Vi tenete in forma?
Occhio a non esagerare

Oggi un corpo tutto muscoli è più bello di uno esile. Ma un fisico scolpito e palestrato a tutti i costi rischia di creare dipendenza. — di ANDREAS EUGSTER

Che sia uomo o donna, giovane o pensionato, tutti vorrebbero possedere un corpo perfetto. Meglio se palestrato e «tutto muscoli». Oggi, seguire uno stile di vita il più possibile sano, scolpire il proprio corpo e fare attenzione a quel che si mangia va di moda. Secondo uno studio del 2014
realizzato dall’Ufficio federale dello sport di Macolin, un sesto della popolazione svizzera frequenta regolarmente una palestra. Anche le persone stanno diventano nel nostro Paese sempre più sportive: il 44% degli intervistati in età compresa tra 15 e 74 anni ha dichiarato di allenare il corpo più volte la settimana per un totale di almeno tre ore. Un aumento di quasi il 10% rispetto al millennio scorso. In sintesi ne emerge il seguente quadro: l’attività sportiva della popolazione svizzera cresce perché ci sono sempre più persone che praticano sport. Resta invece stazionario il numero degli «allergici allo sport», mentre gli sportivi occasionali sono in lenta via d’estinzione. 

Inversione di tendenza
Se in passato chi ambiva a prestazioni sportive di livello era spinto più che altro dall’idea della performance e della competitività, oggi sono di altra natura le molle alla base della piramide motivazionale: più della metà degli intervistati ha dichiarato che il suo principale obiettivo è «aumentare
con l’allenamento il proprio
appeal». Di primo acchito la notizia non può che far piacere. Oggi fa più bella figura chi è fisicamente in forma di chi è magro. O, come direbbe un pubblicitario: gli anni della magrezza sono finiti, come pure l’ossessione per il thigh gaps (lo spazio che si crea tra le gambe quando si tengono i piedi uniti) e il bikini bridge, (il «ponte» tra il bordo dello slip e l’anca). Quella che fino a non troppo tempo fa era stata condannata nei social network e nei media come una tendenza pericolosa, è oggi scomparsa. Ossa del bacino sporgenti e spazio tra le cosce al giorno d’oggi non interessano più a nessuno. Questa inversione di tendenza è confermata anche dal personal trainer Fabricio Pelaez (nella foto sopra). «L’anoressia e la mania della taglia zero sono scemate», spiega. «Oggi per avere una silhouette longilinea non serve fare la fame ma un duro allenamento». Un altro dato osservato dal campione svizzero di body building del 2014 è la presenza nelle palestre di una clientela sempre più giovane. «Se un paio di anni fa nelle palestre l’età media si aggirava attorno ai 25 anni, oggi a frequentarle ci sono sempre più teenager che desiderano ottenere un corpo il più possibile palestrato».

Nicole Hättenschwiler (nell'immagine in apertura) un fisico così ce l’ha. L’atleta 29enne confessa di essere al momento in off season, ovvero la fase che solitamente si esegue nei mesi lontano dalle competizioni. Un profano non se ne accorgerebbe. Da circa due anni e mezzo la sportiva originaria della Svizzera orientale atletica pesante con ottimi risultati. Ai campionati mondiali svizzeri di body building del 2015 si è piazzata al secondo posto, nella classe bikini +169 cm, ci tiene a precisare. È la categoria, prosegue la campionessa, nella quale un po’ di curve femminili sono decisive per l’esito della gara. «Troppi muscoli non servono», spiega Hättenschwiler che, più che dalla gara in sé, è affascinata dallo stile di vita imposto da questa disciplina, vale a dire una vita il più sana possibile. La laureata in psicologia segue una dieta equilibrata e soprattutto «altamente calorica, esattamente l’opposto del culto del magro» ha sottolineato. Il suo programma d’allenamento alla palestra «Fit-Life» di Berna  prevede da quattro a cinque moduli a settimana che solitamente non superano mai la soglia dei 75 minuti l’uno. Le chiediamo se le risulta difficile: «A volte sì». Nicole Hättenschwiler è l’esempio di una generazione che si prende cura del proprio corpo, lo allena in maniera mirata e lo esibisce con orgoglio. Che c’è di più bello e di più positivo, potrebbero pensare in molti. Del resto lo sport è salute. Eppure esiste anche il rovescio della medaglia. Quando la motivazione trascende e sfocia in ossessione. E allora scolpire il proprio corpo come una statua diventa una vera e propria dipendenza e l’applauso virtuale del selfie caricato su Instagram riflette la sola e unica vera ragione di vita.

Video con corpi scolpiti
Non c’è da meravigliarsi! Mentre i format televisivi di modelle anoressiche in stile Germany’s next Topmodel stanno registrando il minimo storico di ascolti, i fitness blogger spuntano come funghi e anestetizzano la psiche di creduloni, pubblicando su Youtube le clip dei loro corpi statuari. Ai loro seguaci inculcano sempre lo stesso mantra: allenatevi duramente, mantenete sempre la forma perfetta e cambiate la vostra alimentazione: solo così riuscirete ad avere in poco tempo il nostro stesso fisico. Eppure i segnali di fumo del mondo moderno possono essere una propaganda pericolosa, perché i corpi delle persone non sono tutti uguali. Nella maggior parte dei casi chi dispensa questi consigli lo fa senza un’adeguata preparazione professionale. Anche Fabricio Pelaez è dello stesso avviso: «Molti di questi sedicenti guru del fitness hanno un corpo stupendo ma la benché minima idea delle basi necessarie per ottenerlo», spiega il trainer 27enne che, oltre alla sua attività di personal coach, è anche responsabile fitness di Arnold Gjergjaj, campione europeo svizzero di box di pesi massimi. In pochi possono vantare una formazione professionale. È così che alla fine l’esecuzione sbagliata di alcuni esercizi rischia di provocare al corpo più danni che benefici. Mentre Pelaez mette in guardia più sui rischi fisici legati a un allenamento inadeguato, la psicologa Nicole Hättenschwiler ribadisce l’importanza della componente psichica: «Trovo che le foto caricate su Instagram di corpi perfettamente palestrati possano rappresentare un problema soprattutto per le donne». Un torso femminile non può avere questo aspetto 365 giorni all’anno. «Ciò ha pesanti conseguenze dal punto di vista salutistico e veicola un’immagine falsata della realtà che mette molte utenti sulla pista sbagliata». Nicole Hättenschwiler parla con cognizione di causa. Poco prima e durante una gara il suo peso corporeo è di circa 6-7 kg inferiore alla media annuale. Come in tanti altri aspetti della vita, anche nello sport valgono le stesse regole: sì all’attività fisica, ma in giusta misura. Del resto non tutti dobbiamo avere l’aspetto di un modello del fitness. La ricerca spasmodica del fisico perfetto a volte rischia di fare più male che bene.

Foto: Heiner H. Schmitt


Intervista all'esperto

«L’aspetto sociale ne risente»

In che misura è cambiato il modo individuale di praticare sport negli ultimi anni?
All’interno della società lo sport ha certamente acquisito maggiore rilevanza. Rispetto a 15 anni fa le persone sono diventate più dinamiche: sia chi fa la corsetta quotidiana, sia chi frequenta abitualmente una palestra. 

All’idea della competizione si sostituisce la ricerca del benessere e di un corpo da sogno… Perché?
L’elemento competitivo al giorno d’oggi è onnipresente:  sul lavoro, sul reddito e nello status sociale. Credo che sia uno dei motivi per i quali sempre più persone non vogliono vivere questa competitività anche nello sport.

Rispetto alla tendenza del fitness, gli sport di squadra sono in calo. Quali ripercussioni ha questo sul nostro comportamento sociale
L’interazione con il prossimo è sicuramente meno presente in una palestra che non, per esempio, su un campo da calcio. La scena che possiamo osservare in una palestra può rasentare a tratti l’autismo: chi si allena indossa cuffiette e si guarda attorno solo per individuare la prossima macchina libera sulla quale allenarsi.

Tutto questo non favorisce l’isolamento delle persone?
Non necessariamente. In ambito universitario per esempio, queste offerte di fitness sono utilizzate regolarmente dagli studenti come occasione per intessere nuove relazioni sociali. Questo specialmente quando uno studente è costretto a trasferirsi in un’altra città per ragioni di studio. Ma ovviamente se si frequenta la palestra con il solo e unico obiettivo di trasformare il proprio corpo in quello di un Adone, la componente sociale viene a mancare. 

Lo stereotipo degli addominali a tartaruga e compagnia bella è ancora imperante. Quali sono, a suo parere, i pericoli legati a questa immagine di corpo ideale?
L’insoddisfazione per il proprio corpo è frutto soprattutto dei messaggi veicolati dai media. Oggi chi ha muscoli il più possibile ben definiti è considerato bello.  Questo fa sì che tali persone si ostinino sempre di più nell’allenamento pur di avvicinarsi all’immagine ideale loro proposta dalla pubblicità.  

Come contrastare questa tendenza?
Bisognerebbe prima di tutto analizzare in maniera critica tutte quelle riviste di costume che ritraggono solo ed esclusivamente persone di bell’aspetto e di successo. Il nostro «Io» è confrontato costantemente con un’immagine ideale che nella realtà sono davvero pochi a possedere. Ma questa è anche una tendenza sociale al momento molto difficile da arginare. 

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