Vinicio Capossela: folk e miti

Diciamolo subito: non è un disco «facile» Canzoni della Cupa (Warner), l’ultima fatica dell'artista. E il termine «fatica» non è usato a caso. — DIEGO PERUGINI

Ci sono voluti ben 13 anni per completare questo album importante e ambizioso. Un doppio cd, diviso fra Polvere e Ombra, due facce contrapposte della stessa medaglia. Nelle 29 canzoni in scaletta, racchiuse in una ricca e didascalica confezione, Capossela mescola l’amore per la cultura popolare italiana a quello per la grande frontiera Usa, esplorando un mondo rurale e mitico, fatto di luoghi e personaggi ancestrali. Con musiche che spaziano dal folk alla serenata, dalla ballata al tex-mex, in un fiorir di chitarre, fisarmoniche e violini. Ecco il romantico singolo La padrona mia, il blues asciutto di Il lamento dei mendicanti, il western irpino della Dagarola del Carpato, la toccante poesia di Il treno. «È un disco complesso, che richiede tempo, spiega Capossela. Lo vedo come una buona cantina dove approvvigionarsi di tanto in tanto».

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