Viviane Magistra aiuta gli studenti stranieri in Svizzera.

«Lotto per il bene degli studenti»

La ticinese Viviane Magistra è presidentessa svizzera dellʼErasmus Student Network, lʼorganizzazione che si occupa dellʼintegrazione sociale degli studenti. — SERENA WIEDERKEHR-BRITOS

Iniziamo a parlare di Erasmus e subito il discorso si volge verso il viaggio, quello della sua vita. Viviane mi racconta che è nata in Perù, dove ha passato i primi due anni di vita, dopodiché, con la sua famiglia, si è trasferita in Uruguay. All’età di cinque anni approda in Svizzera, dove rimane fino ad ora ma in realtà non smette mai di viaggiare, soprattutto verso il Sudamerica. Prima in famiglia e poi sola. Ed è lì che ritorna, per un’avventura di un anno, dopo aver ottenuto la maturità. Viaggia, lavora in negozi e estancias (fattorie, ndr) e soprattutto incontra persone. Vive la sensazione di arrivare in un nuovo luogo e non avere punti di riferimento. Spostandosi nel mondo sente quanto può essere faticoso approdare in un luogo sconosciuto e quanto lʼesperienza possa essere più facile se si è aiutati.

«

Cerchiamo di rendere il soggiorno in Svizzera il più agevole possibile.»

Viviane Magistra


Sperimenta la gioia di un’ospitalità generosa e decide di ricambiare. Con questo sentimento inizia, sin dal primo semestre, a fare la volontaria di Erasmus+ (il programma per lʼistruzione, la forma- zione, la gioventù e lo sport in Europa, ndr), per poi diventare, qualche anno più tardi, la coordinatrice svizzera dellʼErasmus Student Network, lʼorganizzazione che si occupa dellʼintegrazione sociale degli studenti che fanno uno scambio im Svizzera.«Avevo ancora sulla pelle l’esperienza di tantissimi incontri con studenti che mi hanno aiutata a integrarmi in ogni situazione rendendo il mio viaggio sudamericano molto più semplice e piacevole e così ho deciso che era il mio turno».



Trasmettere una buona immagine
Quello che più le piace è quando gli studenti si sentono ben accolti e ripartono con una buona immagine dell’Università e della Svizzera in generale. Di questo si occupano i volontari: accogliere gli studenti (circa 2.500 all’anno) e «rendere loro tutto il più agevole possibile». Come prima cosa c’è un aperitivo di benvenuto – per immergerli da subito nella cultura svizzera – e poi li si aiuta a trovare alloggio con altri studenti o in appartamento, si spiega loro come funziona la facoltà in questione, e li si orienta nel risolvere questioni legali o economiche. Poi c’è la parte culturale e il tempo libero. «A volte il nostro compito funziona così bene che alcuni studenti che arrivano per un semestre rimangono di più e finiscono anche loro a fare i volontari». Come sempre esistono le eccezioni. «L’anno scorso è capitato uno studente che non riusciva ad integrarsi, gli mancava il calore del suo paese, aveva nostalgia. Ho cercato di confortarlo ma non è stato sufficiente ed è rientrato. Per fortuna sono veramente casi isolati».



La coordinatrice mi dice con il sorriso: «per le persone che amano viaggiare e conoscere, come me, è una bella esperienza perché è un po’ come esplorare Paesi nuovi, stanto sul posto». Uno dei compiti fondamentali dei volontari è quello di ascoltare e scoprire quello che hanno voglia di fare gli arrivati. «È divertente vedere come le richieste si ripetano: tutti vogliono andare in montagna, mangiare la fondue, vedere la neve, provare a sciare ed è bello e interessante ascoltare quali sono le idee o i preconcetti che hanno sulla Svizzera e la svizzeritudine».



Programma di scambio arricchente
Nella sua veste di responsabile, Viviane ha meno contatto con gli studenti e il suo compito principale è quello di: coordinare tutti i volontari (circa 250), seguire i programmi in atto nelle altre università, scoprire nuove attività da cui poi prendere spunto per avviare nuove offerte, progetti e contratti laddove ci sono interessati. Viviane svolge questo compito da giugno dell’anno scorso e alla fine del mese di luglio terminerà il suo mandato. «È stato impegnativo ma molto gratificante» racconta. E se le chiedo della sua maggiore soddisfazione parla non di lei, ma del team intero: «quest’anno abbiamo organizzato la più grande riunione di volontari che ci sia stata finora, sarà un grande momento di scambio di idee e discussione». E quali sono state le difficoltà? Con rammarico mi spiega che la votazione del 9 febbraio 2014 ha creato grandi problemi al programma Erasmus+: subito dopo la votazione il Parlamento europeo ha deciso di cancellare tutti i contratti (gli accordi con la Svizzera). La Confederazione in seguito ha riscritto i contratti ma è diventato tutto più complicato e macchinoso e sono escluse opzioni come quella di fare lavori pratici. Sono questioni complicate da cambiare e purtroppo in tutto questo Viviane ammette di avere poco margine di manovra; quello però che le piacerebbe è che i politici svizzeri s’interessassero un po’ di più alla questione perché come ha constatato e vissuto di persona e attraverso migliaia di studenti: Erasmus+ è un sistema di scambio importante e arricchente, dal punto di vista accademico e umano.

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