Vanessa Nicola: travolta dal ciclone del flamenco

Da giovane non sa cosa fare della sua vita. Poi l’incontro con la danza. Ora la sua scuola festeggia 15 anni e lo fa con uno spettacolo

www.rosadefuego.ch

Vanessa Nicola ci invita alla sua scuola di flamenco Rosa de fuego nella zona industriale di Castione. L’edificio spicca tra i grandi magazzini: è una casetta bianca con tende rosse, gerani e un tavolino dall’allegra tovaglia a pois. Dentro, una grande sala specchiata per danzare. Vanessa anticipa la nostra domanda. «Vado a prendere delle sedie». Sparisce un attimo ed eccoci sedute al centro della «pista da ballo». Quando racconta la sua storia, non lo fa solo a parole. I grandi ed espressivi occhi castani, le mani veloci e tutto il corpo parlano. Vanessa è un ciclone. «Adolescente ho provato il liceo, ma per me studiare e stare ferma era i.m.p.o.s.s.i.b.i.l.e» scandisce e sorride la 45enne di Roveredo, che quest’anno celebra il 15mo anniversario della sua scuola. «Il flamenco è una danza completa, per il fisico, la psiche e lo spirito! Battendo i piedi in terra, elimini i problemi e ritrovi le radici. Sopra invece il ballo è più morbido e dolce e ti porta verso l’alto. È anche una danza che richiede molta coordinazione e aiuta la mente e la memoria. Mi piace perché, pur essendo una danza molto antica, continua a vivere e ad andare avanti, assimilando elementi della danza contemporanea» ci spiega Vanessa, che stando seduta sulla sua sedia, fa una dimostrazione dei piedi che battono il suolo e delle mani che si elevano verso il cielo.


Un inizio difficile e poi l’illuminazione
La strada per arrivare a questa completezza non è stata tutta in discesa. «Sono partita per Zurigo alla scuola di Belle Arti. Dipingere mi piaceva, ma per me era un’attività troppo statica. Un giorno sono andata a visitare una scuola di danza e qual è il primo corso che vedo? Quello di flamenco. Ho avuto la pelle d’oca, un vero brivido. Sono corsa in direzione per chiedere cosa dovevo fare per iscrivermi: avrei fatto di tutto per poter imparare il flamenco. Avevo già 24 anni e non avevo nessuna base di danza. I primi sei mesi non capivo nulla! Danzavo 8 ore al giorno, avevo il fuoco nelle gambe. I maestri mi facevano piangere. Era come una scuola militare. Eppure al di là delle difficoltà, sentivo che avevo trovato la mia strada, che avevo trovato finalmente qualcosa nella mia vita che mi faceva sentire veramente bene. Vivevo come in un sogno e mi sono resa conto di quanto la motivazione sia importante. Su oltre 40 studenti a inizio corso, facevo parte degli 11 che si sono diplomati» spiega Vanessa. Ma la vita a Zurigo poco si addiceva al fuoco del flamenco. «Alla fine della scuola, la mia maestra mi aveva chiesto di sostituirla durante il suo congedo maternità. Insegnare mi è piaciuto da subito. È appassionante vedere l’evoluzione degli allievi e la forza e il coraggio che infonde loro il flamenco. Ero apprezzata dagli allievi e il direttore della scuola mi chiese di impartire più lezioni. Avrei avuto un lavoro che mi piaceva, ma sognavo la Spagna da troppo tempo. Quindi un giorno, a occhi chiusi ho puntato il dito su una cartina. Jerez de la Frontera? E così sia! Sono partita, un po’ allo sbaraglio, per questa cittadina andalusa» ricorda con occhi sorridenti. «All’inizio non fu facile trovare quello che cercavo. Iniziai con corsi impartiti da una gitana incontrata quasi per caso. Poi piano piano trovai scuole che mi diedero la possibilità di specializzarmi nella tecnica, ma soprattutto di entrare nel vero flamenco che non è solo ballo, canto e musica ma anche una cultura, una maniera di esprimersi, un modo di vivere la vita così naturale, semplice e solare».

«

Il flamenco è una danza completa per il fisico, la psiche e lo spirito»

Ma dopo due anni trascorsi a ballare flamenco fino a notte fonda, a impregnarsi l’anima di questa cultura, giunge per Vanessa l’ora di tornare a casa. «Non avevo più soldi. Dovevo tornare ma ero angosciata all’idea di ricominciare da zero. Mia mamma aveva trovato un locale in cui avrei potuto impartire lezioni di flamenco. Ho inaugurato la scuola nel 2000 con 9 allievi». E così, Vanessa rimette radici a Roveredo, dove oggi vive con il marito e due figli. Anche se la passione per la Spagna la riporta regolarmente a viaggiare sulle orme dei gitani che tanto l’hanno incantata. «Avevo avuto un primo contatto con la cultura gitana a 18 anni, mentre ero in vacanza in Francia con i miei. Già allora danzavo con i gitani. Mi affascina il loro modo di vivere, sempre in viaggio». Senza andare fino in Andalusia, un viaggio immaginario Vanessa lo propone con lo spettacolo del 15° della scuola, il 13 giugno al Kursaal di Locarno, con 50 ballerine e ballerini e  musicisti andalusi, dal suggestivo titolo «El tiempo». Il tempo che è passato dalla fondazione della scuola, ma anche il tempo che scorre nella vita di ognuno, quello che sembra sfuggire di mano e quello del flamenco, le cui radici si perdono nella notte dei tempi. E magari chissà, nel pubblico qualcuno sentirà la pelle d’oca proprio come accadde a Vanessa oltre 20 anni fa.

Gli oggetti di Vanessa:

Scarica la locandina dello spettacolo
Resta aggiornato sui nostri contenuti, iscriviti alla Newsletter.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

TESTO: Raffaela Brignoni

FOTO: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
lunedì 08.06.2015, ore 00:00


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?