Giovani sorridenti sul pontile del villaggio di Les Anses-d’Arlet. 

Viaggio da brividi sull'isola dei fiori

Foreste pluviali dalla ricca vegetazione, spiagge paradisiache, distillerie di rhum. Tutto questo, ma anche molto altro è quello che la Martinica può offrire. — CLAUDIO AGOSTONI

Madame Sejean è una bella signora dall’età indefinibile. A La Trinité, nelle stanze di Création Florida, produce i più affascinanti calandées della Martinica, un’isola piazzata nel cuore dell’arcipelago dei Caraibi. Sono cappelli costruiti a mano, montando su una base in carta da pacchi sgargianti turbanti in stoffa Madras. È con malcelato orgoglio che ci ricorda che, prima di venire scoperta da  Cristoforo Colombo nel 1502, gli indiani la chiamavano Madinina. «Significa “Isola dei fiori” e ancora oggi vi sbocciano un’infinita varietà di fiori, dalle forme e dai colori molto vari: dall’eliconio all’anturio, passando per il red ginger, le buganvillee, i fiori della canna indaca dei grandi boschi, le alpinie, i “becchi di pappagallo”, le rose di porcellana…». 

Purtroppo gli indiani caribi non godettero a lungo di queste bellezze naturali e i pochi sopravvissuti agli scontri con i «civilizzatori» furono cacciati definitivamente dall’isola nel 1660. Il conflitto era impari e le opere di disboscamento intraprese dai coloni per l’inserimento delle piantagioni di canna da zucchero avevano reso insostenibile la convivenza. Sterminati gli amerindi, francesi e inglesi si scontrarono a lungo per contendersi l’isola, senza tralasciare però di praticare  un’intensa tratta di Neri che modificò la popolazione della Martinica a tal punto che quando nel 1848 venne abolita la schiavitù nelle Antille francesi la popolazione era pressoché completamente meticcia. Oggi, nei pressi del capo sud-occidentale dell’isola, in prossimità della piccola stazione balneare di Le Diamant, un imponente monumento ricorda quelle drammatiche pagine di Storia. 


Un esemplare di heliconia latispatha dei giardini botanici di Balata.

Monumenti per non dimenticare
È il mémorial de l’Anse Caffard: 15 statue gigantesche in cemento armato. Scolpite da Laurent Valère ricordano il naufragio in queste acque dai bassi fondali, l’8 febbraio 1830, di una nave negriera. L’imbarcazione era stata messa fuori rotta in una sera di tempesta. Al momento dell’affondamento gli schiavi, attirati verso la spiaggia dal rumore, reperirono 46 cadaveri sugli scogli. Gli 86 sopravvissuti furono spediti alla Cayenna perché nel regno di Francia ufficialmente la schiavitù era abolita dal 1815. Non potevano quindi essere considerati schiavi, ma non c’era la volontà politica di renderli uomini liberi.


Monumento in ricordo della tratta degli schiavi all’Anse Caffard, presso Le Diamant.

Significative la forma e l’orientamento del monumento. La forma triangolare data alla disposizione delle statue è un esplicito riferimento al termine tratta triangolare (Europa, Africa, Americhe) con cui si identificava il commercio di carne umana. Il monumento è orientato verso il Capo 110, nella direzione del Golfo di Guinea:  era da lì che arrivavano le navi negriere. Il porto principale, dove sbarcavano schiavi e merci, era a Saint-Pierre, allora capitale dell’isola. La città oggi si affaccia su una bella baia di sabbia nera, con lo sfondo pittoresco della Montagne Pelée: il vulcano che nella primavera del 1902, con una drammatica 
eruzione, la distrusse pressoché completamente. Una tragedia che ebbe dell’incredibile: trentamila morti in un minuto e mezzo, una delle peggiori catastrofi naturali della storia umana. Una sorta di Pompei dei Carabi. 


Un'immagine scattata nella foresta pluviale nel Nord dell’isola.

Le rovine più maestose sono quelle dell’antico teatro, un palazzo con 800 posti che ospitava gli spettacoli delle compagnie arrivate dalla Francia. I martinicani hanno ricostruito la città subito dopo l’eruzione, e questo spiega perché gran parte di Saint-Pierre, con i suoi balconi in ferro battuto e le porte a imposte, mantiene un’atmosfera fin-de-siècle. Già prima dell’eruzione l’avvento della barbabietola da zucchero e la nascita di una nuova tipologia di imbarcazioni (le navi di ferro, a vapore) avevano incominciato a incrinare le fortune di Saint-Pierre.  L’eruzione fu un drammatico e definitivo colpo di grazia. La capitale venne portata a Fort-de-France, oggi  la più grande città delle Antille Francesi. Nel centro vi sono palazzi dei primi del Novecento, monumenti, negozi e ristoranti. Una piccola Marsiglia in salsa caraibica, raggiungibile in un massimo di due ore da ogni punto dell’isola.


Una giovane alla festa sportiva del  Tour des Yole-Ronde a Fort-de-France.

La terra del rhum
Ovviamente qui il pastis è sostituto dal rhum. La degustazione va fatta nella habitation (nella sua accezione creola il termine designa l’insieme di una proprietà agricola e industriale). Louis, il giardiniere dell’Habitation Clément, ci spiega che quello della Martinica è un rhum unico al mondo: «Noi lo facciamo distillando puro succo di canna da zucchero fermentato, ottenendo così il rhum agricolo. Il resto del mondo fa del rhum industriale, prodotto a partire dalla melassa, un sottoprodotto della fabbricazione dello zucchero.


Istantanea da un bar per le degustazioni e la vendita del rhum agricole St. James a Ste. Marie.

È un rhum povero di aroma e di sapore, non come i nostri». Dopo averci offerto un Ti’punch, una sorta di istituzione locale ottenuto miscelando 1/5 di sciroppo di zucchero di canna, 4/5 di rhum agricolo bianco, una buccia di lime e un cubetto di ghiaccio, Louis ci consiglia di visitare il Giardino di Balata. Ci andiamo e scopriamo una foresta pluviale percorsa da sentieri che permettono di ammirare alberi e fiori tropicali in tutto il loro splendore. Circa tremila varietà vegetali che certificano che il nome più azzeccato per quest’isola era proprio Madinina. Gli indiani Caribi avevano visto giusto. 

(Foto: Bruno Zanzottera; cartina: Rich Weber)

Chez Ginette. Raggiungibile imboccando la discesa verso Les Abymes, a destra, prima della baia. Le pareti affrescate raccontano la storia della Martinica e dei Caraibi al tempo della fine della schiavitù. Qui servono eccezionali acras de titiri (polpette ottenute da saporiti pesciolini). Les Abymes. Tel. 0596 529028. 

Habitation Clément. L’Habitation Clément comprende anche l’antica distilleria, ristrutturata nel 2005 e attrezzata come Centre d’Interprétation des Rhums Clément, i locali d’invecchiamento del rum, depositi e uffici, situati nel cuore di un parco botanico e di una proprietà agricola dove si coltiva la canna da zucchero. Domaine de l’Acajou, Le François. Tel 0596 54 62 07. 

Création Florida: Situato dietro al municipio è il regno di Mme Sejean: creatrice e stilista. Il pezzo forte sono tipici copricapi in tessuto Madras delle donne locali. È lei stessa ad adattarli, uno per uno, su misura. Rue Gambetta, 23. Trinité. Tel. 0596 583547.

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Pubblicazione:
martedì 06.12.2016, ore 00:00


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