Il dottor Ibrahim Sylla-Tati è impegnato su più fronti. In Senegal promuove l’agricoltura biologica e la produzione autosufficiente di cibo e di foraggio.

Uno sciamano moderno

IL PERSONAGGIO — Il medico ticinese Ibrahim Sylla-Tati ha un sogno ambizioso: far fiorire alberi da frutta sulle terre aride del Senegal. Per offrire all’ Africa un futuro migliore.

Ibrahim Sylla-Tati ha energia da vendere. Sempre in movimento per ragioni professionali, divide la sua vita tra i due continenti in cui è nato (Africa) e risiede (Europa). Nel suo studio medico di Faido, in una vecchia casa dagli alti soffitti, tratta i malanni fisici dei suoi pazienti con metodi omeopatici. Migliaia di chilometri più a Sud, in Senegal, si prende invece cura della terra e dei suoi prodotti. «Sono un moderno sciamano legato alla sua terra natale», afferma il medico, che ha ottenuto il passaporto svizzero una decina di anni fa. Con la fondazione Sylla-CAAP ha lanciato un progetto di fattoria ecologica a Rao, a pochi chilometri da Saint Louis, nel Nord del Senegal.

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Gli abitanti dei villaggi, con la loro buona volontà, danno senso alla mia vita.»

Incontriamo il dottor Sylla-Tati nel caldo secco della savana senegalese. Siamo alle porte del deserto del Sahara e all’orizzonte si stagliano soltanto arbusti e piccole acacie spinose. «Quando ero bambino c’erano molti grandi alberi. L’erba era talmente alta da nascondere gli animali. I boschi sono però spariti per far posto alle monoculture, soprattutto di arachidi. Il risultato è stato l’impoverimento del suolo e l’avanzata della desertificazione», racconta Sylla-Tati nel suo colorato «bubu», il vestito tradizionale senegalese.

In Africa sono state portate avanti politiche agricole che si focalizzano sulle colture redditizie, a scapito di quelle alimentari, prosegue in tono pacato. La conseguenza è che il consumo alimentare quotidiano pro capite è diminuito: almeno una persona su tre in Africa non dispone della razione alimentare minima raccomandata dalle autorità sanitarie. A questo si aggiungono le difficoltà legate all’erosione eolica del suolo, all’eccessivo sfruttamento dei pascoli e alla distribuzione irregolare delle precipitazioni. «È dunque indispensabile ripensare l’agricoltura in Africa», ritiene Sylla-Tati.

L’idea della fondazione ticinese, attiva in Senegal da trent’anni, è di realizzare una fattoria in cui promuovere l’agricoltura biologica e la produzione autosufficiente di cibo e foraggio. «Si tratta di adottare pratiche sostenibili quali la rotazione e la diversificazione delle colture, la concimazione organica e la selezione delle sementi. Per l’acqua abbiamo realizzato dei pozzi», sottolinea Sylla-Tati. «Il nostro è un ritorno alle origini, insomma». La scelta del terreno è stata tutt’altro che casuale. «Questa terra apparteneva alla mia famiglia. Nel periodo della schiavitù, aveva stabilito che chiunque arrivasse qui sarebbe stato una persona libera. “Rao” significa infatti “libertà”», spiega senza celare un certo orgoglio.

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Abbiamo predisposto un sistema di microcredito»

Ma come si fa a fermare il deserto? «Semplice: piantando alberi», risponde Sylla-Tati. Nel mezzo della savana sono così state piantate acacie mellifere (circa 700), palme da datteri e alberi da frutta. Sulla vasta distesa collinosa si possono notare, accanto ad ogni alberello, le targhe con i nomi di coloro che hanno finanziato il progetto. Tra loro molti ticinesi. Oltre a creare ombra e a costituire una barriera protettiva attorno ai campi e ai villaggi, spiega Sylla-Tati, questa specie di acacia racchiude una grande importanza ecologica. «Attira diverse specie di uccelli e ha la capacità di arricchire il suolo in nutrimenti». Una caratteristica che inoltre facilita la crescita di altre piante. «Il fatto incredibile, se consideriamo che siamo in un ambiente secco, è che siamo riusciti a coltivare persino il riso!».

Inizialmente la gente del posto era alquanto scettica. «Col tempo ha però capito che volevamo agire nel suo interesse», ricorda Sylla-Tati. A beneficiare di questo approccio più ecologico non è infatti soltanto l’ambiente, ma pure la popolazione locale. «Vogliamo incoraggiare le cooperative femminili a usufruire degli appezzamenti di terreno. Abbiamo predisposto un sistema di micro credito, che consentirà alle donne di creare piccole aziende a conduzione famigliare». L’agricoltura sostenibile, sottolinea Sylla-Tati, favorisce il lavoro comunitario e quindi il consolidamento dello spirito di solidarietà. Promuovendo questo tipo di attività è inoltre possibile frenare l’esodo rurale dei giovani. E quindi, indirettamente, l’emigrazione verso Nord.

Al momento di lasciare la fattoria ecologica di Rao e di salutare i suoi residenti, è il medico ticinese a esprimere i suoi ringraziamenti. «Certo, la gente qui mi è riconoscente. Ma sono io a dire grazie. Gli abitanti dei villaggi, con i loro sorrisi e la loro buona volontà, hanno dato un senso alla mia vita. Sono la prova che se si dispone dei mezzi appropriati, gli africani possono costruire il loro
paese».

Ibrahim Sylla-Tati

In pillole

Ibrahim Sylla-Tati nasce a Conakry, in Guinea. Dal 1963 al 1973 studia all’Università di Parigi e consegue una laurea in sociologia e scienze dell’educazione e una in diritto internazionale. In seguito s’iscrive all’Università di Firenze e a quella di Pavia, dove nel 1988 consegue la laurea in medicina e chirurgia. Al contempo frequenta un corso triennale al Centro studi e di documentazione in omeopatia di Torino. A Strasburgo, in Francia, segue una formazione in medicina antroposofica. Sposato con una donna originaria di Zurigo, risiede ed esercita la professione medica a Faido. Dispone anche di uno studio a Voghera, in provincia di Pavia. È fondatore e presidente della Fondazione Sylla-CAAP, con sede in Ticino, il cui scopo è di promuovere progetti in Africa nel campo della sanità, dell’istruzione e dello sviluppo sostenibile.

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Testo e foto: Luigi Jorio
Pubblicazione:
domenica 13.07.2014, ore 00:00


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