Dalla piva ai Gospel: le melodie di natale e gli eventi da non perdere

I CONCERTI Dicembre, l’aria è colma di vibrazioni che scaldano l’atmosfera con le canzoni di Natale. Scoprite la tradizione della piva, il talentro del coro Calicantus e la magia della rassegna «Gospel&spirituals». VIDEO-REPORTAGE

Ci è capitato di suonare la cornamusa d’estate e qualcuno ha detto: “Accidenti, è già Natale?”» scherza Cécilia Müller, che da una quindicina d’anni suona la piva. Le cornamuse, ora così impregnate di atmosfera natalizia, nel Medioevo e oltre accompagnavano le feste pastorali in occasioni sacre e profane, insieme a canti, brani da ballare e pastorelle natalizie. Ma per la maggior parte di noi, sono note unicamente dell’inverno. La zampogna e la piva ticinese sono poco diffuse ma non sono scomparse grazie alle tradizioni natalizie e a qualche appassionato che le ha riportate alla luce, come Ilario Garbani, fondatore della «scuola di cornamuse», dove ha imparato a suonare anche Cécilia Müller. Apprese le prime melodie, si è esibita in varie occasioni, talvolta in solitario, altre volte in piccoli gruppi, sotto le luci tremolanti dei vicoli: «Veniamo contattati in occasione dei mercati, delle fiaccolate e per i presepi viventi; sono quasi sempre concerti in movimento». Mentre Cécilia cammina per le stradine di Locarno, avvolta nel suono della sua piva, c’è chi si affaccia dalle finestre incuriosito, chi esce dai locali con un sorriso che pare carico di ricordi e chi la sfugge indifferente.



Gli «strumenti» del Natale
«Il Natale è forse la festa rimasta più fedele alle tradizioni popolari e ne ha anche garantito la sopravvivenza». Osserva Beatrice Gaggiotti, pianista e docente di cultura storica legata alla musica. «Malgrado l’evidente influsso commerciale e consumista, non si può negare la presenza di rituali ricchi di emozioni che si ripetono di anno in anno». Ricorda ad esempio la cena della Vigilia, alla quale non possono mancare determinati piatti, la Santa Messa per i  credenti, sempre nella stessa chiesa, le decorazioni, i mercatini, le processioni. Ogni famiglia a modo suo, ha a cuore qualcosa. In questo frangente la musica non è da meno. «I protagonisti del Natale sono i cori e gli strumenti di estrazione popolare, come la piva, i flauti dolci, i tamburelli. La voce stessa è lo strumento più povero: se non hai nulla, puoi almeno cantare». Una tradizione che si perpetua quasi invariata da qualche secolo, tra «Adeste Fideles» e «Tu scendi dalle stelle», tra canti laici e musiche religiose.

Trasmettere dei valori
Degli oltre 50 cori federati presenti in Ticino, il Coro Calicantus di Locarno è uno dei più numerosi, formato da ragazzi tra i 6 e i 18 anni divisi per gruppi. La scuola conta all’incirca 150 voci e il Concerto di Natale, l’ultima domenica d’Avvento, è l’occasione per ascoltarli cantare tutti insieme. Nel loro repertorio natalizio appaiono alcuni capisaldi come «White Christmas» (in italiano) ma anche canzoni in inglese, spagnolo, finlandese o bulgaro. «È un invito ad aprirsi al mondo. – spiega Mario Fontana, direttore e maestro della scuola Calicantus – Ogni lingua ha un ritmo diverso, trasporta energia e fa viaggiare la mente». I bambini stessi, cantando, assorbono culture lontane e attraverso i concerti trasmettono valori di solidarietà. L’appuntamento del 21 dicembre sarà impregnato di atmosfera natalizia proprio per questo: canti di varie provenienze e religioni si fondono sotto la volta della Chiesa di San Francesco e il ricavato andrà ad aiutare l’organizzazione umanitaria «Medici Senza Frontiere» in Africa.

Spiritualità d’Oltreoceano
Un altro nuovo aspetto, introdotto nella scena musicale dicembrina, sono i canti Gospel, dagli Stati Uniti: religiosi, americani ed emozionanti. La rassegna più ricca di musica black in Ticino è «Gospel & spirituals» e festeggia quest’anno il suo 25esimo. È stata voluta e realizzata da Libero Verda, detto «Bibo», appassionato conoscitore di musica afroamericana. «Questo genere fa parte del grande patrimonio culturale al quale mi sono affezionato in giovane età, scoprendo il blues. È un idioma, ispirato dai canti di lavoro degli schiavi, i work songs, e dagli spirituals. Ha dato origine a quel che oggi definiamo la black music, che abbraccia vari linguaggi come il jazz, lo swing, il soul, il rock & roll, fino al funk, al r&b e altri stili». Una musica prevalentemente a cappella per gli Spirituals e più complessa per i Gospel, nessuna di esse però è inequivocabilmente natalizia: «Fu la famosa cantante Mahalia Jackson – spiega Libero Verda – autentica ambasciatrice della musica religiosa dei neri americani, a far conoscere al pubblico europeo questo genere a partire dagli anni ʼ50. Brani da lei cantati come “Silent Night, Holy Night”, “Jingle Bells” o “Marry Christmas” e numerosi dischi dedicati ai canti natalizi, hanno quindi associato il Gospel al Natale». Domenica scorsa la chiesa di Losone ha vibrato dell’energia di Nate Brown & One Voice e altri cinque appuntamenti scalderanno l’atmosfera di chiese e teatri ticinesi (www.gospel-spirituals.ch). La musica di Natale è quindi un potpourri di tradizione popolare, di spiritualità, e quel pizzico di esotico, che crea l’atmosfera giusta per ricordare che è una festa fatta per unire le persone di ogni età e di ogni cultura, vicine e lontane.

I bambini della scuola elementare di Massagno si preparano ai canti di Natale. Li abbiamo seguiti durante la lezione di musica.

Non è ancora Natale, ma nell’aula del docente Mauro Polli ci sono tutte le premesse per fare bene. Visini dolci, sguardi di letizia e bocche ritmate, intonano canti vivaci, fatti di parole gioiose, di melodie festose. È il Natale delle lezioni di educazione musicale alle scuole elementari di Massagno, dove nonostante i quarantacinque minuti settimanali, gli allievi, sintonizzandosi sulle frequenze della notte dei regali, accordano il loro umore con la magia che da sempre avvolge il periodo, per molti, più atteso dell’anno. «Questa è tra le lezioni più belle di tutte», confida una voce vispa e sorridente, durante una pausa tra un canto e l’altro il cui testo, per comodità è proiettato, con il beamer sulla parete.



Ma come districarsi nel vasto repertorio di brani natalizi e in che modo collocarli nel programma pedagogico della scuola elementare? «Le canzoni di Natale non entrano in un programma particolare, sta alla sensibilità del docente proporle o meno. Personalmente ci tengo, anche se evito di utilizzare canti prettametne di chiesa», spiega il maestro Mauro Polli che accompagna il coro con la pianola elettrica. Le  versioni originali in lingua inglese di Jingle Bells e White Christmas troneggiano in cima alla hitparade dei brani più popolari, inoltre «grazie alla presenza di Emily – che parla inglese correntemente e a cui ho chiesto di tradurli –, gli allievi hanno beneficiato di una spiegazione alla loro portata», conclude il maestro.

Il presepe di Greggio
A piena voce, dunque, vengono così cantate, senza distinzione e con la medesima enfasi, le strofe in italiano e inglese di questi classici. «Direi che tutte le canzoni che ci presenta il maestro hanno delle belle parole che ti mettono nello spirito giusto», commenta Davide, mentre a livello del testo Mattia preferisce Il Presepe di Greggio e non è il solo. «La melodia e le parole de Il Presepe di Greggio dovrebbero averle tutte le belle canzoni di Natale», dice Julio, che adora il periodo natalizio.

Neve e renne
Ma cosa deve avere una canzone di Natale per piacere? Secondo il maestro Polli che insegna da quasi trent’anni, è una questione di feeling: «alcune canzoni mi vengono richieste direttamente dai docenti, altre sono tratte da recite scolastiche. Io le ascolto, le propongo e in generale capisco se sono gradite o meno dalla velocità con cui le imparano, dal fatto che, anno dopo anno, gli allievi mi domandano un determinato brano.  L’agrifoglio, una traduzione di un canto nordico, è ad esempio una testo che va bene dai cinque ai novant’anni», conclude il docente. «Riferimenti come festa, neve, renne, Babbo Natale, regali» per i ragazzi sono d’uopo in una bella canzone di Natale che deve inoltre «farti pensare all’allegria e alla bellezza di stare con la tua famiglia», ricorda Boryana.  Così anche gli allievi allietano con i canti più belli, tra i quali non mancherà La casa di Babbo Natale, il mese dell’Avvento. E  ardentemente  attendono il Natale.

I bambini cantano per i bambini

Settimana scorsa è stato presentato l’ultimo album del Coro Calicantus, «O Filii et Filiae», il cui ricavato servirà a sostenere l’organizzazione internazionale «Medici senza frontiere», oggi impegnata principalmente nella nella lotta contro l’ebola in Sierra Leone e Liberia. Cooperazione mette in palio 3 copie dell’opera discografica. Questito: che giorno si terrà il Concerto di Natale di Calicantus? Per partecipare: www.cooperazione.ch/passatempi. Termine d’invio: 16 dicembre. Per informazioni su dove acquistare il disco: www.corocalicantus.org

Trova la parola

1.    Come si chiama la cornamusa ticinese?
B — zampogna
C — piva
P — fisarmonica

2. Dov’è la sede di Calicantus?
I — Malvaglia
E — Bellinzona
A — Locarno

3.    Che anniversario festeggia «Gospel & Spiritual» quest’anno?
N — 25 anni
R — 15 anni
S — 5 anni

4.    Qual è lo strumento più popolare secondo Beatrice Gaggiotti?
N — piano
T — voce
R — flauto

5.    Chi ha fatto conoscere il Gospel, come musica natalizia?  
O — Bibo Verda
E — Santa Claus
I — Mahalia Jackson



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Testo: Elisa Pedrazzini, Elisabeth Alli
Foto: Sandro Mahler, Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 08.12.2014, ore 00:00