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Punto a capo
ha scritto il 06.08.2018


Volontà di ferro - Rodolfo Cerè, Capocuoco e poeta

Sono da poco passate le sei in questa domenica mattina estiva.

L’alba riverbera sul lago di Zurigo, mettendo in luce sulla riva una moltitudine di persone in costumi interi dalle fogge futuristiche. I presenti sono dei triatleti, pronti a partecipare all’edizione elvetica della competizione Ironman. Questa infernale gara nasce alle Hawaii dall’idea di un nugolo di temerari che hanno combinato le tre più importanti gare dell’isola, e cioè: una di nuoto (3,5 km), una ciclistica (180 km) e la classica maratona. 

Il triathlon da allora è diventato sport olimpico ed è sempre più praticato ad ogni latitudine, anche in forme meno estenuanti di quella originale. Gli atleti definiti “Pro” al via erano una settantina, di cui un terzo donne. I fisici asciutti e scultorei richiamavano ai canoni greci di bellezza e al discobolo di Mirone. Questi moderni eroi, dai muscoli perfetti e tesi erano concentrati attendendo lo sforzo che possiamo definire sovrumano. 

Eppure dopo questi esseri al di fuori del comune, si sono presentate alla partenza altre 1.700 persone, più o meno in forma ma altrettanto pronte per affrontare una sfida enorme. La fatica ha vinto presto, facendo capolino sui volti di entrambe le categorie, trasfigurando le espressioni in smorfie durante la gara. 

Quali sono i motivi che portano da una vita che può essere fatta di comodità o che è già colma di lavoro e altri impegni, ad una clausura fatta di allenamenti, sudore e sofferenza? L’uomo è nato per soffrire, e in un epoca in cui la fatica fisica è relegata a poche categorie lavorative, ecco che l’estremizzazione di alcuni sport, le imprese ai confini, stimolano a sfidare i propri limiti, mettendosi in gioco, dimostrando di potercela fare. La pratica della disciplina sportiva diventa uno sfogo delle repressioni quotidiane, siano esse private o professionali, e la nuova ricerca del sé passa attraverso i chilometri che scorrono sessione dopo sessione, in un’autorealizzazione che parte da un obiettivo, diventa percorso e infine meta. 

Il dolore, la sofferenza sono un veicolo di crescita e l’attività fisica aiuta a rimettere il corpo al centro e con esso la mente. Perché alla fine è la mentalità ad essere protagonista. Tra professionisti e dilettanti possono scorrere ore di differenza e prestazione, ma la volontà li rende uguali. L’uomo e la donna non sono di ferro per il corpo, quanto per la caparbietà che li ha portati a raggiungere e superare le barriere naturali. Diventando consapevoli di quanto basti il volere per realizzare le cose, e la costanza certo; ma quella la possiedono in pochi.


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