1 von 4





Alla conquista dell’aria

Esperienza e tecnologia hanno portato il cielo più vicino alla terra. Ciò che l’uomo ha inseguito fin dai tempi del mito di Icaro è oggi una possibilità concreta per (quasi) tutti. — ELISA PEDRAZZINI

È una giornata con un pizzico di foschia. In città non si muove una foglia, dopo alcuni giorni dominati dal vento. «Con il “nord”, spesso a raffiche, non si vola» sottolinea Franco Kessel, che oggi, meteo permettendo, mi porterà in aria con un parapendio biposto. Frank, come lo chiamano gli amici, è istruttore e uno dei pionieri ticinesi di parapendio; 30 anni fa ha aperto la scuola di volo Pink Baron a Capolago, una delle due attive in Ticino insieme a Paramania di S. Antonino. Pazientemente, risponde alla mia raffica di domande sull’influenza delle correnti calde, del vento, di non so che. È preparato, anche a calmare gli animi. E quando sono sazia di rassicurazioni, può impartire qualche semplice istruzione per il volo, che nell’agitazione sembra complicatissima. «Ricordati che nella tasca destra della tuta hai i sacchetti per la nausea. C’è chi soffre il mal d’aria» sdrammatizza Frank. Scruto come stende la vela e controlla minuziosamente le corde. Gli attimi che precedono la partenza durano un’infinità, scanditi da esaltazione e timori e quel prato, oggi particolarmente ripido. Poi, tutti bardati e agghindati di moschettoni ci posizioniamo davanti alla vela e in men che non si dica è il momento del conto alla rovescia: 3-2-1, la famigerata corsetta giù dal pendio, due sgambettate a vuoto, i piedi si staccano da terra, lo stomaco sussulta… Voliamo. E dall’alto osservo estasiata i sentieri che ho percorso tante volte, il lago, il bosco, i tetti delle casedi Monte Brè, Locarno laggiù. Voliamo. Le parole non servono più, tutto è tranquillo. Mi rilasso e lustro gli occhi con il paesaggio miniaturizzato sotto i miei piedi. Comodamente seduta nell’imbragatura, come un canguro dentro il marsupio della madre, non riesco ad aver paura. «L’unica cosa che può bloccare qualcuno nel volare è la mente. Praticamente tutti possono farlo, basta volerlo».



Rapida evoluzione

Un’affermazione che fa riflettere. Smaltita l’adrenalina e con i piedi ben posati a terra, mi tornano alla mente il mito di Icaro, la leggenda degli uomini uccello sull’Isola di Pasqua e storie che oggi appaiono fantastiche: i pionieri dell’aviazione con i loro innumerevoli tentativi, i balzi con le molle ai piedi, gli schianti dalle torri con ali di seta, Leonardo da Vinci con il suo ornitottero mai realizzato (vedi cronologia sotto). Appena un centinaio di anni fa volare era una folle impresa di qualche ingegnere svitato, ma nel Ventunesimo secolo decolla un velivolo commerciale ogni due secondi. Per Mario Bazzani, pilota di elicottero e storico dell’aviazione, questi temi sono pane quotidiano. «Nel giro di due generazioni e mezzo dal volo dei fratelli Wright (1903), siamo arrivati sulla luna (1969). Pochi altri settori hanno visto un’evoluzione tanto rapida» osserva. «Le guerre hanno contribuito in maniera significativa al suo sviluppo e il mondo aerospaziale ha permesso la nascita di altri “mezzi”, comeil deltaplano, pensato per recuperare le capsule spaziali».


Una vela per planare
«Sulla nascita del parapendio - racconta Franco Kessel, sorseggiando uno sgargiante sciroppo alla menta -, ci sono diverse scuole di pensiero. Uno dei contributi più significativi è arrivato da Laurent de Kalbermatten, che nel 1985 ha realizzato il primo vero prototipo di paracadute da pendio, ispirandosi alla tecnologia usata per le vele nautiche. Ha utilizzato un tessuto meno poroso rispetto a quello da paracadute e questo ha permesso al parapendio di planare meglio. Da quel momento le migliorie sono arrivate velocemente: a fine anni ’80 una vela era vecchia dopo poco pochi mesi. Oggi, grazie anche al fatto che è uno sport praticato anche a livello agonistico, ci sono vele per tutti i gusti, da quelle più adatte a percorrere voli di lunga distanza, a quelle per fare evoluzioni in aria oppure ultra leggere per chi va in montagna; infine, c’è anche il paramotore». Questo mezzo, «molto divertente» a detta dell’istruttore, è poco presente in Svizzera poiché «è sensato per il decollo nelle regioni pianeggianti, ma può essere usato solo su aviosuperfici (aeroporti, ecc.) e i motori possono essere esclusivamente elettrici, il che significa meno prestanti e più costosi». Sono fattori fortemente limitanti e, in una regione ricca di dislivelli come la nostra, il parapendio classico continua ad avere la meglio. «Si può partire e atterrare pressoché ovunque vi sia lo spazio adatto e si resta in aria sfruttando elementi naturali.Per questo si chiama “volo libero”, è un volo con la natura».


Paura di ciò che non si conosce

L’uomo è da sempre affascinato dalla sensazione di libertà del volo. Il fattodi librarsi e muoversi in una dimensione senza – quasi - limitazioni, di vederei luoghi conosciuti da un’altra prospettiva, ha dell’incredibile. Non tutti, però, fremono all’idea di staccare i piedi da terra. Secondo le stime di Swiss, un quinto della popolazione svizzera soffre di aerofobia, la paura di volare. Da qualche tempo esistono dei workshop per dare una mano a chi vuole risolvere il problema; uno di questi si svolge ad Agno, presso la scuola di volo Avilù. «Organizziamo quasi un corso al mese con 4-12 partecipanti», spiega il direttore Marc Roth. «Chi ha paura di determinate fasi come decollo o atterraggio, riduzione della velocità o vibrazioni, nella maggior parte dei casi ha solo bisogno di capire cosa accade. La paura solitamente svanisce grazie a qualche nozione di aerodinamica e meccanica dei velivoli; per alcune persone vi è la necessità di confrontarsi con qualcuno del mestiere e avere la certezza che i piloti di linea non sono dei folli, ma dei professionisti che svolgono un lavoro in piena sicurezza e hanno a cuore la propria vita».


Il “virus” del volo

Raramente chi si rivolge a un parapendista abilitato al volo in tandem ha paura: «In trent’anni mi è capitato solo una persona che ha fatto il volo ad occhi chiusi e talvolta c’è chi, invece di correre avanti, fa marcia indietro o “punta i piedi”, però, nessuno ha mai rinunciato. Ciò che mi piace del volo biposto è proprio vedere la felicità della gente che arriva camminando e se ne va volando» afferma Frank. Entrambe le scuole ticinesi di volo in parapendio propongono poi una “giornata di prova”: «Dopo un paio d’ore già si può fare il primo volo indipendenti. Si effettua su un pendio poco scosceso, ci si alza un paio metri da terra». Così, si scopre se  è scattata la scintilla. «Per chi viene contagiato dal “virus” del volo – afferma Mario Bazzani –, non c’è alcuna cura!».

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi e le opinioni di Ceroni su Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?