Veronica Battista porta in scena un Natale speciale. (FOTO PEDRAZZINI)

«Sì, io sono la principessa di Natale»

Veronica Battista, docente di scuola dell'infanzia, è protagonista di un singolare spettacolo itinerante dedicato alla magia dell'Avvento. — PATRICK MANCINI

«Mi presento, sono la principessa di Natale». Con quel viso dolce, e quei lineamenti delicati, Veronica Battista sembra una fatina uscita da un cartone animato della Disney. La 30enne di Brissago, in realtà, è una delle bandiere di Scintille, la compagnia teatrale locarnese che da diverse settimane sta portando nelle scuole e in vari eventi della Svizzera italiana lo spettacolo Il Natale di Grumoldo. «E tra le parti che interpreto – ammette Veronica – c’è proprio quella di una particolare principessa». 

Ricordi del passato
Origini valmaggesi, di professione docente di scuola dell’infanzia ad Ascona, Veronica è una ragazza innamorata del Natale e della sua magia. «Sono una che a casa fa ancora il calendario dell’Avvento. Sono rimasta bambina in questo. Se chiudo gli occhi, penso alla mia infanzia. Alle colazioni in famiglia, nelle domeniche di dicembre. Alle luci. Alle candele. Sono emozioni che mi sono rimaste dentro». E pensare che sul palco la 30enne è confrontata con un uomo egoista che, il Natale, lo odia. «Il principe Grumoldo è un uomo senza valori, che farà un lungo viaggio alla scoperta della povertà e della generosità. E l’amore, in questa sua metamorfosi, avrà un ruolo chiave. Perché l’amore, in fondo, vince su tutto». 

La capacità di meravigliarsi 
È una sognatrice, Veronica. Sul palco come sul lavoro. «In aula cerco di fare vivere ai bambini quello che ho vissuto io. Oggi si tende ad avere tutto e subito. Imparare ad avvicinarsi a una data particolare, senza frenesia, è qualcosa che non siamo più capaci di fare. Noi adulti per primi. Anche per questo, mi piace creare luoghi magici, sparsi per l’aula. Che segnino questo percorso. La multiculturalità? In nove anni di insegnamento non ho mai avuto problemi. Sono convinta che si possa benissimo fare il presepe a scuola, rispettando anche le altre religioni. È una questione di dialogo reciproco». Per il bambino quello dell’Avvento è un periodo di sensazioni intense. E Veronica lo sa bene. «Quando arriva San Nicolao in classe, i bimbi lo guardano sempre a bocca aperta. Anche se magari, nelle settimane precedenti, ne hanno già visti dieci in giro per le strade. Perché per loro il vero San Nicolao, l’originale, è quello che si trovano di fronte, quello con cui hanno la possibilità di parlare, di interagire».  

La recitazione nel destino
Tra Veronica e i bambini c’è un rapporto profondo. «I bambini non hanno filtri. Lo vedo durante gli spettacoli. Lasciano andare le loro emozioni, non si trattengono. Il lavoro di maestra era nel mio destino. Non avrei mai potuto fare un altro mestiere. Così come era nel mio destino la recitazione. Il pallino mi è arrivato negli anni ’90, dopo avere visto Titanic al cinema. Sono uscita dalla sala e ho fatto una testa come un pallone a mia mamma. Volevo interpretare altre vite. A tutti i costi. E così in prima media ho iniziato a recitare, proprio con il gruppo Scintille». Una compagnia che nel frattempo è cresciuta molto. «Siamo diventati grandi assieme. E da qualche tempo abbiamo creato una sezione specializzata nelle rappresentazioni per l’infanzia. Ognuno di noi partecipa alla realizzazione degli spettacoli e ci mettiamo tanto del nostro. E per lo spettacolo Il Natale di Grumoldo abbiamo anche creato un libro, che da qualche tempo è in vendita in tutta la Svizzera italiana». 

Il gusto dell’attesa 
Una ragazza dalla «faccia pulita». Dotata di una grande empatia. «Tendo spesso a mettermi nei panni degli altri. E ho la lacrima facile. Quando vado a vedere un film e accendono le luci, mi imbarazzo. Perché poi tutti vedono che ho pianto». Ma Veronica è anche una persona dai retroscena divertenti. «Prima di ogni spettacolo, parlo da sola per ore. Mi ripeto le battute. Tra me e me. È il mio lato più nascosto. D’altra parte ognuno di noi ha diverse sfaccettature. E il palco è un po’ come la vita. A volte tendo a mescolare questi due ambiti. Spesso mi porto dietro qualcosa dei personaggi che interpreto sulla scena. Come quella volta che mi sono trovata a dovere vestire i panni di una donna vanitosa. Da allora ho iniziato ad andare più spesso dal parrucchiere, a giocare con il trucco, a frequentare i centri benessere. Certo, con la principessa di Natale il collegamento tra la mia persona e il personaggio è ancora più immediato. Proprio per questo, mi piacerebbe riuscire a trasmettere al mio giovane pubblico l’importanza di riscoprire il gusto dell’attesa».

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