Drago Stevanovic pronto per la seconda edizione dell’OtherMovie Lugano Film Festival.

«Fotografare per crescere»

Drago Stevanovic è appassionato di fotografia e di cinema. Tra pochi giorni si svolgerà l’ OtherMovie Lugano Film Festival di cui è ideatore e direttore.  

Quando sto male, io esco, vado per esempio sul fiume. E al fiume comunico il mio dolore. E il fiume mi ricambia donandomi delle immagini artistiche». È un flusso energetico, la fotografia di Drago Stevanovic, originario della ex Jugoslavia e approdato in Svizzera una trentina di anni fa. Alla magica scatola nera il fotografo si era rivolto subito, sin da ragazzo. E non fosse stato per il padre che voleva per lui un avvenire solido, spingendolo quindi a laurearsi in giurisprudenza, avrebbe certamente studiato all’Accademia di Arte cinematografica di Praga.

Ma non è che gli ostacoli siano sempre insormontabili: che sia il vero amore, la passione, la forza di volontà o che sia invece il destino, l’artefice del nostro percorso, ebbene, all’interdizione paterna non è riuscito di inibire la spinta propulsiva a raccontare il mondo esteriore e quello interiore attraverso immagini di impatto fortissimo, scatti selvaggi dove lo sfumato racconta le vibrazioni dell’animo. Come disse a suo tempo quello che Drago definisce il suo «mentore», «un grande giornalista ticinese che mi ha spinto a diventare ciò che sono», Eros Costantini: «nelle immagini di quella mostra (riferendosi all’esposizione alla Galleria K10 di Lugano, nel 2010, ndr), ve ne sono alcune che urlano, strepitano, si impongono con violenza e quasi aggressività: altre, invece, delicate e tenui, come certi suoi nudi paesaggi, si insinuano in chi le osserva come un nudo sussurro». E ancora: «Con la sua macchina fotografica metterebbe a fuoco un ghiacciaio».

Nel caffè luganese in cui ci siamo incontrati e abbiamo chiacchierato per quasi un’ora, Drago guarda spesso fuori dalla finestra, si perde a osservare la pioggia, i passi veloci di chi deve correre a prendere il treno, chi va e chi torna. «La mia vita immaginaria è molto potente: mentre guardo questa pioggia già penso a una fotografia o alla scena di un film». Drago, che non coltiva un’idea della fotografia legata alla tecnica, che anzi ritiene chi giudica un’immagine solo per i suoi tecnicismi miope, perché «lo scatto deve cercare l’anima», si occupa anche di cinema, che altro non è se non un’immagine in movimento. Nel 2012 ha prodotto il cortometraggio «Il rumore dell’anima» e quest’anno il docufilm «Il silenzio del rumore, il rumore del silenzio». È sempre l’interiorità col suo dolore al centro della sua ricerca artistica, che intende dare voce al rumore del disagio dell’uomo.

Per quanto riguarda il cinema, Drago ha ideato e dirige il Festival «Other movie», che intende indagare e presentare al pubblico una visione differente del cinema, un cinema che attraverso documentari, cortometraggi e video-arte racconti la malattia mentale e i cosiddetti «diversi». Su questo tema si basa anche il primo cortometraggio, che prende spunto da un’esperienza lavorativa presso un Istituto di malati mentali: un’esperienza formativa molto forte per il fotografo, naturalmente dotato di un animo sensibile e profondo. «Sono persone che hanno abbandonato il mondo esterno per motivi diversi – spiega – perché la vita è stata dura con loro. Mi sembrava interessante e importante raccontare le loro storie, anche perché le sento legate alla mia telecamera e alla mia solitudine». Il fotografo e cineasta per motivi anche personali ha una sensibilità particolare per la diversità e del disagio. «Sento che la mia missione sia quella di far conoscere alla gente queste vite un po’ diverse: voglio sensibilizzarle».

Il suo Festival, che quest’anno giunge alla seconda edizione, oltre a dare spazio a giovani cineasti locali e a realtà emergenti, propone anche tavole rotonde su temi specifici, come per esempio la terapia legata all’arte. «Oltre alla musicoterapia, all’arteterapia, esiste anche la fototerapia. Ebbene sì: anche la fotografia può guarire – mi racconta. «Io l’ho sperimentato su me stesso, perché per tutta la vita ho avuto bisogno di avere uno sfogo esterno. Ma ho potuto vedere dei buoni risultati anche sugli altri. Per esempio tempo fa ho seguito una persona che aveva problemi gravi e non viveva serenamente la sua esistenza: fotografando, piano piano è riuscita a lenire il suo dolore».

Per Drago, la fotografia è sostanzialmente un modo per crescere. Ma questa crescita, questo arricchimento lui lo ricava anche dall’incontro con l’altro, specie con l’altro bisognoso di aiuto. «Non vedo grossi confini fra l’arte e l’arteterapia: l’arte per me è un dono, un modo per comunicare. Voglio raccontare delle storie a qualcuno. Quindi le fotografie prima le faccio per me stesso, poi per gli altri. Per questo non mi interessa l’immagine nitida, perfetta: lo sfocato non mi infastidisce».

Mentre mi racconta queste cose, mi mostra le sue immagini. Nudi che emergono in trasparenza, volti, corpi che palesano la sofferenza di vivere, e anche la voglia di trovare la pace e la serenità. C’è davvero tanta anima, e tanto amore e passione e tanta umanità, in quegli scatti. Metterebbe a fuoco un ghiacciaio, come disse qualcuno, appunto.

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In pillole

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Drago Stevanovic ha 58 anni e vive a Molino Nuovo. Ha all'attivo diverse mostre collettive e personali (l'ultima, nel 2012, a Como, presso la Galleria Art). Da anni è fotografo di scena del Teatro popolare della Svizzera italiana e del Festival di poesia Poestate. Oltre a essere direttore dell'Istituto svizzero di video arte e arte fotografica (ISVA) e della Rivista Ul Batacc (periodico di arte e cultura della Svizzera italiana e dell'Insubria), è direttore e ideatore di OtherMovie Lugano Film Festival, che quest'anno giunge alla seconda edizione e si svolge dal 23 al 27 ottobre coinvolgendo diversi spazi luganesi, fra cui il Cinestar e Cinema Lux. Saranno presenti opere provenienti da Atene (Greek film center Athens), Parigi (Festival International Signes de Nuit), dalla Cina (Hangzhou Asian Film Festival), Belgrado (Documentary and Short Film Festival), Cluj Napoca (Transilvania) Shorts International Film e dall'Europa orientale e balcanica, grazie alla collaborazione con il Trieste film Festival.

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Testo: Laura Di Corcia

Fotografia:
Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 21.10.2013, ore 14:00


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