Vito Mancuso: «Un sentimento complesso, ma che tocca tutti»

L'INTERVISTA — A colloquio con il noto «teologo laico» autore del saggio «Io amo», sulle diverse forme dell’amore, sull’amoralità della nostra cultura dominante e sull’etica sessuale della Chiesa. — GUARDA IL VIDEO!

Un sentimento che tocca tutti, ma «che non basta una vita intera a imparare». È l’amore, il fenomeno umano più complesso, che il teologo-filosofo Vito Mancuso (insegnante di «Storia delle dottrine teologiche» all’Università di Padova) esamina, con erudizione e forza divulgativa, nel saggio Io amo (pubblicato da Garzanti).

«Io amo» invita a riflettere sul significato e sul valore dell’amore, non solo come relazione sessuale, ma anche e soprattutto come energia spirituale rivolta al bene. Un libro coraggioso, controcorrente che mette sotto accusa la nostra cultura dominante «amorale». I divorzi, gli adulteri, il libertinismo di massa, l’edonismo non hanno più rilevanza etica e giuridica… La nostra società declina l’amore soprattutto nella sua dimensione erotica, sessuale. Perché questa «deriva» morale?
Io non penso che la nostra società sia più immorale rispetto a molte società del passato. Se confrontiamo i nostri giorni con quelli della Roma di Catullo o Ovidio o prima dell’antica Grecia, non penso che la nostra società a livello concreto sia più impregnata di moralità. Penso che oggi, rispetto al passato, il tasso di immoralità/moralità dell’umanità, dal punto di vista dell’etica sessuale, sociale o economica, o è inviariato o addirittura migliorato. È migliorato sicuramente dal punto di vista dei diritti della persona e della protezione sociale rivolta ai singoli. Che cosa ha di specifico il nostro tempo: non tanto l’immoralità quanto l’amoralità. Il fenomeno umano non è mai cambiato. Mentre prima il tasso di immoralità veniva contrastato a livello mentale, culturale e religioso da una prospettiva di moralità, nel nostro tempo questa dimensione è caduta. Nel nostro tempo, invece, si teorizza l’assenza di moralità. Nell’etica sessuale, in particolare, tutto è permesso, l’unico principio valido è quello del piacere. Negli altri campi, invece, il principio dell’interesse personale deve fare i conti con l’interesse collettivo, pubblico.


Lei mette in risalto le tre modalità dell’amore dal punto di vista di chi ama: l’amore erotico, come attrazione del corpo, l’amore sentimentale (philía) e l’amore di benevolenza (agápe).
Si può parlare di amore solo se c’è un’attrazione irresistibile. Questa attrazione irresistibile può essere raffigurata come una freccia, quella di Eros-Cupido degli antichi greci e romani, o come un’onda, quella che suggerisco nel mio libro riprendendola dalla fisica contemporanea. Ciascuno di noi è un quantum di energia che tocca i tre livelli che costituiscono il fenomeno umano: ovvero il corpo, la psiche e lo spirito. Per livello dello spirito intendo la libertà, quella possibilità che noi abbiamo di essere liberi rispetto alla determinazione del corpo e alla determinazione del carattere. Quando la freccia, che costituisce l’onda dell’innamoramento, colpisce unicamente il corpo abbiamo l’amore erotico. Quando oltre al corpo, questa onda dell’innamoramento coinvolge anche la dimensione psichica, il carattere, il temperamento di ciascuno di noi, abbiamo l’amore sentimentale. Quando, infine, oltre al corpo e alla psiche, è anche lo spirito che reagisce, cioè quella dimensione nella quale si manifesta la nostra più intima personalità, ebbene allora si ha l’amore compiuto, integrale. Nell’amore-agápe non si ha amore del corpo, si ha attrazione della psiche e soprattutto, irresistibilmente, dello spirito. È amore come filantropia, misericordia, è amore universale. Un esempio è Madre Teresa di Calcutta con il suo amore verso i moribondi della sua città.


L’amore è per lei la prospettiva privilegiata per dare un senso alla vita. C’è però chi il senso della vita l’attribuisce al piacere, al caso, alla ricerca del bello, al conflitto di classe…
Sì, perché la ragione che si mette a trovare argomenti incontrovertibili non è in grado di fornire una risposta unica. Ed è per questo che esistono le filosofie, come diverse modalità di guardare il mondo. Mentre di scienza ce n’è una, perché lì la ragione viene ricondotta all’esattezza dei dati, alla verificabilità. Per quanto attiene alle filosofie di vita, le etiche, le religioni che ne discendono sono molteplici. Dal mio punto di vista, questa è la mia filosofia di vita, ciò su cui io scommetto la mia esistenza, tra tutte le esperienze che il fenomeno umano può sperimentare – non nego il potere, la ricchezza e il piacere – tutto questo trova un inquadramento complessivo e ordinato alla luce dell’esperienza dell’amore. Se qualcuno mi chiede che cosa voglio dalla vita, io rispondo affetto, calore umano, bene comune, in una parola: amore. Dentro questa dimensione ha poi senso anche darsi da fare per il sapere, il benessere economico, le esperienze estetiche. Tutto ciò appunto nella misura in cui arricchisce l’esperienza affettiva.

L’amore non è un pricipio astratto, deve fare i conti con il vissuto di ciascuno.
Infatti, esistono diverse opzioni esistenziali, che derivano dalle diverse esperienze di ciascuno. Ci sono persone che, magari già da bambini, non hanno avuto la fortuna di vivere quella calda affettività che è la dimensione dell’amore. Ci sono persone che nascono in famiglie anche colte e ricche, ma estremamente fredde dal punto di vista emotivo, che non giungono mai ad avere l’amore, come compimento dell’esistenza. L’amore maturo va coltivato, è un processo, una costruzione. Non solo l’amore personale ma anche quello impersonale, ovvero il proprio rapporto con la città, la natura, gli ideali, le preferenze estetiche.

Lei sembra difendere l’amore indissolubile, il sì per tutta la vita.
Il desiderio intrinseco dell’amore è di durare per sempre. È questo l’ideale che la nostra interiorità vuole raggiungere. Cosa sono quei lucchetti che gli innamorati fissano sui ponti di tante città europee? Certo, non tutte le storie d’amore sono per sempre e per questo esiste il divorzio, che fa i conti con l’esperienza della fragilità umana. Ci sono persone che dopo il fallimento del primo matrimonio hanno trovato in seconde nozze la persona con cui vivere per sempre. In ogni caso non bisogna giudicare nessuno, perché noi stessi che parliamo in questo momento potremmo vivere tra un mese vicende, esperienze dolorose. Bisogna avere un’anima ampia, vasta, che sappia ospitare le diverse modalità con cui le storie d’amore si sviluppano.

Lei elogia la donna, più capace del maschio, predatore sessuale, a relazionarsi, a vivere l’amore non solo come eros ma anche nella sua dimensione spirituale.
È la constatazione della mia esperienza. Chi mi ha trasmesso l’amore, questa caldissima accoglienza, è stata mia madre. Con la vita più che con le parole. Da mio padre - non che non abbia da lui ricevuto affetto - ho imparato soprattutto la laboriosità, il rispetto della legge, dell’autorità. Mio padre viveva il rapporto con me all’insegna di alcuni doveri e compiti, che se non venivano eseguiti incrinavano il nostro rapporto. Fortunato quel bambino e quella bambina che ha entrambi i poli, ma sicuramente la dimensione dell’amore viene vissuta di più dall’universo femminile. Quello maschile sottolinea altre dimensioni della vita. Non è una caso che gli omicidi vengono commessi per il 90 e passa per cento da maschi. Goethe nel «Faust» esalta proprio l’Eterno Femminile (das Ewig-Weibliche), come volontà di relazione armoniosa, di tessere rapporti organici profondi, al di là della legge e delle prestazioni. Sono ben consapevole, però, che questo Eterno Femminile non coincide completamente con il femminile biologico. Ci sono anche donne che vivono la loro vita all’insegna dell’Eterno Maschile. Penso a donne impegnate nella politica che sono aggressive, a volte peggio degli uomini. E viceversa ci sono uomini che presentano se stessi all’insegna dell’Eterno Femminile: Gandhi, Mandela.   


Lei critica il dogmatismo della dottrina cattolica in materia sessuale. Il Catechismo del 1992 dice no a ogni tipo di piacere fuori dal matrimonio e no alla sessualità tra gay. Papa Bergoglio sembra voglia portare la Chiesa a cambiare questa tradizione omofobica, ostile all’eros. Qual è la sua opinione?
La domanda dovrebbe essere: riuscirà Papa Bergoglio a fare quello che la dottrina cattolica ha fatto a livello sociale? Grazie al Vaticano II è riuscita a rinnovarsi ampiamente dal punto di vista della morale sociale. Oggi, quando produce documenti sulla finanza, sulla giustizia, sulla lotta alla povertà riesce a convogliare le migliori energie dell’anima contemporanea. Non tutti sono d’accordo, ma tutti capiscono che si trovano di fronte a un pensiero che si fonda sulla realtà. Quando invece la Chiesa cattolica si pronuncia a livello di etica sessuale tutto questo non avviene. La coscienza contemporanea sente che ha di fronte qualcosa di dogmatico, che non parte dalla constatazione della realtà ma da principi antichi e completamente superati. Riuscirà Papa Bergoglio a far sì che il processo di rinnovamente che ha toccato la morale a livello di dottrina sociale raggiunga anche l’etica sessuale? La mia risposta è: non lo so. La prima tappa del Sinodo sulla famiglia è stato un tentativo incompiuto, non ha deciso ancora niente. La comunione ai divorziati e ai risposati rimane negata, e sugli omosessuali si parla di un generico rispetto. Ma come si può parlare di rispetto se si considera la loro affettività come qualcosa di immorale, di illecito? È come uno che ha attraversato il fiume, è arrivato a metà del guado, ha visto l’altra riva e poi torna indietro. Così siamo sostanzialmente coi piedi bagnati e con la visione dell’altra riva. Capiamo che di là si può andare ma per il momento rimaniamo di qua con i piedi bagnati. La dottrina della Chiesa afferma che tutta la sfera sessuale di ogni essere umano è eticamente corretta, lecita solo all’interno del matrimonio e deve essere finalizzata alla procreazione. O si smantella questa impostazione oppure non si darà mai effettivo rispetto ed accoglienza alle persone omosessuali. Questo avverrà? Non lo so. Sicuramente non si deciderà l’anno prossimo con il Sinodo a Boston. Al massimo si concederà la comunione alle persone divorziate e si inizierà quindi a giudicare le seconde nozze con maggiore elasticità. Invece, il discorso sulla contraccezione e sull’omosessualità sarà affrontato in un ulteriore processo, negli anni a venire.

Rocco Notarangelo

5 DATE CHE CONTANO

1962
Nasce a Carate Brianza (Milano) da genitori siciliani.
1985 Viene ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini.
1991 Ricevuta la dispensa papale, si sposa in una chiesa milanese.
1996 Tesi dottorale: La salvezza della storia. La filosofia di Hegel come teologia.
2014 Pubblica il saggio «Io amo. Piccola filosofia dell’amore».

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Testo: Rocco Notarangelo
Foto: Pino Covino
Pubblicazione:
martedì 09.12.2014, ore 00:00


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