Roberto Rivola all’interno di uno degli alberghi storici di St. Moritz: il maestoso hotel Kulm.

«Adoro le sfide»

IL RITRATTO — Roberto Rivola, specialista della comunicazione e ultramaratoneta, ha una naturale inclinazione per gli sport estremi. E per le gare (quasi) impossibili.

Engadina terra di sportivi. Autoctoni e non. L’aria fine, il paesaggio incantevole, la varietà dei percorsi, le numerose possibilità di allenamento: tutto contribuisce a rendere uno dei luoghi turistici alpini più famosi del mondo territorio-palestra ideale per sportivi. Non a caso l’ultramaratoneta Roberto Rivola si è trasferito nella bella località engadinese. Da maggio 2013 è infatti responsabile della Comunicazione dell’organizzazione turistica Engadina St. Moritz. Con un curriculum a cinque stelle nella comu-nicazione: traduttore al-l’amministrazione federale, responsabile del servizio stampa di Flavio Cotti, per 20 anni responsabile comunicazioni dell’ufficio federale delle comunicazioni di Bienne, responsabile della comunicazione dei Campionati mondiali di ciclismo di Mendrisio.

«Credo che la mia specialità sia costruire cose nuove. Mi piacciono le sfide. Nel lavoro come nello sport. A Bienne sono arrivato nel 1992, quando è stato creato l’ufficio federale delle comunicazioni. Il direttore mi chiese di creare l’ufficio stampa. Un lavoro da pionieri perché in quegli anni stava nascendo internet. Ho vissuto la privatizzazione del settore radiotelevisivo, la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni e l’avvento della grande rete. Belle sfide durante circa vent’anni, con due parentesi. Due anni come responsabile della comunicazione per i mondiali di ciclismo a Mendrisio e un anno a Ginevra per il vertice mondiale della Società dell’informazione organizzato dall’Onu». Sovente le grandi sfide professionali penalizzano il tempo libero. Una regola non valida per Roberto Rivola, che una ventina di anni fa ha deciso di mettersi un paio di scarpe da corsa ai piedi. Da allora di strade ne ha percorse parecchie. «Ricordo che da adolescente mi succedeva di correre da Minusio a Orselina, sbagliando tutto ciò che c’era da sbagliare», ricorda l’ultramaratoneta.

«Durante gli studi universitari ho praticato pochissimo sport. Quando mi sono trasferito a Berna per lavoro ho avuto l’occasione di assistere come spettatore alla mitica 10 miglia. È stata una folgorazione. Tutte quelle persone di ogni età che correvano insieme. Era bellissimo. Così decisi che l’anno seguente avrei partecipato anche io. Comprai qualche libro e qualche rivista specializzata e iniziai a correre. E ci presi gusto, visto che da allora non ho mai smesso». Ricorda Roberto con un sorriso. E la passione per la corsa e la natura lo hanno portato in Engadina.


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«Credo che la mia specialità sia costruire cose nuove»»

«In realtà avevo pianificato di trasferirmi in Engadina per la pensione, perché è una regione che amo per la varietà dei paesaggi, la luce e l’aria fine. Oltre che per la possibilità di allenarmi nel mio sport: la corsa. Poi mi si è aperta una possibilità imprevista con la creazione del nuovo incarico di responsabile della comunicazione Engadina St. Moritz. Ho inoltrato la mia candidatura e sono stato assunto». Racconta Roberto Rivola seduto al tavolo in legno nella saletta in cembro della sua attuale abitazione. È in tenuta sportiva, reduce da un allenamento. «Per la verità non ho molto tempo per allenarmi. Il lavoro è nuovo e il turismo richiede spesso un impegno sette giorni su sette. Mi ritaglio degli spazi all’ora di pranzo per andare a correre o praticare lo sci di fondo». Per Roberto la corsa è più di un semplice hobby. È uno stile di vita che gli ha permesso di superare la soglia degli anta in splendida forma, di girare il mondo e di allacciare amicizie con persone di ogni dove. «Non potrei vivere senza sport», conferma l’ultratrailer.

Poi ci narra delle sue avventure sportive estreme. Dalla maratona di New York, fatta con un amico per festeggiare il traguardo dei quarant’anni, a quella di Tromsö in Norvegia il giorno dei suoi cinquant’anni. «Nel corso degli anni mi sono accorto di possedere un certo potenziale, un’inclinazione naturale agli sforzi estremi. Ad attingere a risorse nascoste anche quando pensi di non farcela più. Inoltre mi piace l’aspetto organizzativo. Il calcolare ogni minimo dettaglio. Dalla ricerca dello zaino giusto alle scelte nutrizionali, perché durante le traversate ogni concorrente deve portarsi tutto sulle spalle, dunque ogni grammo in più conta. Ho persino accorciato i tiranti dello zaino per guadagnare qualche etto per le scorte alimentari.

Tagliando qua e là, lo zaino pieno pesa ora solo 7 chili. Sono un peso piuma: un atout utile per la corsa ma penalizzante a livello di scorte, perché non posso correre con un sacco troppo grande». Le attraversate dei deserti sono gare che necessitano una grandissima preparazione. «Certo per questo per me vacanze significano allenamento». Un esempio di vacanza attiva? «Ho scoperto che in Svizzera esistono molti sentieri tematici. L’anno scorso, con la mia compagna Kristina, anch’essa ultramaratoneta, abbiamo percorso a corsa tutta la via alpina in due settimane. Dal Liechtenstein fino al Lago Lemano. Di giorno ci spostavamo a corsa e la sera dormivamo in deliziosi alberghetti di paese. Per me queste sono le vacanze più belle. Natura, sport senza computer e con il cellulare spento. Al rientro sono completamente rigenerato».

In pillole

Roberto Rivola

È nato a Bellinzona il 21 giugno 1959, è cresciuto a Minusio e vive a St. Moritz.
Studi: laurea e dottorato in Lettere e comunicazione, Università di Zurigo.
Professione: responsabile della comunicazione dell’organizzazione turistica Engadina St. Moritz.
Figli: Silvia (26) e Mirco (23).
Lingue: italiano, tedesco, francese e inglese. E… presto anche il romancio.
Hobby: fotografia
Sport: corsa e sci di fondo. Ha corso numerose e prestigiose maratone e ultramaratone. Negli ultimi anni ha preso parte a un circuito di gare estreme.
Ha attraversato: il Sahara (2012), il deserto di Atacama, Cile (2012) dove ha conquistato l’oro nella sua classe di età e il deserto del Gobi, 2013.
Il suo motto: carpe viam
Un milione di passi: è la raccolta di fondi, ora terminata, organizzata da Roberto in favore di Special Olympics.

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Testo: Donatella Gellera Falerni
Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
lunedì 12.05.2014, ore 00:00


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