Simone Cavadini, vincitore dello Swiss Design Award per la fotografia, ha scelto la capitale francese come residenza.

Il mago degli scatti: «Ecco perché vivo a Parigi»

Simone Cavadini, vincitore dello Swiss Design Award per la fotografia, ha scelto la capitale francese come residenza. — MATTIA BERTOLDI

Negli ultimi giorni l’attenzione degli appassionati di calcio si è concentrata sullo Stade de France, cornice della finale di Euro 2016, ma a Parigi c’è anche un ticinese che vive e lavora grazie alla sua macchina fotografica. Si chiama Simone Cavadini, è nato nel 1988 e di recente è stato insignito dello Swiss Design Award per la fotografia. L’idea di emigrare è però nata… per caso.

Dapprima assistente
«Una volta conclusi gli studi di Bachelor in fotografia all’École cantonale d’art de Lausanne (ECAL), ho scoperto che a Parigi un fotografo specializzato in still life (ovvero la raffigurazione di oggetti inanimati, ndr) cercava un aiutante. Ho inviato il portfolio e ora sono il suo primo assistente da più di tre anni».

Simone impara molto dal suo datore di lavoro, ed è felice della nuova dimensione. «Nel mondo della fotografia è raro che gli assistenti abbiano grandi responsabilità, eppure io mi occupo di tutto: preparo le sessioni di shooting, discuto con i clienti e scatto personalmente tutte le fotografie. Collaboriamo coi più grandi marchi della moda e sto imparando molto. Parigi, inoltre, è molto stimolante e mi dà tanta energia. Si tratta di una grande città, anche se rimane comunque piccolina rispetto ad altre importanti capitali del mondo. Una buona via di mezzo».

La vita dell’emigrante è anche fatta di momenti-chiave – di istantanee, per rimanere in tema. «Ce ne sono molte, per esempio quando ho ricevuto le chiavi del mio primo appartamento parigino: era vuoto, e solo in quel momento ho realizzato che ero veramente lì, e che dovevo lavorare per «riempirlo». Poi ci sono stati anche momenti duri, come quelli legati agli attentati. Ma Parigi mi ha anche insegnato che la vita continua, e che bisogna rialzarsi». Simone si prepara, infatti, a una nuova fase del suo lavoro e della sua vita in Francia. «Ho deciso che tra qualche mese lascerò lo studio per provare a lavorare come indipendente. Qualche timore c’è, ma l’esperienza parigina mi ha dato tanta forza e ora sento di poter fare il salto».

Voglia di tornare
«Terrò sicuramente i piedi a Parigi perché qui ci sono possibili clienti che non troverei altrove e perché mi permette di mettere ordine e di ridare il giusto valore alle cose. Al contempo vorrei però tornare in Ticino perché trovo sia un luogo bellissimo dove vivere e un giorno, spero, lavorare».

Per trent’anni ha vissuto in Francia, poi è «tornato» in Ticino: il caso di Victor Gianella.

Anche in passato la Ville Lumière ha portato fortuna al mondo della fotografia ticinese. Lo dimostra il caso di Victor Gianella, nato proprio a Parigi nel 1918 da una famiglia originaria di Dalpe. Crebbe e studiò in Francia, decidendo di diventare fotografo dopo aver ricevuto in dono dalla madre un apparecchio fotografico. Aveva 21 anni quando scoppiò la Seconda guerra mondiale e prestò servizio a Nancy; fu catturato e deportato dai nazisti in Austria e in Russia, prima di poter far ritorno nella capitale. Alla fine degli anni Quaranta decise di trasferirsi a Brusino Arsizio ed è qui che fece strada come fotografo. Dopo essersi dedicato all’architettura rurale e agli elementi naturali, negli anni Sessanta Gianella abbandonò la fotografia tradizionale per approfondire concetti quali luce, colore e forma. I risultati di questa evoluzione sono una serie di scatti oggi esibiti in collezioni di tutto il mondo e un libro, Abstraction, pubblicato a Zurigo nel 1988. Il fotografo ha acconsentito la digitalizzazione delle sue opere nel 2007, sei anni prima di morire. Oggi il suo lavoro e la sua memoria sono custoditi sul sito.


Si cercano storie di emigrazione

La piattaforma Oltreconfini Ti cerca nuove storie di emigrazione ticinese. Se conosce le vicende di un espatriato del passato o del presente, o se è tornato in Ticino dopo un lungo periodo all’estero, scriva a oltreconfiniti@ti.ch oppure cliccando su OltreconfiniTi.

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