Paolo Colombo, direttore della Divisione della formazione professionale, nel suo ufficio, circondato dai flyer di Espoprofessioni.

«Cari giovani, vi consiglio
questi mestieri...»

Il direttore della Divisione della formazione professionale cantone Ticino racconta i settori vincenti per le carriere di domani. E invita a Espoprofessioni. VIDEO

Cooperazione: Quali saranno le professioni più richieste nel mercato del lavoro, da qui a dieci anni?
Paolo Colombo: Ovviamente nessuno può prevedere il futuro, tuttavia possiamo identificare alcuni settori che già oggi sono molto richiesti dal mercato: nella sanità, nell’industria e nell’artigianato,  più – con una visione a lungo termine a livello di formazione – tutto quanto è legato al mondo delle energie rinnovabili e delle biotecnologie, e – ne sono convinto – nel mondo dei trasporti e della tecnica ferroviaria, grazie all’apertura di Alptransit.

E per quanto riguarda le sigole professioni?
Beh, in Ticino puntiamo molto sulla salute, un settore che avrà sempre più bisogno di infermieri, di tecnici di sala operatoria, di tecnici di radiologia medica piuttosto che di operatori sociosanitari o di addetti e assistenti alle cure. In tutta la Svizzera, inoltre, facciamo sempre fatica a trovare personale qualificato per i processi produttivi dell’industria, nella meccanica, nell’artigianato e anche nel settore dell’edilizia. C’è una cosa, però, che tengo a dire...

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Sarebbe?
Più che dare peso ai settori o alle singole professioni, è importante avere una visione più «a misura d’uomo», riflettendo su obiettivi, ambizioni e capacità del singolo – giovane o meno giovane – che si affaccia al mondo del lavoro. Cercando prima di rispondere «quali sono i miei interessi? Dove mi sento meglio? E in quale ambito professionale?».

Insomma, lo sviluppo personale al primo posto…
Esatto. Il nostro obiettivo è quello di formare persone in grado di assumere un ruolo attivo nella vita, che possano essere buoni cittadini e buoni genitori. Non si tratta di «imparare un mestiere», e tutto finisce lì. Perché lo sviluppo personale di ognuno si traduce poi in opportunità di crescita del Paese.

Quante professioni si possono imparare qui in Ticino?
Tante: oltre cento. Centotrenta per la precisione. Tutte nelle nostre scuole. Dal meccatronico al muratore, dall’operatore sociosanitario all’informatico, passando per l’impiegato di commercio. Anche perché il nostro cantone non può approfittare di economie come succede Oltralpe o nei cantoni più piccoli: Argovia punta solo su un settore mentre le altre formazioni sono «delegate» a Soletta, Zurigo o Berna. In Ticino ci siamo «costruiti» un sistema di formazione estremamente complesso e variegato.

Ma tutti questi titoli professionali rispondono alle esigenze reali richieste dal mercato?
Sì. Gli obiettivi delle professioni sono definiti dalle organizzazioni del mondo del lavoro, e sono rivisti ogni cinque anni, garantendo così un adeguamento costante.

È vero che alcuni mestieri si portano un «retaggio» storico che non li rappresenta più per quello che sono oggi?
Vero. Attraverso le nostre attività cerchiamo di lottare costantemente contro queste rappresentazioni della società nelle famiglie non sufficientemente informate sulle molte professioni che siamo in grado di offrire e che si possono imparare nel nostro Paese. A cui si aggiunge una visione  – assolutamente non condivisibile – secondo cui ci sarebbero professioni più «nobili» e altre «meno nobili». Ogni individuo, ogni mestiere ha la sua dignità e merita il rispetto di tutti.

Ma una volta fatta una scelta, si rischia di restare «ingabbiati»?
Questa è storia del passato. È vero che negli anni Cinquanta con un esame di matematica o di italiano si decideva tutta la vita a partire dalle scuole elementari. Pure fino a qualche anno fa – parlo della mia generazione – finito il ginnasio si decideva se percorrere il «binario» professionale o il «binario» degli studi superiori.

Che cosa è cambiato oggi?
Negli ultimi anni si è fatto un grosso sforzo nel sistema educativo, per rendere molto più permeabili e attraenti i percorsi formativi offerti ai nostri giovani. Anche le famiglie sono sempre più coscienti di queste possibilità. Le «passerelle» che sono state istituite nel corso degli anni all’interno del sistema, garantiscono anche di poter soddisfare tutte le ambizioni e le capacità dei nostri giovani. Eppure...

Eppure?
C’è ancora molto da fare, per molti l’approccio è «liceo al primo posto, scuole professionali a tempo pieno e poi, come ultima spiaggia, il tirocinio». Una visione che non condivido affatto: le potenzialità e le ambizioni ci sono in tutti gli ambiti e in tutte le professioni.

Per esempio?
Per esempio è possibile iniziare l’apprendistato come disegnatore; con la maturità professionale si può accedere alla scuola universitaria professionale e diventare ingegnere.  Posso ancora proseguire i miei studi al politecnico. Oppure andare al liceo e in seguito indirizzarmi verso una scuola specializzata superiore per diventare, infine, infermiere.

Parliamo però anche delle differenze di genere. È vero che molte professioni sono più gettonate tra ragazzi e meno tra ragazze? Come le professioni tecniche e ingegneristiche?
(ride) Non è per fare una battuta, ma pensi che mia moglie l’ho conosciuta al primo giorno di politecnico, una scuola storicamente maschile! Il nostro dipartimento cura vari progetti volti ad avvicinare le ragazze ai profili professionali più svariati (e del mondo tecnico) cercando di renderle più attente e curiose, ad esempio l’ultimo – chiamato «Promtec» – in collaborazione con la Scuola d’arti e mestieri.

Per contro, oggi sono sempre di più le ragazze al liceo e alle scuole superiori.
Infatti, qui la percentuale di ragazze è sempre più elevata. Possiamo notare che c’è,  diciamo così, una certa divaricazione delle scelte.

Se lei fosse un datore di lavoro, come valuterebbe un giovane candidato?
In passato sono stato «datore di lavoro»: dirigevo un laboratorio che testava materiali. Oltre alla valutazione del rendimento scolastico, dovrebbe avere una spiccata capacità di interagire con gli altri e di lavorare in team. Valuto anche il comportamento e il modo di porsi. Il mio candidato ideale deve mostrarsi interessato, curioso e aver voglia di imparare.

E le lingue? Che livello di importanza darebbe alle lingue nazionali, se dovesse fare una classifica?
Le lingue sono una caratteristica molto «spendibile» sul mercato del lavoro. Tedesco e inglese sono in assoluto le più importanti, almeno qui in Svizzera. Meno il francese...

Tra poco si aprirà Espoprofessioni…
Sì, dal 24 al 29 marzo. E siamo arrivati all’undicesima edizione...

Di che cosa si tratta?
È una vetrina straordinaria, prima di tutto. In poco tempo è possibile avere una panoramica delle offerte formative che molti nemmeno si immaginano. A ogni edizione i visitatori oscillano tra i 20 e i 30mila.

Quali i «sogni», nel futuro?
Immagino una sorta di «Città dei mestieri», aperta tutto l’anno. Ci stiamo lavorando insieme all’ufficio dell’orientamento. A Espoprofessioni stiamo affiancando altri momenti, come le iniziative di Swiss Skills o altre giornate legate a professioni e scuole specifiche. Ma puntiamo a qualcosa di più stabile e integrato.

Paolo Colombo

http://www.cooperazione.ch/_Cari+giovani_+vi+consiglio+questi+mestieri_ «Cari giovani, vi consiglio questi mestieri...»

Nato a Bellinzona, 49 anni, sposato con due figli, Paolo Colombo dal 2008 è direttore della Divisione della formazione professionale e nel 2012 è stato nominato vice presidente della Conferenza svizzera degli uffici cantonali della formazione professionale. Diplomato ingegnere civile al politecnico di Zurigo nel 1989, lavora qualche anno di lavoro come assistente universitario, torna in Ticino, in uno studio di ingegneria. Dal ’92 al 2000 ha diretto un laboratorio privato di ricerca sui materiali. Entra in Supsi (direttore Dipartimento costruzioni e territorio) per poi diventare collaboratore personale di Gabriele Gendotti al Dipartimento educazione. Vive con la famiglia a Bosco Luganese e nel tempo libero ama pedalare in rampichino.

www.ti.ch/dfp

www.espoprofessioni.ch

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Testo: Jona Mantovan

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
martedì 18.03.2014, ore 00:00


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