Incontro con Vito Robbiani

REGISTA - «Stella ciao» è il suo ultimo documentario, proiettato alle Giornate cinematografiche di Soletta e ora in cartellone nelle sale ticinesi. 

Regista, produttore, professore, autore di libri per bambini, maestro di sci e gran viaggiatore. Metti tutte queste professioni dentro un mixer e alla fine ti viene fuori Vito Robbiani. Perché lui è così, uno di quelli a cui piace giocare su più scacchiere partite simultanee. «Sì, è vero, faccio molte cose, senza mai essere al 100% una cosa sola. Io mi vedo così: se fai più cose, sei più persone». Un modo, insomma, per sentirsi uno spirito libero che – come lui stesso ammette – è eredità raccolta dal padre Dario Robbiani, figura storica del giornalismo e della politica svizzeri. «A lui sono riconoscente, perché mi ha sempre lasciato la libertà di scegliere, usando l’ironia per non farsi mai ingabbiare dalle etichette o dalle circostanze». Traduci questa libertà e questo senso critico ed ecco stagliarsi il profilo di una figura poliedrica come Vito, nato a Zurigo nel 1972, tutto segnato dal movimento e dai viaggi. «Per me è stato fondamentale il viaggio che ho fatto subito dopo il militare, in Australia, da solo per 6 mesi. Una lezione di vita. Lì è scattato il mio interesse per le immagini. Prima con la fotografia, ma è stato un rapporto mordi-e-fuggi. Poi, a spaiare le carte, è arrivata la telecamera».

Raccontare il mondo con la cinepresa
Con un battesimo, nel 1996, che trova un palcoscenico d’eccezione: la Croisette del Festival di Cannes. «La cosa divertente è che mi hanno costretto a prendere in mano per la prima volta la telecamera per filmare l’arrivo di un’attrice come Lolo Ferrari, entrata nel guinness dei primati, quello stesso anno, grazie al suo decolté da supermaggiorata». Da lì in poi la telecamera diventa il mezzo inseparabile che Vito userà per realizzare reportage e documentari. Da quelli per alcune trasmissioni RSI (Storie, Falò, Patti Chiari) a quelli girati in proprio o nella veste di cameraman. «A differenza di un turista, quando vai su un posto a filmare, hai bisogno subito di farti risucchiare dall’ambiente, perché ti costringe a parlare con la gente, a farti guidare sui luoghi e a porre continue domande». Immersioni che possono avvenire in posti lontani come sulle montagne dell’Iran dove ti muovi sugli sci d’alpinismo oppure lì, a pochi passi da casa. Come è successo per il suo ultimo documentario «Stella ciao», proiettato con successo alle ultime Giornate cinematografiche di Soletta. «Mi sono imbattuto per caso nell’albergo Stella d’oro di Tenero un paio di anni fa e lì ho scoperto un mondo tutto da esplorare. Lì, dentro, c’erano i turisti, ma soprattutto negli ultimi anni, era diventato spazio d’accoglienza per richiedenti l’asilo. E il gerente d’origini sarde, Silvio, riusciva a far convivere a meraviglia queste due realtà, tra serate jazz, karaoke e menù multietnici». Un microcosmo che per tanti versi rappresentava la migliore ospitalità della Svizzera. «Gente dell’Africa, Egitto, Siria. Una babilonia di culture che ho ripreso, fino a quando, per ragioni speculative, quell’albergo è stato demolito». Così, in un colpo solo, ecco intrecciarsi due temi a cui Vito è da sempre sensibile: cura dell’ambiente e immigrazione. Attenzioni che ben si coniugano con quel fervore democratico che lo ha spinto anche a diventare membro del contingente di pace del Dipartimento degli Affari Esteri e a seguire come osservatore le elezioni in Bosnia, Macedonia, Kazakhstan, Serbia, Sierra Leone, Haiti, Guinea e Russia.

«A volte sono state delle vere avventure. In Sierra Leone, per dire, nel mio seggio elettorale sono partiti dei colpi d’arma da fuoco e subito si è innescata una sparatoria che ci ha fatto scappare in fretta e furia». Meglio provare anche l’adrenalina di una fuga pericolosa, rispetto a un pericolo che secondo Vito è ancora più grande. «Se rimani sempre in un posto il rischio è quello di diventare conservatore e alla fine di chiuderti sempre più». E così, ogni tot di tempo, necessità e desiderio lo spingono a partire, per poi tornare «ripulito» nella sua casa di Cadro e pronto ad abbracciare altre consuetudini. Dall’insegnamento scolastico alla Supsi di Trevano nel Corso di laurea in Comunicazione Visiva a quello strettamente invernale di maestro di sci. «Da 12 anni a questa parte, per una decina di giorni, mi piace fare l’insegnante di sci a San Moritz. Tra russi famosi, emirati e imprenditori facoltosi. Gente di un’estrazione sociale talmente lontana dalla mia che difficilmente potrei incontrare se non su una pista dove insegno i fondamentali per una discesa». Curiosità e attività che per Robbiani vanno di pari passo, quasi a voler coprire ogni possibile momento di vuoto. E benché sua madre gli continui a dire che bisogna anche sapersi annoiare, per il momento, Vito non la pensa così. Tanto più se ci sono rituali con gli amici che vanno avanti da 15 anni come quello di partire per viaggi in posti esotici in bicicletta, tipo girare il Caucaso in un mese. Sfide che sembrano fatte apposta per confermare il famoso motto einsteiniano: le persone sono come le biciclette, mantengono l’equilibrio solo se continuano a muoversi.


La programmazione del film «Stella Ciao» di Vito Robbiani.

Cinema Iride, Lugano
14 aprile, 20.30

Cinema Forum, Bellinzona
21 aprile, 20.30

Multisala Teatro Mignon e Ciak, Mendrisio
22 aprile, 20.45

Monte Verità Ascona
27 aprile, 20.30

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TESTO: Gudrun De Chirico

FOTO: Sandro Mahler

Pubblicazione:
martedì 14.04.2015, ore 10:00


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