Da provare: il bagno nel Lambrusco o un massaggio al Sauvignon.

Vinoterapia, il trend bordolese

Le proprietà dell’uva applicate all’estetica, all’ultimo grido nei centri benessere delle regioni viticole. — Natalia Ferroni

Cleopatra faceva il bagno nel latte, oggi sembrerebbe andare di moda la vinoterapia. Non bisogna confonderla con l’enoterapia, che consiste negli effetti benefici del consumo moderato del vino e che del quale abbiamo già discusso in queste pagine. La vinoterapia, che non è una cura medica, ma piuttosto una cura nutriente per il corpo. Trae le sue origini nel bordolese e più precisamente nella regione di Graves. Oggi esistono “spa” in quasi tutti i paesi viticoli tradizionali. Le virtù di questa cura sembrano essere efficaci non unicamente per la pelle, ma anche per l’arresto della caduta dei capelli. Esistono varie possibilità sull’uso degli elementi antiossidanti presenti nel vino. C’è chi parte utilizzando vinaccia, chi il mosto e chi invece usa il nettare di bacco fermentato e stabilizzato. Per rendere più efficaci le componenti benefiche del vino, i terapeuti non svelano tutti i loro segreti, si sa che ad essi vengono miscelati succo di limone, erbe aromatiche, ecc. Anche tra le tipologie di vino utilizzato sembra che alcuni siano più adatti di altri. Il Lambrusco, ricco di minerali, serve alla protezione della pelle. Il Chianti sembra avere proprietà rilassanti, Cabernet e Merlot aiutano ad eliminare le cellule morte. Se queste righe vi hanno fatto venir voglia di rilassarvi, il Sauvignon è l’ideale per i massaggi.

Aperitivi al tramonto, grigliate di mezzogiorno o cene mediterranee a base di pesce, l’accompagnamento ideale è un vino rosato, servito fra 10 e 14 °C. Il rosé è a base di uve nere. Il mosto viene lasciato a contatto con le bucce meno di 24 ore prima della spremitura, si estraggono così i pigmenti che danno la colorazione e altre sostanze aromatiche.  
Quando se ne descrive il colore si usano i termini «rosa tenue», «cerasuolo» o «chiaretto». I profumi sono solitamente fruttati e la freschezza al palato è simile a un vino bianco.

Freschezza toscana

Sulla cima di un alto colle toscano, non lontano da Siena e Perugia, tra vigneti ordinati, ville e casali s’inerpica l’antico borgo di Cortona. Questo è lo scenario in cui sorge la cantina Santa Cristina, nata nel 2006 per dare nuova spinta alla tradizione dell’omonimo vino, prodotto per la prima volta nel 1946 dal Marchese Niccolò Antinori. Ampia la gamma di vini in cui spicca il Rosato Toscana IGT. Un rosé con sfumature color ciliegia e dall’aroma fruttato con note persistenti di fragole e lamponi. Al palato è equilibrato, morbido e con un finale fresco, ideale per aperitivi o in abbinamento a piatti a base
di verdure, carni bianche o pescato come dei calamaretti ripieni.

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