Abiti usati,
scarti preziosi

In Svizzera, ogni anno depositiamo decine di tonnellate di tessili negli appositi cassonetti. Come e da chi sono gestiti una volta raccolti? Visita dietro le quinte. — di GIORGIA VON NIEDERHÄUSERN, foto di PINO COVINO – VIDEO: Selezioni la sottotitolazione e la lingua prescelta per leggere la trascrizione.

Oltre due tonnellate di abiti usati al giorno: è quanto arriva a raccogliere Ferdi Korucu, addetto al ritiro dei tessili per la Tell-Tex Sagl, nei due semicantoni di Basilea. L’azienda, la seconda in ordine di grandezza in Svizzera a occuparsi del recupero di questo materiale, collabora con quattordici associazioni a scopo benefico. Tra queste vi è anche il Padrinato Coop per le regioni di montagna.
«I basilesi sono tra gli svizzeri che gettano via più abiti», precisa Korucu.


Ferdi Korucu, addetto al ritiro dei tessili.

Lo incontriamo all’alba di un giovedì di inizio primavera. L’appuntamento è a Basilea, davanti a uno degli oltre 500 cassonetti del Padrinato sparsi in Svizzera con il fine di sostenere i contadini di montagna. Lo stesso in cui la nostra redazione, curiosa di capire il meccanismo di recupero dei tessili, ha depositato un sacco.
Tra gli indumenti donati:  un consumato costume da bagno, pigiami in cotone (tra cui uno con una piccola macchia), una polo rossa mai indossata, foulard colorati e varie camicette estive.
Quando Ferdi Korucu apre lo scatolone metallico, ne scopriamo il contenuto: una decina di sacchi colmi di prodotti tessili, qualche giocattolo senza imballaggio e alcuni rifiuti. Solo il tessile è ritirato dall’autista. Tutto il resto è posto in una busta di plastica che sarà poi smaltita separatamente.
Il 38enne di origine turca conta i sacchi mentre, a due a due, li porta a mano nel suo camioncino. I contenitori di plastica non solo gli facilitano il lavoro, ma servono anche da unità di misura per quantificare la merce: «Un sacco equivale a cinque chili», spiega. A ogni contenitore svuotato, il responsabile segnala con un apparecchio elettronico la quantità di sacchi e il numero del cassonetto alla centrale, che ne registra i dati
«Avvengono furti?». «Praticamente mai», ci risponde. Da circa dieci anni un nuovo scaffale ribaltabile a scomparsa rende impossibile ogni sottrazione illecita degli indumenti. Prima dell’arrivo dei nuovi modelli, i bidoni erano bersaglio di malintenzionati, che dallo sportello, in qualche caso inserendovi addirittura bambini, riuscivano a estrarre merce.  

La cernita
Una volta finito il quotidiano giro di prelievo (circa cinquanta svuotamenti), il contenuto dei cassonetti è trasportato a Safenwil, nel canton Argovia, dove la Tell-Tex ha sede. Qui, Irmin Brdarevic, responsabile dell’officina di smistamento, esamina i sacchi con il suo team, una decina di persone, tra cui alcuni disabili, così inseriti nel mondo del lavoro. «Ogni giorno – racconta Brdarevic – riusciamo a elaborare fino a quattro tonnellate». La merce, disposta su un tappeto rotante, è separata da quella sporca e da materiali non tessili, come ferraglia e apparecchi elettronici, che non di rado finiscono nei contenitori assieme al resto. Questi oggetti saranno poi smaltiti, mentre caschi, pattini e altri indumenti non in stoffa andranno a broccanti o orfanatrofi.


Irmin Brdarevic, responsabile dell’officina di smistamento.

Durante questa fase sono prelevati anche gli indumenti destinati ai contadini sostenuti dal Padrinato Coop per le regioni di montagna e dall’Aiuto Svizzero alla Montagna. In uno spazio grande un centinaio di metri quadrati, adibito a magazzino, i capi trattenuti sono ordinati per tipo e grandezza: dall’intimo alle scarpe, passando per lenzuola e asciugamani, la scelta per uomo, donna e bambino è vasta. Del nostro sacco, la  polo è stata selezionata a questo scopo. La cernita, ci spiegano gli addetti, non è fatta solo in funzione della qualità (solo il meglio passa), ma anche della domanda: sia a livello di quantità, sia di necessità. Sulle tonnellate di merce raccolta, quindi, sono tenuti solo i capi migliori e davvero utili ai contadini.
Tramite un formulario scaricabile dal sito internet del Padrinato si possono richiedere indumenti. Il servizio (che include l’invio postale) è completamente gratuito. Controlli contrastano eventuali abusi: solo contadini e famiglie bisognose delle regioni svizzere di montagna (dichiarati tali dall’Ufficio federale dell’agricoltura) possono fare domanda. Come spiega Katharina Migliorisi, la responsabile del magazzino, «tra i capi più richiesti vi sono i dolcevita militari, pantaloni da lavoro, giacche sportive da donna e abiti invernali per bimbi. Per contro, la domanda di abbigliamento per neonati è scarsa». Uno scaffale del magazzino è dedicato a quei giocattoli lasciati personalmente da privati a Safenwil. In ogni pacco destinato a una famiglia con bambini ne sono inseriti automaticamente un paio.


Katharina Migliorisi, responsabile del magazzino.

Abiti, strofinacci e materiale grezzo
Del contenuto del nostro sacco, nove componenti su dieci saranno vendute all’estero. «La maggior parte degli abiti raccolti è infatti acquistata da terzi. Belgio, Italia e paesi dell’Est sono i mercati principali. I nostri clienti sono per lo più ditte che continuano il processo di selezione e rivendita», dichiara Roland Tegtmeyer, rappresentante della Tell-Tex.
Circa il 65% dei capi ritirati è venduto dall’azienda argoviese come materiale ancora indossabile (detto «zero waste»), mentre circa il 20% viene riciclato per farne strofinacci o trasformato in materiale grezzo usato nelle isolazioni o in contesto industriale, come ad esempio nella fabbricazione degli interni delle automobili. Il resto, inutilizzabile, viene incenerito.


Roland Tegtmeyer, rappresentante della Tell-Tex. 

Indipendentemente dal ricavato delle vendite, ogni associazione non profit che collabora con Tell-Tex riceve un tot di centesimi per ogni chilo di materiale raccolto. Al Padrinato Coop, spiega Tegtmeyer, vanno 20 centesimi. Nel 2015, l’azienda argoviese ha ritirato complessivamente circa 16.800 tonnellate di abiti usati, tra cui quasi 3.000 tonnellate provenienti dai contenitori per il Padrinato. Del ricavato totale, 2,8 milioni di franchi sono andati in beneficienza. All’ente di aiuto ai contadini di montagna di Coop sono stati versati quasi 597.000 franchi (circa 160.000 franchi in più rispetto al 2014). Come spiega Beatrice Rohr, direttrice dell’organizzazione, le donazioni al Padrinato non subiscono detrazioni: «Dal momento che Coop si fa carico dei nostri costi per l’amministrazione e il personale, ogni franco devoluto va interamente a sostenere i nostri progetti». In concreto: risanamenti di abitazioni, stalle e alpi, approvvigionamento di elettricità e acqua e costruzione di vie d’accesso.
S.S. (nome noto alla redazione), vive a Klosters con il marito e i loro due bambini. Da un paio d’anni fa richiesta di abiti per lei e la sua famiglia. «Ho dovuto superare un po’ di imbarazzo per richiedere il servizio. Oggi l’ho già consigliato a diverse amiche nella stessa situazione. In quattro ordinazioni, solo una volta abbiamo ricevuto un capo non adatto alle nostre esigenze. Ero sorpresa: all’inizio non pensavo di ricevere cose ancora praticamente nuove. Sono molto grata».

Tessili usati: ecco come 
ne è regolamentato lo smaltimento in Svizzera. 


In media in Svizzera buttiamo sei chilogrammi a testa di materiale tessile all’anno. Lo indica l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam). Perché scegliere di depositarlo in uno degli appositi cassonetti? «Per non gettarli nella spazzatura; è uno spreco e poi costa», «voglio liberarmene e così lo faccio per una buona causa», «perché il container è piazzato in un punto comodo», «per aiutare chi ne ha bisogno»: sono alcune delle risposte ricevute da passanti interpellati davanti al cassonetto usato anche dalla redazione.

C’è, insomma, chi è contento di offrire a terzi materiale di cui non ha più bisogno senza doversi occupare dei costi di smaltimento (questo soprattutto nelle località dove, per i rifiuti, vige l’obbligo di tassa sul sacco) e c’è chi invece sceglie miratamente di depositare il materiale in uno specifico cassonetto, nella convinzione che saranno tutti indossati da qualcuno.
«Ecco perché è essenziale essere trasparenti e spiegare chiaramente cosa succede con gli abiti donati», afferma Beatrice Rohr, la direttrice del Padrinato Coop per le regioni di montagna. Per le autorità svizzere, gli abiti usati sono considerati rifiuti riciclabili. Come indica l’Ufam, sono due le organizzazioni a occuparsi del loro prelievo su terreno pubblico: il gruppo Texaid (che include anche la Contex) copre il 65% del mercato, la Tell-Tex Sagl il resto.

Entrambe le ditte usano gli stessi metodi di raccolta, cernita e vendita del materiale. I prelievi avvengono principalmente in due modi: tramite i cassonetti (come quelli del Padrinato Coop) e con sacchi di plastica distribuiti a domicilio da depositare in strada. Per ritirare la merce, le aziende devono ricevere un permesso dai comuni.
È compito dell’Ufficio di coordinamento per la raccolta di tessili richiederlo e, successivamente, redigere un calendario per il ritiro. Gli indumenti usati sono una cate-goria di materiale di scarto, per cui non è necessario chiedere all’Ufam un permesso d’esportazione. Come dichia-ra lo stesso Ufficio, non sono previsti sigilli di qualità per le ditte incaricate di ritirare la merce. Sono invece le singole organizzazioni non profit, come il Padrinato Coop, a dover garantire trasparenza e onestà delle aziende collaboratrici, soprattutto se ri-conosciute da marchi di qualità come Zewo.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Un operatore sociale
con la videocamera

Il documentarista luganese Olmo Cerri ci parla del suo particolarissimo lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana in Ticino.


*****

Il figlio di Ivan Graziani
si fa strada

Ecco Sala Giochi, il secondo album di Filippo, 36enne che cerca di seguire le orme del papà. Con discreto successo.

*****





Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?