Chiara e Cetin si sono incontrati sul posto di lavoro. I due presto diventeranno mamma e papà. (Foto: S. Mahler)

Brividi al lavoro: caro collega, "Ti amo"

Innamorarsi in ambito professionale può dare adito a critiche. L’esperienza di Chiara e Cetin. — PATRICK MANCINI

Sorrisi accennati. Qualche sguardo di troppo. Poi arrivano le battute. I volti che arrossiscono lievemente. E in parallelo cresce l’inquietudine. Perché quando sua maestà, Cupido, colpisce sul posto di lavoro le incognite sono tante. Infinite. È capitato anche a Cetin Guel, 31 anni, e a Chiara Gulotta, 28. Assistente di cura lui, operatrice socio assistenziale lei. La scintilla, tra loro, è scoccata nella primavera del 2013 in un foyer dell’Opera Ticinese per l’assistenza alla fanciullezza (OTAF), con sede principale a Sorengo. «Abbiamo nascosto la nostra relazione per quasi un anno», dice Chiara. «I pettegolezzi ci facevano un po’ paura – ammette Cetin –. Non sapevamo come i nostri colleghi avrebbero reagito». 

Nel cuore dell’intimità
Per gli esperti, quello delle relazioni sul lavoro, è un trend in crescita, esploso nell’ultimo decennio. Stando allo studio “Il sesso in Svizzera” pubblicato nell’autunno del 2016 da Sotomo e commissionato dall’Ufficio federale della salute in collaborazione con Aiuto Aids Svizzero, tra il 30 e il 40% degli svizzeri troverebbe il proprio partner sessuale al lavoro. Anche all’estero il tema stuzzica. Ad esempio, una ricerca dell’Università La Sapienza, a Roma, indica che oggi il 70% delle coppie nascerebbe sul posto di lavoro. Percentuale esagerata? La realtà è che di statistiche veramente attendibili è difficile trovarne. Per varie ragioni. «Si tratta di aspetti molto intimi, è normale non avere dati esaustivi – ammette Loick Roche, direttore della scuola di management di Grenoble e autore di “Cupido al lavoro” (Castelvecchi, 2008) –. Inoltre va considerato che i maschi, quando sono interpellati sul tema, tendono a gonfiare i fatti. Mentre le femmine li nascondono. È una questione di schemi sociali. Per un uomo avere una relazione con una collega può essere segno di virilità. Al contrario, per una donna può rappresentare un danno d’immagine». 



Così scocca la scintilla
Non è, tuttavia, il caso di Cetin e Chiara, che a un certo punto decidono di uscire allo scoperto. Con orgoglio. «È stato abbastanza spontaneo – sussurra Chiara –. Non lo potevamo più negare. Ci avevano visti anche in giro per strada assieme, nel tempo libero. Alcuni dicevano di avere capito da un po’. E, infatti, ci facevano domande, sempre più insistenti». «La cosa è stata presa bene – aggiunge Cetin –. Il direttore ha giustamente voluto sapere come avremmo gestito la nostra relazione durante l’orario di lavoro. Non c’è stato alcun problema, visto che in quel momento non lavoravamo già più nello stesso reparto». I due giovani, che ora convivono ad Agno, a maggio diventeranno genitori della piccola Arya. Non solo. All’orizzonte si profila anche il matrimonio. E, forse, una casetta con giardino. «E pensare che all’inizio Chiara non contraccambiava – scherza Cetin –. Io sono rimasto subito folgorato da lei. Mi attirava fisicamente. E mi piacevano il suo modo di fare, il suo sorriso. E anche la maniera con cui si relazionava con i nostri utenti». Il fatto di lavorare in un ambito sociale ha probabilmente aiutato Cetin e Chiara a mostrare i loro lati migliori. «Sì – conferma Chiara –. Perché col passare delle settimane mi incuriosiva la sua simpatia. Faceva sempre ridere gli ospiti. Non è evidente». Dettaglio importante. Perché alcuni ambienti di lavoro sono più adatti di altri per spalancare le porte a Cupido. Lo indica anche Roche. «Constato che nascono relazioni frequenti nelle aziende innovative e creative – afferma –. Così come in quelle in cui si fa del bene. La pulsione sessuale ne è una conseguenza diretta. Le relazioni tra colleghi, d’altra parte, sono più probabili anche in posti in cui c’è un ambiente depresso e teso. Il rapporto con il collega diventa un modo per evadere, per auto motivarsi in contesti freddi e asettici».



Tra Cetin e Chiara il rapporto si consolida gradualmente. «Le portavo la brioche tutte le mattine – ricorda Cetin –. Però per non creare sospetti dovevo comprarle anche per gli 
altri colleghi d’équipe. Ho speso un patrimonio in cornetti e ciambelle. In certi momenti mi sembrava di essere in un film». Come quella volta in cui Cetin e Chiara si scambiano sguardi dolci in caffetteria. E all’improvviso arriva la collega. «Abbiamo fatto un balzo all’indietro entrambi – sospira Chiara –. Avevamo il cuore in gola. Fortunatamente non si era accorta di nulla. O forse sì. Chissà».


La coppia di “veterani”
Di problemi non se ne sono mai fatti Pietro e Claudia Garzoni, che oggi hanno rispettivamente 69 e 70 anni. La coppia di Stabio nel 2017 festeggerà il 40esimo anniversario di matrimonio. «Eravamo entrambi programmatori informatici al centro elettronico di calcolo del Cantone, a Bellinzona – ricorda Claudia –. Io ero una delle poche donne in Ticino a fare questo mestiere. Ed ero l’unica donna dell’ufficio in cui lavorava anche Pietro». Il marito annuisce. E sbotta: «L’ho vista e mi è piaciuta. Era vivace. Allegra. Mi sono buttato. Senza paure, né dei colleghi, né dei superiori». Nel 1976, Pietro e Claudia si fidanzano. «I colleghi l’hanno saputo quasi subito. Abbiamo lavorato insieme ancora per un paio d’anni. Poi sono arrivati i nostri due figli e io ho smesso».



Sacrifici necessari
Come può una coppia riuscire a convivere negli stessi spazi professionali, senza calpestarsi i piedi? Cetin e Chiara si sono imposti una serie di regole. «Sul lavoro – fa notare Chiara – bisogna dimenticare di essere insieme. Anche se poi è dura. Ti viene sempre da cercare l’altra persona. Noi però ce lo siamo promessi: la professionalità prima di tutto». I viaggi in terre esotiche, la cucina, il cinema d’azione. Sono tante le passioni che uniscono Cetin e Chiara. «Siamo andati a convivere ancora prima di svelare la nostra storia ai colleghi – rivela Cetin –. Abbiamo rischiato. Per me è stata una grande prova. Sono un tipo solitario. Con questa mossa, sarei rimasto a contatto con la mia partner 24 ore su 24. Lì ho capito che Chiara era davvero la mia anima gemella». «A casa – annota Chiara – cerchiamo di non parlare mai di lavoro. Vogliamo separare il tempo libero dall’ambito professionale. Però è anche vero che se uno dei due ha avuto un problema sul lavoro, l’altro, proprio per il fatto di conoscere il contesto in cui si opera, lo può capire meglio». 
 

Intervista a Kathya Bonatti, life coach ed esperta in sessuologia. 

Perché oggi le relazioni sentimentali sul posto di lavoro sono così diffuse?
Innanzitutto perché ci sono molte più donne nel mondo del lavoro. Uomini e donne sono più a contatto tra loro rispetto al passato. E poi perché sempre più si cerca la relazione facile, a portata di mano. L’uomo moderno è in preda a una pigrizia emotiva. 

Dalla sua esperienza, come valuta una relazione tra colleghi?
Vedo più svantaggi che vantaggi. Si sta molto più tempo insieme, è vero. E questo, inizialmente, può sembrare un aspetto positivo. Ma a lungo andare diventa controproducente. Perché il desiderio si alimenta con il mistero e la distanza. Inoltre si rischia di parlare sempre di lavoro all’interno della coppia. O di portare i conflitti di coppia sul posto di lavoro. In alcuni casi, addirittura, i due partner entrano in competizione tra loro. 

Nel 2010 un noto gruppo imprenditoriale, dalla sua sede di Ginevra, aveva vietato ai suoi dipendenti di avere relazioni tra loro. Qual è la sua opinione?
L’amore non può essere vietato. Però capisco il senso di questa direttiva. I dipendenti vanno responsabilizzati. Quando si innamorano del collega, non si rendono conto degli effetti collaterali che potrebbero esserci in futuro.     

In uno dei suoi libri, “Partner manipolatori”, lei dedica un ampio capitolo a questo aspetto. Cosa occorre tenere presente?
Quando una relazione sul posto di lavoro si conclude, la persona più debole rischia di fare una brutta fine. Perché poi il tuo ex partner te lo ritrovi fianco a fianco. E quindi cosa fai? Scappi? E che ne sarà del tuo rendimento? Senza contare le cattiverie che si possono manifestare. Ho visto gente fare di tutto per fare in modo che la propria ex fosse mandata via dall’ufficio. Triste, ma vero.


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Testo:  Elisabeth Alli

Pubblicazione:
lunedì 13.02.2017, ore 00:00