Piazza di Soglio, Val Bregaglia ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

A Soglio, sulla terrazza dei Salis

Giro nel centro che narra della nobile famiglia che l’ha forgiato, di grandi umanisti del passato, e dei suoi protagonisti, testimoni della frana che ha colpito la Val Bregaglia.

ll panorama che dalla piazza di Soglio, a 1.097 metri d’altitudine, si ha sulle maestose montagne antistanti non sarà mai più lo stesso. La frana di settimana scorsa del Pizzo Cengalo l’ha cambiato per sempre. Una scena orripilante osservata anche dagli avventori di Palazzo Salis, imponente albergo nel cuore del villaggio. «Un rumore frastornante, una violenza mostruosa», racconta Christian Speck, gestore dell’hotel, che dice: «La vita a Soglio va avanti come prima. Siamo con i nostri vicini». Costruito nel 1630 dal cavalier Battista de Salis, trasformato in sontuoso palazzo dai suoi discendenti 71 anni più tardi, è simbolo della nobile casata grigionese cui appartiene. «Una dinastia che si è costruita la propria piazza-terrazza con vista sulle solenni vette» racconta Katharina von Salis, erede dell’importante famiglia e comproprietaria del palazzo. Il punto della piazza da cui meglio si vedono le cime – come il famigerato Pizzo Cengalo, ma anche il Gruppo Sciora e il Pizzo Badile – è sempre stato il preferito della 77enne, ex professoressa di geologia.

Piazza di Soglio,Bregaglia, da drone. ©FOTOPEDRAZZINI.CH - Spherical Image - RICOH THETA

Cresciuta a Berna, Katharina von Salis abita a Silvaplana, ma la piazza fa parte della sua vita. Incontrarla qui infatti non è raro: «In estate vengo una volta alla settimana». L’edificio, albergo dal 1876, nel 1998 è stato insignito del premio Icomos «Albergo storico dell’anno» e dal 2004 è membro fondatore di Swiss Historic Hotels. L’idilliaca Soglio (eletta a più bel villaggio svizzero due anni fa) e la sua «plazza», come la chiamano i bregagliotti, ha accolto ospiti illustri. Giovanni Segantini, Rainer Maria Rilke e il regista Daniel Schmid hanno tutti pernottato nell’albergo.


L’albergo storico Palazzo Salis visto dalla fontana della piazza. 

Che i Salis abbiano voluto sottolineare il proprio prestigio lo si nota anche dall’architettura grandiosa degli edifici accanto all’albergo: sulla destra, lo stile dell’ex stalla (chiamata «stallazzo»), riconoscibile dalla testa di cavallo sopra all’entrata, ha ben poco di rurale. Lungo la parete, sei mostruosi volti di pietra narrano di una leggenda: «Quella dei briganti che rapirono un membro della famiglia Salis che, riuscito a fuggire sul suo cavallo, li fece giustiziare e appese le loro teste sulla casa. Un avvertimento a tutti i nemici del suo clan», spiega Patrick Giovanoli. Il docente d’elementari e redattore del sito La Bregaglia, è fra i coordinatori di Florio-Soglio. Un progetto culturale che ruota attorno alle intriganti figure di Michel Agnolo Florio e di suo figlio John (cfr. riquadro), e che propone incontri e visite sulle tracce dei due umanisti. Percorsi che passano anche dal cuore del villaggio: «In piazza – spiega Giovanoli – l’edificio in faccia all’albergo è fra quelli che erano già noti anche ai Florio». Nella costruzione, dall’aspetto più rurale rispetto a Palazzo Salis, abitano Felix e Verena Brügger. Qui i coniugi gestiscono un bed & breakfast e una bottega con prodotti locali. Giunto con la moglie a Soglio 16 anni fa, Felix Brügger racconta di aver lavorato nell’industria chimica. Poi la svolta: si dà all’agricoltura e da Basilea si sposta prima vicino a Berna, poi qui. La maggior parte degli articoli in vendita nel negozietto sono prodotti dalla moglie. Dalle marmellate fino al pane sfornato tutti i giorni all’alba, quasi tutto qui, assicurano, è artigianale e biologico. Anche gli attuali gerenti di Palazzo Salis, Monika Müller e Christian Speck, hanno origini renane. Lui architetto d’interni e fotografo, lei cuoca, due anni fa hanno lasciato la Svizzera tedesca alla volta della Bregaglia. I loro clienti, affermano, vengono soprattutto dal Nord delle Alpi. 


Patrick Giovanoli e le “teste dei briganti” sulla parete dello “stallazzo”.

La spiccata presenza della lingua di Goethe non sembra irritare gli autoctoni. «Sappiamo che apprezzano l’italianità del luogo», afferma Patrick Giovanoli. «Ben venga chi si trasferisce qui e aiuta a mantenere le infrastrutture e a far vivere la zona», aggiunge Fiorella Willy. La 61enne, suocera del docente, in piazza ci è cresciuta. Precisamente a Casa Rodolfo, che, come l’albergo, si affaccia sullo spiazzo davanti allo stallazzo. Trattori e cappuccino Fra i suoi ricordi d’infanzia vi sono serate passate giocando a nascondino e gli uomini di paese seduti sulle panchine del “semi-cortile” a «fumare la pipa e fare politica». «Per le donne l’accesso a quell’angolino della piazza era vietato», ricorda Armando Ruinelli. Pure l’architetto pluripremiato, classe 1954, è cresciuto nel paesino. «Noi ragazzi stavamo ad ascoltare, aspettando di diventare grandi e poter partecipare a quei discorsi così importanti». Come legge la piazza un architetto e sogliese d.o.c. come Ruinelli? «È una “piazza” a cui in realtà manca una piazza. Lo spiazzo fra Palazzo Salis e Casa Rodolfo sarebbe perfetto come luogo di ritrovo».


Fiorella Willy indica il balcone della casa in cui è cresciuta.

Un’area però privata, appartenente ai proprietari dei due edifici e spesso adibita a parcheggio. Un fastidio o una necessità? Per Katharina von Salis, «sarebbe bello se tutta la piazza fosse meno ingombra d’auto». Un’opinione condivisa da Christian Speck, che ai suoi ospiti chiede, se possibile, di posteggiare fuori dal centro. «Il discorso delle auto in piazza è annoso e complesso», spiega Ruinelli. «Sono d’accordo – aggiunge – con chi teme che il centro si trasformi in “museo” o in una “piazza da cappuccino”, quando è fondamentalmente un luogo di montagna. Gli agricoltori locali devono passare con carri e trattori per il centro. I motori fanno parte di questo luogo tanto quanto i turisti ai tavolini».


I coniugi Brügger davanti alla loro bottega. 

Ruinelli sta lavorando al progetto di autosilo che il Municipio del Comune di Bregaglia (di cui Soglio è frazione) sta valutando di costruire a inizio del villaggio e che potrebbe togliere qualche mezzo dal borgo. «Una piazza con meno macchine? Sarebbe bella», afferma il capo Dicastero per l’edilizia pubblica Gian Andrea Scartazzini, che però aggiunge: «Delle varianti in discussione, nessuna riuscirebbe comunque a coprire il fabbisogno di posteggi nei mesi di punta». Trattori e cappuccino, italofoni e germanofoni: sembrerebbe proprio che sulla“terrazza” dei Salis, la buona convivenza continuerà a regnare. Scene terrificanti si spera invece terminino.

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Chi erano i Florio?
Michel Agnolo Florio (1515–?) e suo figlio John (1552-1626): due umanisti di rilievo giunti a Soglio nel 1555. Il primo, frate toscano dichiarato eretico per le sue ideologie filo-protestanti, fuggì in Inghilterra. Ma, con l’ascesa al trono della cattolica Maria la Sanguinaria, accettò l’offerta di Federico von Salis: diventare pastore per la comunità di Soglio, passata alla Riforma nel 1552. Il secondo, John, tornò in Inghilterra, dove si affermò nel panorama intellettuale inglese. Tanto da essere già stato individuato come il possibile vero autore di testi shakespeariani. Una teoria controversa tuttora alla base di diatribe fra ricercatori. Ciò che è certo è che fu linguista, traduttore e lessicografo: fu lui, infatti, a redigere il primo dizionario inglese-italiano della storia, “World of words”. Per maggiori informazioni sulle attività del progetto Florio-Soglio: www.florio-soglio.ch

 


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