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Remo Margnetti con l’apparecchio da lui creato; è in grado di spiegare in modo pratico numerose leggi fisiche.

Remo Margnetti con l’apparecchio da lui creato; è in grado di spiegare in modo pratico numerose leggi fisiche.

«Le 5 equazioni che hanno cambiato il mondo»

«Apprendere significa sperimentare. Il resto è solo informazione» Albert Einstein

Remo Margnetti in compagnia di Stefano Franscini

«Apprendere
è sperimentare»

IL PERSONAGGIO — Remo Margnetti, docente in pensione, non ha perso la passione per la fisica e per l'insegnamento. E ha creato un marchingegno davvero particolare. — Gallery

Remo Margnetti, classe 1929, ci viene incontro sorridente dall’uscio di casa, appoggiandosi esile alle stampelle «da qualche anno la mia salute è vacillante» dice, quasi a giustificarsi. Il tavolo di granito del giardino è cosparso di classificatori colorati e nel centro si trova uno strano marchingegno. «L’ho costruito tra settembre e ottobre dello scorso anno. È un concentrato d’insegnamento, da Archimede ad Einstein» anticipa entusiasta l’ex-professore. E come dimenticandosi dei malanni, cede le stampelle al nipote Matteo. Subito inizia a trafficare e ci dimostra alcune esperienze di fisica, illustrabili con questo macchinario.

«Questo è un piccolo pannello solare, simboleggia tutto il discorso dell’energia fotovoltaica... Di Albert Einstein si evoca sempre la teoria della relatività ma ci si dimentica che nel 1921 il Nobel  lo ricevette per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico!» spiega con slancio al piccolo pubblico. Poi ci mostra le leve, le bilance, gli strumenti di misura: il tutto concentrato in un solo apparecchio, che un suo ex-allievo ha battezzato «macchina Margnettiana». Margnetti ha apposto una targhetta sul suo marchingegno. Sembra riassumere bene lo spirito con cui l’ha costruito e con cui ha esercitato la sua professione, si tratta di una citazione di Einstein: «Apprendere significa sperimentare, il resto è solo informazione».

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«Sono qualcuno che sa districarsi tra meridiani e paralleli»»

Il signor Margnetti è in pensione da quasi 25 anni, ma non ha certo dismesso la sua passione per la matematica e la fisica né tantomeno per l’insegnamento e la trasmissione del sapere. Non si può nemmeno dire che sia uno di quei professori ferratissimi nella loro materia ma indifferenti a tutto quanto esuli dal loro campo di predilezione. Ascoltare il professore è un po’ come leggere Salgari: non mancano rocamboleschi colpi di scena e avventure che hanno dell’incredibile. «Sono qualcuno che sa districarsi tra meridiani e paralleli» ammette sognante, sfogliando il classificatore blu che ha sotto gli occhi. È un documento ordinato cronologicamente, all’interno ci sono appunti, copie di certificati di studio e di lavoro, lettere, fotografie: la storia di Margnetti.
 
«Ai miei tempi, in quinta elementare bisognava scegliere tra le scuole maggiori e il ginnasio. Era il 1939, avevo dieci anni e quell’anno morì mio padre. A me piaceva studiare, avrei voluto frequentare il ginnasio. Ma mia madre aveva tre figli e quattro mucche e mi spinse ad andare alle maggiori.“Poi farai la Scuola d’Arti e mestieri e diventerai meccanico” diceva. Non che avessi una grande inclinazione per il mestiere di meccanico, comunque è quello che feci. Ma in Ticino non trovavi lavoro nemmeno per stringere due viti. Allora, terminata la scuola me ne andai alla Oerlikon-Bührle». E da qui iniziano le avventure.

Negli anni ’50 Margnetti decide di andare in Svezia a lavorare nei cantieri navali di Göteborg. «Non parlavo lo svedese, ma conoscevo il mio mestiere e sapevo leggere i disegni tecnici». Ci mostra alcune fotografie di quei tempi: «Vedete questo giovane? Siamo diventati grandi amici, ora abita a Zurigo e ogni settimana ci scriviamo delle e-mail. Quest’altro era un bravo ragazzo, un ebreo ungherese. Era stato nei campi di concentramento, aveva il tatuaggio sul polso». Le foto in bianco e nero mostrano Margnetti giovanissimo, sullo sfondo enormi navi. «Volevo farmi imbarcare. Mi promettevano che avrei potuto farlo ma rimandavano sempre. Alla fine decisi d’andarmene. Lavorai ancora in Svezia, ma a Stoccolma. Nel Natale del 1951 tornai a casa per salutare madre e fratelli perché mi ero già organizzato per partire per il Canada. E in quel momento c’è stato un clic. Volevo tornare a studiare». Così decide di frequentare la magistrale. La sete d’avventure non si esaurisce, Margnetti aveva già preparato le carte per partire in India. «Ma incontrai lei – ci indica sua moglie Ezia, con cui è sposato da quasi sessant’ anni – e quindi niente India» ci dice sorridente.
 
E così, inizia la sua carriera d’insegnante di matematica e fisica alla Scuola di Arti e mestieri. In 36 anni d’insegnamento, sotto gli occhi attenti di Margnetti ne sono passate di classi! Ha conservato il contatto con molti studenti. «Erano due i tipi di allievi che non mi piacevano. Quelli che non lasciavano copiare i compagni e i leccapiedi – ricorda riaggiustandosi gli occhiali –. Ero un professore poco ortodosso, me ne fregavo dei programmi. Per me era importante che gli allievi imparassero a ragionare invece di imparare delle formule a memoria. Penso di essere stato un buon docente, visto che diversi miei ex allievi mi hanno bagnato il naso e sono diventati professori al politecnico». Margnetti sfoglia il prezioso classificatore: si trovano anche copie di pagelle delle sue classi, foto di muri a secco – tra cui uno sferico, creato da lui stesso –. «La mia disgrazia è che ho troppi interessi!» scherza Margnetti accennandoci anche alla sua passione per le ricerche genealogiche, per il dialetto, per la letteratura. Estrae dal classificatore le poesie di Guillevic,«I triangoli» di cui ha creato una variazione sul triangolo scaleno. Potrebbe essere una sua biografia: «Difficile è l’applicarmi regole/sono anarchico…Il triangolo equilatero? Un lontano parente».

Remo Margnetti

Nasce il 16 maggio 1929 a Camorino.
Frequenta le scuole elementari e maggiori a Camorino, poi la Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona.
Parte per la Svizzera tedesca, alla Oerlikon-Bührle per due anni.
In seguito lavora due anni in Svezia nei cantieri navali di Göteborg e alla Atlas Diesel di Stoccolma.
Torna in Ticino, frequenta gli ultimi due anni di scuola magistrale e in seguito la formazione di maestri delle scuole professionali a Losanna.
Dal canton Vaud fa ritorno in Ticino dove insegnerà per 36 anni alla Scuola d’arti e mestieri di Bellinzona.
È sposato da 59 anni con Ezia con cui ha avuto 4 figli. È nonno di 7 nipoti.
Lo scorso autunno ha costruito un marchingegno per spiegare numerose leggi fisiche in modo pratico.
Letture:«La fattoria degli animali» di Orwell è il libro che avrebbe voluto scrivere. «Il mulino dei dodici corvi» di Preussler è un altro libro che ha letto più volte.

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
martedì 29.07.2014, ore 00:00


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