«Fin da bambina ho vissuto la cava con piacere». (Foto: Annick Romanski)

Valentina Rossi, la ragazza che taglia la pietra

Continua l’attività del padre alla cava di marmo. Dopo il fallimento nel 2009 ora è arrivato il momento per un nuovo inizio. — NADIA PASSALACQUA

Lo sguardo mi cade subito sulle unghie, perfettamente laccate. Mi chiedo come faccia questa giovane donna a lavorare la pietra e avere una manicure così curata. «All’inizio è stato difficile – risponde con un sorriso timido – pian piano sono riuscita a non rovinarmi più le mani». Si chiama Valentina Rossi e ha 34 anni: unica femmina di tre figli, ha deciso di continuare l’attività del padre alla cava di marmo di Arzo. L’azienda ha dovuto chiudere per fallimento nel 2009. Ora un progetto di rilancio dell’area farà ripartire i lavori.

L’odore della pietra
È un pomeriggio di fine maggio ma potrebbe essere agosto per il caldo torrido. Valentina mi accoglie alle cave di Arzo, davanti al laboratorio che per anni è stato il fulcro della lavorazione di questa breccia conosciuta e utilizzata in tutto il mondo. «Quando avevamo ancora l’attività – mi racconta – i miei fratelli venivano in cava ed erano affascinati dai macchinari». Un territorio, quello della cava, prettamente maschile ma che fa capo anche all’abilità delle donne per la lavorazione di finitura della pietra. E poi Valentina è la dimostrazione che così maschile questo territorio alla fine non lo è.
«Effettivamente tra i miei fratelli sono l’unica ad aver portato avanti il lavoro di marmista come mio padre. Essendo la maggiore, ho avuto più tempo» mi spiega. «Quando ero piccola riconoscevo mio padre dall’odore di pietra che gli restava attaccato ai vestiti». Le chiedo di descriverlo. Valentina ride: «non è tutto questo Chanel numero 5, ma mi ricorda l’infanzia: è l’odore di macchinari e di umido, un misto di officina, ma c’è anche qualcos’altro, mi dà l’idea di fresco».

Passione e soddisfazione
Valentina è una donna minuta con una grande intraprendenza. Le chiedo se non abbia mai avuto paura della cava: «i macchinari non mi fanno paura – mi risponde – mio papà è stato il mio maestro, ho imparato da lui sul campo. Una passione – quella per la pietra – che mi ha sempre affascinata perché ti metti a lavorarla ed è un pezzo grezzo con i colori nascosti. La tagli, la lucidi, prendi la forma e tutto cambia. Quando arrivi alla fine sei soddisfatta e ti dimentichi dello sforzo fatto. Un po’ come il parto…» sorride Valentina che di bambini ne ha due, Rachele e Zeno.

Il fallimento dell’attività
Nel 2009, dopo sei generazioni, il papà di Valentina ha dovuto chiudere l’attività per fallimento. «È stata una sofferenza – racconta Valentina con la voce increspata – sai, eravamo qui a lavorare, ci hanno chiamati e ci hanno detto “in mezz’ora si chiude”. Mio papà, me lo ricordo ancora, ha dovuto svuotare le tasche e consegnare le chiavi. È stato forte. Hanno messo i sigilli e basta. Dalla sera alla mattina».
Erano lontani i tempi d’oro della cava di Arzo, in cui «nel week-end i marmisti italiani passavano in cava a firmare il pezzo di montagna che volevano acquistare. La pietra era già venduta prima di estrarla».

Il risveglio della cava
Tempi migliori però stanno per arrivare e la storica cava di Arzo riprenderà vita. Un progetto di riqualifica che prevede, tra le altre cose, un sentiero didattico e spettacoli in un magnifico anfiteatro. Valentina sarà responsabile degli eventi e delle attività e ha già le idee in chiaro sul clima che vuole creare. «Fin da bambina ho vissuto la cava con piacere: le cene in cava, la scultura o anche solo prendersi un caffè. Situazioni che mi piacerebbe ricreare».
Ad inaugurare la stagione 2018 sarà Juri Cainero (figlio di Gardi Hutter) con uno spettacolo teatrale che si intitolerà proprio Cava. «Avremo anche una collaborazione con il Museo dei fossili di Meride – aggiunge Valentina – e mi piacerebbe trovare documenti sulle donne che hanno lavorato qui in cava per farne una mostra».
L’inaugurazione della nuova area è prevista il 17 settembre, mentre il 17 giugno è nata “Cavaviva”, l’associazione che sarà punto di riferimento per gli amici della cava.
Che dire, un programma intenso. Ci vuole coraggio, le dico. «Sai, sono nata qui e se c’è la possibilità di fare questo progetto, sono qua. Ho abitato e fatto esperienze all’estero: Varese, Milano e Roma, perché la vita mi ha portata in questi posti. Ora è nato questo progetto che ho colto con piacere e impegno. Mai mi sarei immaginata questa estate di poter portare i miei figli in cava», conclude Valentina. «Rachele, la grande, ha preso da me: le piacciono il disegno e la manualità. Zeno, il piccolo, guarda un po’ intimorito e un po’ affascinato le macchine e mi chiede come funzionano. Insomma, è davvero una bella emozione!».

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