Andrea Moser ha pubblicato numerosi articoli su temi naturalistici e spiega perché non bisogna temere il lupo.

«Chi conosce il lupo
non ne ha paura»

Andreas Moser, giornalista ed esperto di animali carnivori, prende posizione sulla diffusione del lupo in Svizzera.

Coopererazione: Dal 1995 il lupo è tornato in Svizzera. La sua presenza suscita emozioni e discussioni. Perché la convivenza fra lupo ed  esseri umani è così difficile?
Andreas Moser: È interessante vedere che nelle regioni da dove il lupo è partito prima di arrivare in Svizzera la discussione è molto più calma. Mi riferisco agli Abruzzi, dove la presenza del lupo è normale. La gente è preparata, c’è la protezione del gregge e i cacciatori sono informati; inoltre, nonostante la presenza del  lupo, c’è parecchia selvaggina. D’altronde, in certe zone della Spagna nelle quali è tornato il lupo, si è visto che non solo la selvaggina è aumentata, ma anche il peso dei palchi dei cervi. Il lupo seleziona le sue prede, è la «guardia» della loro salute. Questo è il ruolo naturale di un predatore.

Il lupo in Svizzera era estinto ed il suo ritorno crea disagio alle persone.
Dove il lupo è stato assente per molto tempo, il suo ritorno è vissuto come quello di un fantasma che riappare. Nel passato si è creata l’immagine di un animale feroce, di una bestia che mangia i bambini. Infatti, nel ’900 in Svizzera, la gente aveva bracconato e quasi eliminato tutta la selvaggina, semplicemente perché c’era la fame. Allora, i lupi non avevano alternativa al predare pecore o capre delle greggi. Bisogna ricordare che, a causa della carestia, per una famiglia in montagna la perdita di una capra ad opera di un lupo era una tragedia.

E oggi?
Oggi la nostra realtà economica per fortuna è molto diversa. Abbiamo mezzi efficaci per proteggere un gregge, dalle recinzioni elettriche ai cani da protezione. Inoltre oggi, rispetto al Novecento, nei boschi vive tanta selvaggina.  Il lupo trova allora una situazione completamente diversa rispetto ai secoli scorsi.

La paura del lupo è radicata molto profondamente negli esseri umani. Che rischio esiste di incontrare un lupo nel bosco?
Da centinaia di anni, il lupo è sempre stato perseguitato. Questo ha avuto conseguenze. È un animale timidissimo. Nella nostra situazione non è un pericolo per l’uomo.

Però i lupi conquistano sempre più terreno.
Il lupo è una specie fortemente territoriale. Sappiamo che in Piemonte, un ambiente che assomiglia alle nostre zone a sud degli Alpi, una famiglia di lupi con una media di cinque individui adulti occupa dai 200 ai 400 chilometri quadrati –cioè la superficie del canton Zugo e in questo territorio non tollera altri lupi. Per questa ragione, non si possono vedere branchi con venti lupi – diversamente dai cervi.

Quanti lupi ci sono attualmente in Svizzera?
Nel canton Grigioni, in zona Calanda, durante l’inverno c’è un branco con 8, al massimo 10 lupi e si sa di altri 5 individui in diverse altre zone del cantone. Secondo le autorità di caccia in Ticino, ci sono due lupi, un maschio nell’alta Vallemaggia e un maschio nel Gambarogno. Nel Vallese esiste un’ampia variabilità, al momento ci sono forse tra zero a tre esemplari e magari tra due e cinque lupi vivono in altre regioni della Svizzera. Nel nostro Paese direi che oggi vivono una ventina di lupi, ma rimane difficile fornire cifre precise per una specie così discreta e dinamica.

Lei dice che ci sono due lupi in Ticino. Come si può stabilire questo numero?
La presenza del lupo si può capire dalle prede che prende. Soprattutto animali selvatici, ogni tanto anche delle pecore oppure delle capre. Soprattutto quando c’è la neve, ci sono impronte; e poi ci sono le feci. Attraverso le feci si possono analizzare le cellule intestinali dei lupi, dalle cellule si può persino determinare il Dna. Si può così definire origine, specie, e – se tutto va bene – anche il sesso e l’individuo.

Da dove provengono questi animali?
Tutti i lupi che sono arrivati nell’arco alpino sud-occidentale e centrale provengono dalla piccola popolazione che era sopravvissuta a est di Roma, nelle montagne degli Abruzzi. Dopo la seconda guerra mondiale non c’era più selvaggina e i lupi vivevano di rifiuti nelle discariche. Ora, e grazie al ripopolamento di selvaggina per la caccia in tutta Italia, i lupi ritrovano le loro prede naturali: caprioli, cinghiali, cervi. Così, e grazie alla severa protezione della specie in tutta Europa, dagli anni ’90 del secolo scorso, i lupi hanno aumentato la loro popolazione e si sono diffusi verso nord.

Pare che questo ritorno trovi molto sostegno nelle città, ma molto meno nei territori direttamente toccati…
Nelle città c’è infatti molto sostegno per il lupo. In città si sa cosa significa la mancanza di natura e per questo molti cittadini sostengono il ritorno dei predatori; d’altronde è anche vero che spesso i cittadini non si rendono conto delle problematiche affrontate da allevatori e contadini con la presenza di predatori. Per questo ci vuole un sostegno finanziario per compensare il lavoro supplementare richiesto dalla vicinanza dei lupi. Non dimentichiamo che l’agricoltura in quota si svolge già in condizioni difficili  ed è nel contempo assolutamente indispensabile per la biodiversità e per la stabilità dell’ambiente in montagna.

Secondo la «Strategia sul lupo» elaborata dall’Ufficio federale dell’ambiente, il reinsediamento del lupo in Svizzera dovrebbe avvenire in tre fasi: prima i giovani maschi, poi le giovani femmine ed infine la diffusione sul territorio. Si tratta di una strategia realistica?
Speriamo che i lupi leggano questi documenti.  Sono calcoli che si possono fare, ma se cambia un solo fattore, tutti i pronostici falliscono. Tutto dipende da come i Cantoni gestiscono questa strategia della Confederazione. Già oggi si vedono tante differenze. Come abbiamo visto nei Grigioni, una famiglia stabile di lupi può, con delle adeguate misure di protezione dei greggi, coesistere con l’uomo senza grossi problemi. Però, si è potuto vedere in Vallese, ma anche in Slovenia e in America che chi spara ai lupi può creare un caos, nei lupi e nelle opinioni della gente.

Abbiamo visto che all’inizio di gennaio un giovane lupo maschio è stato abbattuto illegalmente nel canton Grigioni.
Nei Grigioni il predatore è accettato relativamente bene e tanta gente che vive nelle vicinanze dei lupi è molto arrabbiata per questo episodio. Ma abbiamo anche un cantone come il Vallese, dove persino il presidente del governo si permette di scherzare in pubblico su questo argomento, affermando che si deve sparare ai lupi e poi stare zitto. Ci sono politici che giocano con la paura del lupo per guadagnare voti.

Lei ha girato un film, premiato nel 2011, dal titolo «Chi è il lupo – I lupi sono diversi da ciò che si pensa». Cosa intende con questa diversità?
Il lupo è una creatura molto mal compresa. Tanti vecchi studi sono stati fatti con lupi rinchiusi in recinti dove si sono istaurate aggressività e dure gerarchie. Oggi, dalle osservazioni fatte in natura, sappiamo che il lupo in realtà è un animale affettuoso che vive in branchi. Non per caso, 30mila anni fa, fu il primo compagno animale dell’uomo. I lupi sono in grado di adattarsi al loro ambiente, e anche all’uomo.

In questo senso lei pensa che si dovrebbe riscrivere la famosa favola di «Capuccetto rosso»?
La favola è una favola. E uno specchio del passato, quando il lupo era un vero, grave problema per la popolazione di montagna. Ma se pensiamo pure alla figura del lupo mannaro, detto anche «uomo lupo», vediamo come  profondo il mito del «lupo mangiatore di uomini».

Che bilancio può quindi trarre?
Chi conosce il lupo non ne ha paura. Con una buona volontà, nel mondo di oggi, la coesistenza dell’uomo con questa specie è possibile. Quando si riconosce un fantasma, non se ne ha più timore.

Andreas Moser

http://www.cooperazione.ch/_Chi+conosce+il+lupo+non+ne+ha+paura_ «Chi conosce il lupo non ne ha paura»

Nato nel 1956 a Basilea, è caporedattore della serie «Netz Natur» della Radiotelevi­sio­ne Svizzera tedesca SRF. Ha studiato biologia e ha finito il suo dottorato con una tesi sull’ecologia delle vipere in Engadina. È stato assistente all’Istituto tropicale e della sanità pubblica a Basilea. Ha pubblicato una lunga serie di articoli su temi inerenti la natura e il mondo animale.

Dal 1987 lavora come giornalista scientifico. Ha ricevuto diversi premi, come il Prix Média dell’Ac­ca­de­mia svizzera delle scienze e gli è stato conferito il dottorato honoris causa dal­l’Università di Zurigo. Vive nel canton Zurigo, ma si trova pure spesso in Ticino, dove conosce bene non solo la natura, ma anche la situazione e le condizioni di lavoro dei contadini e allevatori in montagna.

www.srf.ch/sendungen/netz-natur

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Testo: Gerhard Lob

Foto: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
venerdì 07.02.2014, ore 10:04


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