Mary Torre: «Apprezzo di più un’uscita in bici in compagnia che un aperitivo al bar»

«Fare sport
mi piace tantissimo»

L'INCONTRO — A 55 anni Mary Torre, appassionata sportiva, decide di tuffarsi in un’impresa impegnativa: correre un Ironman. E ci riesce. L’invito: inseguite i vostri sogni. 

Qualsiasi incontro ci insegna qualcosa. Può farci da specchio su ciò che siamo, può trasmetterci nuove conoscenze oppure può spingerci a prendere delle decisioni. Alcuni incontri vanno oltre, ci lasciano messaggi decisi e indelebili, come è avvenuto incontrando Mary Torre, 57 anni, di Sementina, che con la sua esperienza ci ha lanciato un forte messaggio: nella vita non è mai troppo tardi per nessun obiettivo.

Non è mai troppo tardi per iniziare
Neanche per correre un Ironman, come lei ha fatto inaspettatamente per la prima volta a 55 anni: «Mi è sempre piaciuto lo sport. Da giovanissima ho fatto un po’ di atletica, a 18 anni ho iniziato a cavalcare e per anni ho fatto concorsi ippici di salto. Qualche anno dopo mi sono appassionata allo sci nautico, alla subaquea, e a diversi sport ma niente di più…. Ritrovarmi a oltre 50 anni a correre un Ironman in mezzo agli atleti più forti al mondo è stata una gran bella sorpresa in primis per me stessa», ci racconta Mary, che prosegue: «Nel 2002, quando mi sono iscritta al mio primo thriathlon, il mini tri di Locarno, nuotare per 500 m, pedalare per 20 km e correre per 5 km mi sembrava qualcosa di grandioso. E adesso eccomi qui, a 57 anni, a gareggiare negli Ironman. Chi l’avrebbe mai detto?». Per chi non lo sapesse, un Ironman non è roba da poco: consiste nel nuotare  per 3,8 km, saltare in sella alla bici per altri 180 km e infine correre per 42 km prima di tagliare il traguardo.

Un’impresa ardua. Ma come ci spiega Mary, non è una cosa impossibile: «Servono innanzitutto gradualità e costanza. Non ho deciso dall’oggi al domani di correre un Ironman, è stata una scelta maturata nel tempo, anno dopo anno, allenamento dopo allenamento. All’inizio correvo brevi thriathlon popolari ed ero entusiasta così. Poi sentendomi in forma sono passata a percorsi olimpici e a gare un po’ più impegnative. Finché un giorno, nell’ottobre del 2008, mentre ero alle Hawaii ad assistere all’Ironman più affascinante al mondo, ho avuto modo di vedere delle partecipanti che avevano all’incirca la mia età e mi sono detta: “Ma se lo corrono loro, perché non posso farlo anch’io?”.

Quel giorno è scoccata una scintilla, è nata in me una fortissima voglia di imbattermi in questa sfida; mi sono data qualche anno per allenarmi più intensamente e detto fatto, nel 2012 ho preso parte all’Ironman di Zurigo, chiudendolo in 12 ore e 36 minuti». Certo che per arrivare a quella preparazione atletica, qualche sacrificio Mary ha dovuto farlo: «Ho cominciato col rivolgermi a una personal trainer che mi pianificasse gli allenamenti e mi desse dei consigli. Ho imparato a curare l’alimentazione, il sonno, ad ascoltare il mio corpo e lavorando a tempo pieno, mi è rimasto sempre meno tempo libero. Ma a chi mi chiede se vale la pena fare simili sacrifici per qualche gara, io rispondo che questi per me non sono affatto dei sacrifici: fare sport mi piace tantissimo, è una mia scelta, mi fa sentire bene e mi dà grandi soddisfazioni. Inoltre mi permette di incontrare persone davvero speciali con cui ho molto da condividere, e di viaggiare nel mondo. Adesso come adesso, apprezzo molto di più un’uscita in bici in compagnia che un aperitivo al bar», conclude Mary. «Negli anni ho cambiato interessi, modo di vivere, e ci sono cose che  sono emerse in me con insistenza e che ho deciso di seguire, come la vita sportiva, ma anche la recente scelta di diventare vegetariana», afferma.

La passione per gli animali
Tra le passioni di Mary infatti c’è anche quella per gli animali: nel corso della sua vita è stata accompagnata da gatti, cani, e dal suo cavallo. «Ho comprato un corso di equitazione a 18 anni, col mio primo stipendio. Cavalcare era il mio grande sogno e da allora il mio cavallo è stato la mia grande passione, finché, date le condizioni in cui mi sono trovata dopo l’incidente, con diverse ferite aperte, problemi di pressione e con forti giramenti di testa continui, ho dovuto smettere.

Ma a posteriori, posso dire che è stata la fine che ha segnato un grande inizio: se non avessi smesso di cavalcare, probabilmente non avrei mai comprato quella bici da corsa che mi ha portata ad avvicinarmi al thriathlon», ci dice Mary, che per carattere guarda sempre alle cose con molta positività: «L’atteggiamento verso le cose è fondamentale: facendo sport mi sono “rotta” quasi tutto e dopo l’incidente, sembrava impossibile che potessi tornare a fare sport come prima. Ma non mi sono arresa, ho fatto tutto il possibile per recuperare: palestra, tanto movimento e sono rientrata subito al lavoro, anche se solo per poche ore al giorno. Alla fine, ho recuperato completamente e anzi, direi che sono andata oltre!», conclude Mary.







4 date nella vita di Mary Torre


1980 Compra Mister George, il cavallo che per anni è stato la sua più grande passione.
1999 Incidente d’auto. Inizia una nuova era della sua vita con la consapevolezza che basta un attimo per perderla.
2002 Improvvisamente suo padre se ne va, per rinascere in un nuovo rapporto più profondo.
2012 Primo Ironman a Zurigo e Campionati Mondiali di Ironman alle Hawaii.






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Testo: Giada Mossi
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 08.09.2014, ore 00:00


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