«Benvenuti nella casa delle emozioni»

Assieme alla compagna Francesca Reverdito, ha realizzato dieci cortometraggi. La loro ultima opera è una serie web interattiva, sospesa tra fantasia e realtà. — PATRICK MANCINI

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Una bambola vodoo, una vecchia carrozzina, una mano in legno da veggente. Oggetti magici che popolano il regno di Riccardo Bernasconi, classe 1984, regista e produttore. La sua casa-laboratorio, a Campora, frazione di Castel San Pietro, è una miniera di spunti. È qui che, con la compagna di vita e di lavoro Francesca Reverdito, qualche mese fa ha concepito “La stirpe di Orazio”, inquietante serie web interattiva. «Nelle nostre produzioni – ammette – infilo spesso oggetti antichi. Perché hanno un’anima. E nella vita c’è bisogno di calore».

Si chiama Studio Asparagus. Ed è una piccola fabbrica di emozioni. A lavorarci, praticamente 24 ore su 24, sono Riccardo e Francesca. «Facciamo tutto insieme – sostiene Riccardo –. Lei è l’anima delle nostre creazioni. Oltre alla serie web, in 8 anni abbiamo realizzato ben 10 cortometraggi, tra cui “Death for a Unicorn” in concorso al Festival di Venezia nel 2013. E poi decine di video pubblicitari e musicali». È il 2008 quando le strade di Riccardo e Francesca si incrociano. Accade a Milano, sul set di “Io sono l’amore”, pellicola diretta da Luca Guadagnino. Riccardo fa l’operatore di backstage. Francesca è truccatrice. «È nata subito una bella amicizia – ricorda il giovane regista –, che poi si è trasformata in un legame ancora più profondo. Avevamo entrambi voglia di creare. È stato questo a unirci». 
Francesca è una ragazza che incuriosisce. Ha un grande sorriso e non vuole rivelare la sua età. Ma racconta di un passato in giro per il mondo. E di avere ricevuto un’educazione anglosassone. «Anche per questo – sottolinea Riccardo – vogliamo che nostro figlio Noah impari bene l’inglese. Il periodo di montaggio e post produzione de “La stirpe di Orazio” l’abbiamo trascorso in Scozia, in un paesino sperduto. Quattro mesi in cui Noah ha potuto frequentare una scuola. Oggi, a soli cinque anni, è praticamente già bilingue». 

Sofferenza artistica
Riccardo e Francesca formano una famiglia particolare. Un po’ come la famiglia di vampiri protagonista de “la Stirpe di Orazio. Outsider che vivono in una roulotte e che hanno deciso di non bere più sangue. «I protagonisti delle nostre produzioni – dice Riccardo – sono spesso personaggi strani, anche un po’ sfigati. Siamo attratti dal loro essere diversi, controcorrente». Molte riprese della serie web sono state realizzate proprio nella casa laboratorio di Campora. E poi, ancora, all’ex cementificio delle Gole della Breggia e alle cave di Arzo. «Dal 2014 – spiega Riccardo – ogni anno la Ssr lancia un bando di concorso per una serie web. Nel 2016 siamo stati proprio noi ad aggiudicarci quel budget di 130mila franchi. A cui siamo riusciti ad aggiungerne altri 30mila grazie al contributo di una fondazione. Soldi che ci sono serviti per pagare gli attori e lo staff». C’è gioia nello sguardo di Riccardo, mentre spiega dettagli e retroscena della serie. Ma anche un pizzico di amarezza. È un dato di fatto: il prodotto, pubblicato a puntate in rete lo scorso autunno, è stato promosso pochissimo. E la stessa cosa era capitata per le due precedenti serie web legate al concorso. Riccardo sdrammatizza: «In fondo noi siamo spinti dall’arte. Però è anche vero che ci piacerebbe fare conoscere maggiormente le nostre produzioni. È una cosa che ci fa soffrire. Il 2017 sarà un anno cruciale. Promuoveremo la serie nei vari festival. E lavoreremo su nuove produzioni».


Stregati dal lavoro
Ed è a questo che punto che Riccardo, mentre accarezza Akiko, un affettuoso pastore australiano, fa un lungo sospiro. «Nel nostro mestiere c’è una parte che non è per niente creativa. È quella della ricerca dei finanziamenti. Ti fa capire che, appena terminato un lavoro, devi già pensare al prossimo». Il regista rivela di non avere hobby. «Il lavoro è il mio hobby. È così anche per Francesca. Non stacchiamo mai veramente la spina. E quando cerchiamo di rilassarci, è il momento in cui arrivano le idee migliori». “Condannati” alla creatività. Riccardo, apparentemente schivo e introverso. Francesca, solare e chiacchierona. Una coppia di ferro che, in futuro, potrebbe puntare al grande salto: la realizzazione di un lungometraggio. «Abbiamo un progetto  in lavorazione – conclude Riccardo –. Ma non ci piace ancora. Vogliamo perfezionarlo. Siamo sperimentatori. Fare un lungometraggio non è uno scherzo. Ci sono in ballo finanziamenti e reputazione. Usciremo allo scoperto solo quando saremo veramente pronti».

Foto: Annick Romanski

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