Vero, ma potrebbe capitare che sia di passaggio da queste parti, magari per il tempo di una partita (ride). Con o senza di me, comunque, la mia speranza è che la squadra riesca a mantenere la positività e la fame di successo dimostrate nelle ultime partite, inclusa la vittoria sul campo dell’Arogno – una specie di derby, per noi».

Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.

Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.
http://www.cooperazione.ch/Undici+giocatori_+undici+nazionalitae Monsignor Giovanni Marcoli morì nel 1914, all’età di 58 anni.
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Oggi la rosa è composta da calciatori di origini bosniache o serbe e sul campo è questa la lingua di riferimento. »

Attivo sin dal 1980, l’FK Drina è iscritto al medesimo girone delle due squadre lusitane presentate nell’arti-colo accanto. Cambia però la nazione di riferimento: dal Portogallo alla Serbia. «Il club è nato nel 1980 e allora radunava persone provenienti da tutta l’ex Jugoslavia» racconta Milomir Djokic, segretario e attaccante. «Oggi la rosa è composta da calciatori di origini bosniache o serbe e sul campo è questa la lingua di riferimento. Anche per tale motivo, è difficile che qual­cuno di nazionalità differente venga a chiedere di giocare con noi, ma se capitasse saremmo felice di accoglierlo». Una ventina di calciatori, una sola provenienza: caratteristica che rende la squadra simile a… una nazionale. «Sì, in effetti giochiamo soprattutto per la maglia e per ciò che rappresenta; alcuni partono da Lugano e percorrono tutta la strada fino a Iragna, pur di far parte dell’FK Drina. E anche lo spirito di gruppo è molto forte: alcuni amano ritrovarsi anche dopo gli allenamenti per bere una birra insieme».

Un derby tutto lusitano

nelle… Centovalli

Il calcio come  strumento per trasmettere i propri valori ai più giovani.

Il calcio come  strumento per trasmettere i propri valori ai più giovani.
http://www.cooperazione.ch/Undici+giocatori_+undici+nazionalitae Il calcio come  strumento per trasmettere i propri valori ai più giovani.

Pedro Filipe Lopes, Nuno Antonio Baptista, Pedro Alexandre Carvalho, Jose Joaquim Texeira… A leggere il foglio partita sembra di essere sugli spalti di una squadra di Primeira Lega a Lisbona o a Porto; invece ci troviamo a Golino, dove lo scorso 25 maggio si è svolto il derby di Quarta Lega tra l’AS Lusitanos e l’AS Portoghesi Ticino. Insieme all’FC Os Lusiadas in Terza Lega, compongono il trittico di squadre composte in prevalenza da giocatori portoghesi. «Sono tutte squadre con cui abbiamo ottimi rapporti» afferma Nelson Rangel, vice-presidente dell’AS Lusitanos da sei anni; «e infatti i derby sono sempre una grande festa da celebrare sotto la stessa bandiera, e sempre nel segno del fair play».

Nonostante il nome della squadra, solo metà della rosa è di origini portoghesi. «Vero, gli altri provengono da Argentina, Ecuador, Serbia, persino dal Marocco. Il nostro club calcistico è nato nel 2003 con questo obiettivo: favorire l’integrazione non solo dei portoghesi, ma anche dei cittadini di altre nazionalità nella società tici-nese. Allo stesso tempo, ne approfittiamo per promuovere la nostra cultura e le nostre usanze. Non a caso la squadra di calcio è legata a doppio filo con gruppi fol-kloristici e musicali che coinvolgono un centinaio di persone e partecipano periodicamente a festival nazionali e internazionali. E per il futuro puntiamo a sviluppare un settore calcistico giovanile, dove insegnare i nostri valori anche ai più piccoli».

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