Celine van Till con la sua giumenta Amanta è pronta a gareggiare alle Paralimpiadi di Rio.

«Così mi sono salvata dal buio»

Nel 2008, Celine van Till è vittima di un grave incidente di equitazione. Grazie a una straordinaria forza di volontà torna a cavalcare e partecipa alle Paralimpiadi di Rio — JEAN-DOMINIQUE HUMBERT

Celine van Till ha trascorso un momento molto difficile nella sua vita, in cui la sua esistenza è piombata improvvisamente nel buio. Più di otto anni fa, a causa di una terribile caduta da cavallo, entrò in coma e rimase temporaneamente tetraplegica. Ma oggi, quando incontriamo questa elegante atleta, che è stata selezionata per i Giochi Paralimpici, la sentiamo in trepidazione per la partenza, e quasi più nulla fa pensare a quel triste evento. Se non fosse per quella carica di vitalità in più che traspare dalla sua voce e dal suo sguardo. Dalla sua determinazione e dalla voglia di vivere.  

Questo venerdì 2 settembre lei parte alla volta di Rio per partecipare alle Paralimpiadi: qual è il suo obiettivo?  
Prima di tutto quello di realizzare un sogno, partecipando a questi Giochi e poi quello di vivere intensamente ogni istante. Voglio gustarmi fino in fondo l’atmosfera e prepararmi alle gare nel migliore dei modi. Poi, il secondo obiettivo è quello di ottenere un buon risultato. Tutti gli atleti sognano una medaglia, ma per me, qualificarmi per il Freestyle sarebbe già il massimo.

Cosa l’aspetta per quanto riguarda il programma? 
Ho appena una settimana per allenarmi e abituarmi al clima, insieme alla mia giumenta Amanta. Dovrò saper dosare gli sforzi, un aspetto molto importante vista la grande portata delle Paralimpiadi; è importante non strafare per essere riposati e in ottima forma il giorno x, per me l’11 settembre (Team Test Grade III) per le qualificazioni e il 13 settembre (Individual Championship Test Grade III).

Sono queste le due date decisive per lei alle Paralimpiadi? 
Sì, proprio perché i risultati di queste due prime prove contano per il Freestyle che si disputa il 16 settembre e a cui partecipa solo il 30% dei migliori atleti.

La sua disciplina si chiama «Paradressage» (Para-Equestrian-Dressage): in cosa consiste? 
Corrisponde al dressage professionale, il prefisso «Para» sta semplicemente per handicap. Si fa un percorso in cui si eseguono delle figure, un po’ come nel pattinaggio artistico. Solo che qui si danza con il cavallo e ciò che conta è l’armonia; con il cavallo si crea un’osmosi e questo è l’aspetto che mi piace di più nella mia disciplina.

L’equitazione è davvero il centro della sua vita. 
Sì, è la mia passione. Ho iniziato ad andare a cavallo a 6 anni e molto presto sono passata alla competizione, dapprima con il salto agli ostacoli e poi con il dressage; a 15 anni facevo già parte della squadra nazionale junior, dove sono rimasta per due anni.

Fino al 30 giugno 2008,  quando il suo cavallo Zizz si è imbizzarrito e le è caduto addosso – un incidente che l’ha terribilmente segnata. 
Sì è vero, questo incidente poteva costarmi la vita: sono rimasta in coma per un mese, ho riportato un forte trauma cranico e gravi lesioni cerebrali. Sono rimasta parzialmente tetraplegica, ho dovuto riapprendere di nuovo tutto: camminare, parlare, mangiare, alzare un braccio...

Che cosa le è stato particolarmente di sostegno in quel periodo? 
La motivazione. La volontà. Guardare sempre avanti, in ogni momento. Essere positiva e voler andare avanti.

E a cosa si è aggrappata? 
Il mio obiettivo era in fondo al tunnel. Mi sentivo come in una lunga galleria, buia e nera. Ma in fondo c’era una luce chiara e brillante. Era piccola, ma sapevo dove volevo arrivare.

E poi non era sola … 
Certo, la mia famiglia mi è stata di grande sostegno, mia madre in particolare. È grazie a lei se sono rinata e se oggi posso vivere così. Ha saputo trasmettermi la vera motivazione su cui si basa la mia vita. Naturalmente anche il mio cavallo ha avuto un ruolo centrale per la mia ripresa: è stato uno dei miei migliori medici e lo è tuttora. 

La possibilità di tornare a cavalcare è stata parte della sua motivazione? 
Non immaginavo neppure che sarebbe stato di nuovo possibile un giorno. Mi trovavo su una sedia a rotelle e riuscivo a malapena a parlare o a stare in equilibrio sulle mie gambe quando mia madre mi propose di tornare a cavalcare. All’inizio mi sono arrabbiata e le ho detto «ma non vedi in che stato sono?». Ma lei mi ha guardato con gli occhi pieni di fiducia e mi ha risposto: «Sono certa che ce la farai». Tornare a cavalcare è stato tutto per me, più di un sogno.  

Se il cavallo non fosse esistito Celine, cosa sarebbe stata la sua passione? 
Sinceramente non lo so. Il mio rapporto con il cavallo è talmente stretto che non si può descrivere. Chi non conosce questo tipo di intesa, difficilmente può comprendere il legame che si instaura fra il cavallo e la sua cavallerizza. È come tra me e Amanta: siamo una coppia, tra noi vi è un legame forte e potente come quello che unisce due persone. E come ho già detto, andare a cavallo è la mia passione. E può succedere qualsiasi cosa, ma la vera passione non muore mai. 

E Zizz, il cavallo con il quale ha avuto l’incidente, l’ha più visto? 
L’ho rivisto e l’ho anche montato una decina di mesi dopo l’incidente. Quando si cade da un cavallo, bisogna tornare a montarlo, è una regola che conosco sin da quando ho iniziato ad andare a cavallo. 

Ha avuto un coraggio straordinario a rimontare il cavallo che aveva infranto i suoi sogni. 
Lei parla di coraggio straordinario, ma io le dico che per me è stato del tutto naturale e normale. È stata la passione, quel famoso legame fra noi.

Gli serba rancore? 
Niente affatto. Ho visto il video della mia caduta, mio padre aveva filmato tutto: ebbene, mi sono resa conto che io non avevo commesso nessun errore e neppure il cavallo, è successo e basta. Forse un malessere. O forse la sfortuna.

Che cos’è la paura per lei? 
Un’emozione che esiste in tutti e che è del tutto normale avere. 

Ed è aumentata dopo l’incidente? 
Aumentata non direi. Piuttosto è cambiata. Diciamo che ho imparato a trasformare la paura in qualcosa di positivo. C’è un motivo per cui esiste la paura; la paura può servire a qualcosa. E anche oggi: posso aver paura di fallire, ma questo può diventare una motivazione in più per riuscire. All’inizio può farmi riflettere, esitare. Dopo, quando mi lascio andare, lo stesso sentimento mi sprona a raggiungere di più.

Se lei fosse un animale.... 
Spontaneamente direi che sarei un cavallo! Ma sono già stata paragonata a una balena. Perché si dice che le balene siano degli animali che amano aiutare gli altri e questa è una cosa a cui io tengo davvero tanto. Trasmettere un messaggio positivo e di speranza, essere di esempio per gli altri, è quello che cerco di fare.  

Perché si alza la mattina? 
Per condividere la felicità. 

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