Walter Gjergja, un monaco Shaolin a Montagnola

Il 43enne italo-australiano ha deciso di stabilirsi in Ticino e recentemente ha aperto a Lugano un centro di cultura Shaolin.

Su un letto di ciottoli bianchi, un piccolo Buddha di sasso grigio riposa all’ombra di piante sempreverdi. Si presenta così il giardino di Walter Gjergja, 43enne italo-australiano che da alcuni anni ha scelto Montagnola come residenza per un lavoro (quasi) unico al mondo: quello di monaco laico Shaolin, sotto il nome di Shi Xing Mi. «Sono uno dei pochissimi monaci di origini non cinesi ad avere questo titolo. Grazie al permesso del Tempio Shaolin, da qualche tempo a questa parte ho portato lo Shaolin in Svizzera grazie a un centro aperto a Lugano: si chiama Shaolin Wenhua, ovvero “cultura Shaolin” ed è dedicato alla trasmissione di questa disciplina a 360 gradi». Sull’onda di insegnamenti millenari e allenamenti fisici, Walter offre non solo a sportivi, ma anche a professionisti di ogni settore, le chiavi per ritrovare l’equilibrio nella propria vita. Un po’ come è successo a lui. «Per me è difficile immaginare come sarei senza la pratica Shaolin, ma posso dire che l’ottima salute fisica e mentale di cui ho sempre goduto, l’auto-disciplina, l’energia e la preponderante serenità con cui affronto la vita di tutti i giorni sono tutte caratteristiche che ho potuto sviluppare nel corso degli anni».


Il tempio come seconda dimora
Per seguire i suoi corsi non è necessario aderire religiosamente allo Shaolin (un mix di taoismo, buddhismo e confucianesimo), e nemmeno godere di un fisico eccezionale: lo sforzo è commisurato alle proprie capacità e ogni esercizio deriva da quanto appreso da Walter nella regione dell’Henan, in Cina, sede del Tempio Shaolin. «Ricordo ancora l’entusiasmo con il quale sono entrato per la prima volta in quel luogo leggendario; al contempo, tuttavia, ho percepito quasi la sensazione di non essere là per la prima volta, ma di essere semplicemente tornato a casa dopo molti anni. Per tutta la vita dei monaci Shaolin, il Tempio rappresenta infatti una seconda dimora. Se oggi non avessi delle responsabilità come caposcuola, come rappresentante Shaolin in Europa e compagno di Letitia, che ho conosciuto in Australia e oggi vive con me in Ticino, avrei infatti diritto a farvi ritorno quando più lo desidero, per approfondire ulteriormente i miei studi e proseguire lì l’insegnamento». La disciplina con la quale Walter segue i dettami dello Shaolin si rispecchiano nella sua giornata tipo: «Mi alzo tutti i giorni intorno alle 6. Dopo un tè e una colazione leggera mi dedico alla meditazione per circa 30 minuti. Inizio quindi il mio allenamento quotidiano, che dura circa 90 minuti e può tenersi in casa o all’aria aperta, spesso nei boschi della Collina d’Oro. Faccio quindi una seconda colazione, stavolta più sostanziosa, e mi dedico poi al lavoro rispondendo a e-mail, scrivendo articoli e testi per seminari di diverso tipo. Le mie attività didattiche possono infatti spaziare dal corso individuale a Lugano alla conferenza coi maggiori dirigenti di una grossa multinazionale in giro per il mondo, in occasione della quale attingo allo Shaolin per infondere nuovi valori che rendano più produttivo e sostenibile il loro lavoro».

«

Non so immaginare la mia vita senza la pratica Shaolin»

Il cuore di una giornata di un monaco Shaolin è rappresentato dal pranzo. «Si tratta del pasto principale secondo la nostra cultura, quindi risulta molto abbondante: solitamente consumo molti carboidrati sotto forma di riso o pasta, molte verdure sia cotte, sia crude, uova, saltuariamente formaggio e ancor più raramente del pesce. Nel pomeriggio e la sera insegno, mi concedo una cena abbastanza leggera e infine mi dedico alla lettura, per poi addormentarmi intorno alle 23». Di solito Walter si muove «in borghese», ma non è raro vederlo sfilare nel Luganese con degli abiti tradizionali. «In effetti, se sto andando a insegnare, mi sposto già in uniforme. Questo capita in Ticino, ma anche in altre località del mondo tra stazioni ferroviarie e aeroporti. Qualche volta intercetto degli sguardi perplessi da parte degli altri viaggiatori, ma vengo avvicinato solo da chi riconosce l’uniforme Shaolin, si incuriosice e vuole sapere dove insegno». E in qualche caso la divisa ha avuto il merito di debellare sul nascere una rissa. «Mi trovavo a Berlino, alla stazione centrale. Tre giovani evidentemente ubriachi hanno iniziato a insultare, spintonare e minacciare le persone in attesa. Mi sono avvicinato avvisandoli, con gentilezza, che la loro condotta non era opportuna e in quell’istante uno di loro ha riconosciuto i miei abiti. Il gruppo ha quindi immediatamente smesso di disturbare la folla per farmi molte domande su ciò che loro sapevano sulla cultura Shaolin e sulla pratica del kung fu. I toni si sono così fatti molto pacati e cortesi, e dopo qualche minuto di conversazioni hanno ringraziato, augurato buon viaggio e preso il loro treno».
Soffia il vento, in un pomeriggio soleggiato a Montagnola. Le fronde delle piante si agitano, le foglie ondeggiano, ma il Buddha di sasso grigio resta lì: immobile e sorridente.probabilmente la chiave del loro successo».

Gli oggetti chiave di Walter Gjergja:

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TESTO: Mattia Bertoldi

FOTO: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 25.05.2015, ore 00:00


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