Il profilo della neve offre indizi preziosi sulla potenziale stabilità o instabilità dei vari strati.

Una valanga sta per cadervi addosso: «Ecco come riusciamo a prevederlo»

È dall’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) di Davos che arrivano le informazioni utili e vitali, affinché una giornata in montagna e sulle piste da sci diventi sicura. — MARKUS KOHLER

La quantità di neve fresca caduta a Davos durante la notte sfiora quasi il metro. E il mattino successivo sta ancora fioccando. Montagne, terra e cielo si fondono e si confondono in un bianco uniforme, mentre spuntano dal nulla Christine Pielmann e Cornelia Accola. Quello che un comune sciatore non esiterebbe a definire un tempo da lupi, per le due donne invece è motivo di grande entusiasmo. «Sto preparando un profilo nivostratigrafico», spiega Christine Pielmeier. L’esperta 53enne lavora come previsore di valanghe all’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) di Davos. Oltre al lavoro d’ufficio, effettua spesso sopralluoghi esterni in diverse aree d’osservazione. «Nel mio lavoro è essenziale restare in costante contatto con la neve, per capire come si comporta in diverse situazioni». Christine Pielmeier afferra una vanga e inizia a scavare una buca e a tagliare un blocco di neve. «Con questa tecnica riesco a riconoscere tutti gli strati del manto nevoso», spiega .

Il profilo della neve offre indizi preziosi sulla potenziale stabilità o instabilità dei vari strati.


L’esperta analizza la conformazione degli strati nevosi accumulatisi fino al terreno, cercando di capire quanto sono duri o soffici. Rileva anche la temperatura di ogni strato e la comunica alla collega, che la registra nel profilo.  «Con una lente d’ingrandimento osservo con precisione i cristalli di neve di ogni strato. Le loro dimensioni e la loro tipologia mi danno indizi preziosi sull’età della neve e sulla potenziale stabilità o instabilità di uno strato». Christine Pielmeier, laureata in geografia, si occupa di neve e ghiaccio da 30 anni. Oggi è una dei sette previsori antivalanghe dell’istituto di ricerca di Davos.
Fondato nel 1942, l’organismo è oggi famoso in tutto il mondo e si avvale della collaborazione di circa 140 scienziati. In stretta collaborazione con il mondo della ricerca, l’SLF offre anche un ampio ventaglio di servizi; il più noto è il bollettino valanghe, un’importante fonte informativa per la prevenzione di infortuni da valanga.

Al mattino il tempo stringe
La giornata lavorativa di Christine Pilemeier comincia all’alba; alle 5.30 per la precisione. All’istituto ha già analizzato i dati inviati da più di 170 stazioni di misurazione automatiche di tutta la Svizzera. «Si tratta di informazioni su quantità di precipitazioni, temperatura, velocità del vento, irraggiamento e molto altro ancora», spiega l’esperta. Christine Pielmeier considera anche i modelli numerici di previsione meteorologica e le previsioni generate dalle strumentazioni informatiche. «Il tempo a disposizione è poco. Il primo dei due bollettini valanghe giornalieri esce alle 8 del mattino». Dopo aver raccolto tutti i dati della notte ed essersi fatta un quadro generale della situazione, decide di innalzare la scala di pericolo da “moderato” a “marcato” per i Grigioni e il Vallese meridionale, aree ultimamente interessate da forti nevicate. La notizia però non è ancora ufficiale.
I previsori valanghe dell’SLF lavorano in squadra e prima di prendere una decisione richiedono sempre un secondo parere. Ecco perché, alle sette o alle sette e mezza, il tecnico Pielmeier riporta le proprie valutazioni a uno o due colleghi. Assieme rivalutano il quadro e, se del caso, rivedono la comunicazione da diramare. Alle otto, il bollettino valanghe definitivo è online. Valido per le successive 24 ore, anche se alle 17.00 ne uscirà un secondo.

I previsori dell’SLF pubblicano due bollettini al giorno sulle valanghe: alle ore 8:00 e alle 17:00.


Per gli appassionati di sport invernali, gli operatori dei servizi di soccorso, gli addetti alla sicurezza nei comuni e nei villaggi alpini, i bollettini valanghe sono la lettura mattutina più importante. «Sulla base del bollettino valutiamo se annullare un’escursione sciistica in una determinata zona per preferirne un’altra più sicura», spiega Pielmeier. «Ma attenzione, la situazione fornita dal bollettino non è che un quadro generale. Ognuno in loco dovrà accertarsi delle condizioni ed effettuare le proprie valutazioni».


Piste sicure grazie al bollettino
Anche Romano Pajarola consulta ogni mattina il bollettino valanghe. A seconda delle previsioni, il responsabile delle piste e dei soccorsi nel comprensorio sciistico del Parsenn sul Weissfluhjoch mette in atto le opportune misure. «Se il livello di pericolo è stato innalzato a “marcato” so che dovrò intervenire». Il principale compito suo e della squadra di sei elementi è mettere in sicurezza le piste, predisponendo la segnaletica prima che arrivino gli sciatori. «In caso di abbondanti nevicate, per evitare un rischio valanghe, dobbiamo ricorrere a esplosioni controllate», racconta il responsabile della sicurezza delle piste, cresciuto a Davos. «Un metodo che ci permette di innescare valanghe artificialmente». Il cinquantenne conosce questa zona come le proprie tasche. «Ormai sappiamo bene i carichi di neve tollerati da un certo pendio e i punti che richiedono una bonifica con cariche esplosive». In condizioni di visibilità favorevoli, i nostri operatori sorvolano la zona di distacco e lanciano dall’elicottero l’esplosivo, la cui onda d’urto innesca la valanga. In caso di maltempo, invece, devono raggiungere il punto critico a piedi e lanciare a mano le cariche esplosive.

L’importanza di ogni segnalazione
Sul Weissfluhjoch si trova anche una delle stazioni di misurazione automatica che invia dati ai tecnici dell’istituto. «Alla redazione del bollettino valanghe collaborano all’incirca anche 210 osservatori in tutta la Svizzera», spiega Christine Pielmeier. «Sono guide alpine, contadini di montagna e persone istruite dall’SLF che effettuano ogni giorno misurazioni su neve recente, altezza complessiva del manto nevoso, fenomeni valanghivi e neve ventata e le trasmettono via internet all’istituto».
L’SLF si appella anche alla disponibilità dei privati cittadini, sollecitando chiunque a segnalare il distacco di una valanga o la presenza di segnali d’allarme. «Queste osservazioni ci permettono di formulare una valutazione più completa del rischio valanghe», spiega Pielmeier. «Provengono in prevalenza da persone che hanno tutto l’interesse a sentirsi sicure in montagna, che apprezzano il nostro lavoro e che vogliono aiutare noi e tutta la comunità montana», conclude l’esperta.

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