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Spazio espositivo dedicato al tema dell’acqua. Al centro un piccolo ghiacciaio

Vista dalla piccola terrazza panoramica del museo

Damian Zingg all’interno degli spazi espositivi

Il dormitorio nella vecchia fortificazione

Visita nel cuore
del San Gottardo

IL VIAGGIO — In cima al passo più popolare in Svizzera è visitabile la fortificazione storica realizzata durante la Seconda Guerra mondiale, rimasta top secret fino al 2001. Nel museo è allestita anche un’esposizione su temi d’attualità.

Dalla strada del Gottardo, si vedono centinaia di veicoli incolonnati a valle. Ci sono i vacanzieri diretti a Sud e quelli che rientrano dalle vacanze: tutti attendono di attraversare la galleria del San Gottardo. Noi invece saliamo sul passo. Per noi è la destinazione del viaggio e non luogo di transito. Qui in cima l’aria è fresca e frizzante e incrociamo chi non sopporta le code e chi ha deciso di fare una sosta al museo della Fondazione Sasso San Gottardo. Dal 2012 infatti è possibile visitare la fortificazione storica «Sasso da Pigna», un elemento del ridotto nazionale costruito tra il ’41 e il ’45 e abbandonato dall’esercito a fine anni ‘90. Dopo circa 300 metri di cammino in galleria si arriva alla  caffetteria, dove alcuni visitatori prendono in consegna un’audioguida prima di iniziare la visita vera e propria.


«Vengono classi, escursionisti, appassionati di storia, famiglie in cui magari il padre o il nonno hanno prestato servizio militare nella fortezza. Alcuni ci scoprono per caso, facendo la strada del passo. Parecchi vengono per scoprire il mistero che aleggia attorno al San Gottardo. Capita che la gente ci chieda se è permesso fotografare questi spazi, come se fossero ancora coperti dal segreto militare» ci spiega sorridente Damian Zingg, capo operativo della Fondazione Sasso San Gottardo. In effetti, fino al 2001 questi luoghi erano top secret. Anzi, un giovane soldato che in tempo di guerra aveva venduto la mappa delle gallerie al nemico, pagò con la vita questo atto di tradimento, come si apprende nella sala delle munizioni.

Il museo si articola in due filoni: quello attuale e quello storico. Nella prima area il visitatore scopre l’esposizione molto moderna e scenografica allestita nelle sale che un tempo facevano parte della fortezza, in un’atmosfera suggestiva. «Siamo nel cuore della montagna. I visitatori sono entusiasti. Alcuni hanno già visto il san Gottardo, hanno già percorso passo e galleria, ma entrare in questa montagna è un’altra sensazione» afferma Damian. Gli argomenti toccati dall’esposizione sono quelli dell’energia, dell’acqua, della mobilità, del clima e della sicurezza. Parole chiave al San Gottardo. «Vedete questo generatore? È d’epoca ed era previsto per funzionare qualora non arrivasse corrente. Doveva poter assicurare elettricità per 6 mesi ai quasi 500 militari stanziati qui!» ci spiega la nostra guida mostrandoci l’impressionante sala macchine. L’acqua invece qui non manca, anzi è da qui che partono i nostri grandi fiumi. Ed ecco lo spunto per una riflessione proposta dall’esposizione sull’importanza delle risorse idriche che qui sembrano un’ovvietà ma che non lo sono ovunque. Nel centro della sala si trova anche un piccolo ghiacciaio creato artificialmente.

La visita continua nella parte storica. «È quella che mi piace di più. Qui si rivive il passato di questo luogo» ci racconta Damian accompagnandoci lungo il corridoio relativamente buio scavato nella roccia in cui faranno ad occhio e croce 5 °C. Per arrivare alle postazioni di tiro si prende una funicolare e in poco più di un minuto, eccoci catapultati negli anni ’40. Qui si trovano gli alloggi delle truppe che dovevano stare in vicinanza dei cannoni per essere sempre pronti all’azione. Mobili ed equipaggiamento sono d’epoca e in ottimo stato, «qualità svizzera» sottolinea Damian «è dell’heavy metal nell’hard rock» prosegue alludendo all’artiglieria pesante nel cuore della montagna. Qui fino alla chiusura nel 1998, niente tecnologie avanzate: i calcoli balistici venivano fatti a mano «In caso di panne elettrica, chi sarebbe potuto giungere velocemente per riparare il guasto?». Si può uscire anche sulla piccola terrazza panoramica. Fuori è giorno inoltrato e guardando l’orologio notiamo che siamo rimasti sotto terra per quasi tre ore. Sono volate. «Qui si perde la cognizione del tempo e dello spazio» ci conferma Damian. Queste sono due nozioni che invece non si perdono mai quando, mille metri più sotto, si è bloccati in colonna…

Come arrivarci e cosa fare

Fino al 31 agosto il museo di Sasso San Gottardo è aperto dalle 10:30 alle 15 (ultima entrata) tutti i giorni eccetto il martedì.  Dal 1° settembre al 19 ottobre è chiuso sia il martedì che il mercoledì. Per la visita si raccomanda d’indossare scarpe comode e abbigliamento adatto (negli spazi dell’esposizione tematica la temperatura è di 18 °C, ma questa è ancora inferiore nella fortificazione storica). All’entrata del museo potete munirvi di un’audioguida: apponendola ai cartellini disseminati lungo l’esposizione potrete ascoltare e leggere le informazioni delle diverse postazioni. Esistono anche spiegazioni semplificate per i visitatori più piccoli. Per info e prenotazioni: 091 869 15 57 o info@sasso-sangottardo.ch

www.sasso-sangottardo.ch

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Raffaela Brignoni

Redattrice

Fotografia:
Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 04.08.2014, ore 00:00


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