Virginia Helbling,madre di sei bambini, trova soprattutto la sera il tempo per scrivere. (Foto: Hsaskia Cereghetti-Landrini)

Virginia Helbling, scrittrice e sei volte mamma

Un volto e un fare d’altri tempi quelli di Virginia Helbling, insignita nel 2015 del premio letterario Studer/Ganz. — di AMELIA VALSECCHI IORIO

Si muove con eleganza, quasi stesse danzando la vita, mentre accompagna i bambini a scuola; Virgina Helbling, classe 1974, che di figli ne ha ben sei: Agata 13, Francesco 12, Medea 11, Ofelia 10, Martino 6 e Salomè 3. Ma, Virginia non è solo una madre, bensì un’icona del paese in cui vive, perché incarna l’essenza della donna e della madre al tempo stesso. Inconfondibile, nella sua lunga veste nera che arriva alle calcagna, sprigiona energia e cordialità d’altri tempi, ingannando chi la osserva, perché tutto si poteva immaginare di lei, dai suoi impegni familiari, alla sua passione per i gatti e il pianoforte, ma nessuno pensava o osava immaginare, che dietro a quel volto di mamma radioso, si celasse una scrittrice di talento. Con il suo libro d’esordio «Dove nascono le madri», Virginia Helbling, ha ottenuto, lo scorso ottobre, il premio Studer/Ganz (studerganzstiftung.ch) dedicato a giovani scrittori svizzeri esordienti, e ha visto pubblicare il suo romanzo dall’editore Gabriele Capelli di Mendrisio.

Da appunti disordinati al libro
«La scrittura è un mezzo espressivo che utilizzo da sempre  – spiega Virginia – Dopo la nascita dei primi due figli ho cominciato a tenere una sorta di diario a frammenti. Brevi appunti annotati disordinatamente nel tentativo di fare chiarezza sulla tempesta emotiva che stavo vivendo». In realtà il suo libro, che racchiude in parte la sua esperienza personale di mamma, non è autobiografico. È un romanzo, frutto dell’immaginazione frammisto alla realtà vissuta. «Volendo dare corpo ai frammenti scritti mi sono via via staccata dal dato autobiografico fino a non riconoscermi più nel percorso e nel vissuto della protagonista. Anche perché la mia scelta di fondo è stata quella di estremizzare la portata delle sensazioni e degli stati d’animo della protagonista per riuscire a rendere tangibili anche le più sottili sfumature emotive».

Virginia Helbling ha una maniera naturale di esprimersi al pubblico, nuda e cruda, che non ammette mezzi termini, e che segue una precisa e dettagliata formula efficace riuscendo a trasmettere in modo diretto ciò che avviene nel corpo della donna quando diventa madre e raggiunge la sua massima espressione di scrittrice, con una consapevole impudenza, proprio nella descrizione di odori e sensazioni nel primo momento dopo il parto. Una scrittura con un ritmo ben cadenzato, simile alla melodia suonata al pianoforte dalla protagonista, che emoziona sin nel profondo, soprattutto chi l’esperienza di mamma l’ha vissuta sulla propria pelle.
«Nel significato, ma anche nella sua forma, nel ritmo che crea all’interno della frase, la parola è portatrice di sensazioni. Per questo mentre scrivo sto attenta non solo a ciò che dico ma a come lo dico. Le scelte linguistiche o stilistiche sono sempre molto ragionate». Una precisione nella lingua parlata e scritta che lascia ben poco da aggiungere. Come mai una mamma, laureata in filosofia e giornalista si trasforma improvvisamente in scrittrice? «Scrittrice direi di no. Scrivente. Improvvisa e inaspettata è stata la vincita del premio Studer Ganz. Mentre il mio rapporto con la scrittura è fisiologico, non posso farne a meno. Non per velleità letterarie, ma perché nell’atto di scrivere divento comprensibile a me stessa. Penso mentre scrivo e scrivo mentre penso. Il gesto stesso d’impugnare una penna mi predispone a un contatto intimo con quanto avviene a mia insaputa sotto il sottile strato della coscienza. Un’attività salvifica o comunque estremamente salutare».

Tra penne e dittafono
«Soprattutto la sera. Di giorno riesco solamente a prendere degli appunti scritti o registrati mentre cucino o mentre faccio la spesa». Non spaventatevi quindi se al supermercato incontrate una signora con il dittafono tra le mani che sta registrando qualcosa. Questi appunti li prende ancora oggi,  – mi confessa – sì, perché probabilmente daranno luce ad un altro romanzo. Virginia sorride, si vede che qualcosa sta già bollendo in pentola. «In pentola bolle sempre qualcosa. Non conosco però i tempi di cottura. Il primo romanzo, dagli abbozzi alla pubblicazione, ha impiegato dodici anni a venire alla luce. L’ho lasciato un po’ di tempo, sepolto nel classico cassetto. Spero sia servito almeno a renderlo sufficientemente fertile!».

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