Marco Baschera: «Siamo una piccola fondazione che distribuisce mezzo milione di sussidi all’anno». (Foto: Pino Covino)

«Giovani svizzeri "malati" d'inglese»

Marco Baschera, professore di letteratura comparata all’Uni Zurigo e futuro presidente della Fondazione Oertli, parla del 50° anniversario di quest’istituzione e della festa del 2 settembre a Faido. — GEHRARD LOEB

La Fondazione Walter e Ambrosina Oertli compie 50 anni. Che obiettivo persegue?
Quello di sostenere attivamente la reciproca comprensione tra le regioni linguistiche della Svizzera. Come mai fu fondata nel 1967? Walter Oertli era un ricco imprenditore zurighese sposato con un’italiana; la coppia non aveva figli. Si resero conto che i rapporti fra le diverse regioni linguistiche in Svizzera diventavano sempre più difficili e per favorire una miglior comprensione decisero di creare una fondazione dotandola di una somma di circa 30 milioni.

Secondo lei l’obiettivo originario della Fondazione è ancora attuale?
A me sembra che sia ancora più importante che 50 anni fa. Viviamo in un mondo globalizzato e constatiamo che dappertutto, ma in particolare nei grandi centri come Basilea, Zurigo, Ginevra, la gente, in particolare i giovani, si interessa soprattutto all’inglese a scapito delle altre lingue nazionali. Anche nelle scuole l’attenzione per le lingue nazionali sta calando. L’inglese potrebbe diventare la nuova lingua franca che facilita la comunicazione fra le diverse regioni linguistiche della Svizzera… Spero proprio di no. Sono del parere che il povero inglese di 400-500 parole utilizzato dai più non basti a creare un’unità nazionale e un’unità culturale. La conoscenza delle altre lingue nazionali rimane per la nostra fondazione un obiettivo importante.

Sui festeggiamenti per i 50 anni della fondazione Oertli, il 2 settembre prossimo a Faido si terranno le celebrazioni. Ci può dire di più?
La nostra fondazione sta portando avanti tre progetti accomunati dalla tematica del plurilinguismo svizzero. Uno è intitolato “Viaggi tra le lingue” e consiste in installazioni grafiche inserite nello spazio pubblico e realizzate dal designer svizzero di fama internazionale Ruedi Baur che vive a Parigi. Queste installazioni comprendono testi letterari centrati sulle quattro lingue nazionali. A Faido ci sono testi in italiano e dialetto, ma anche in altre lingue. È un modo efficace per far vedere la ricchezza del plurilinguismo.

La fondazione ha scelto di proporre queste installazioni in sei località secondarie. Oltre a Faido, Sagliains, Rapperswil, Nyon, Sion-Sierre e Bienne. Come mai?
Se avessimo presentato queste istallazioni nelle grandi città come Zurigo forse nessuno se ne sarebbe accorto. Perciò abbiamo scelto comuni più piccoli. Per il Ticino abbiamo individuato Faido perché la Leventina ha sofferto parecchio negli ultimi anni e anche la nuova galleria di base del Gottardo mette questa regione ancora di più sotto pressione dal punto di vista economico. Vogliamo dare un segnale in favore della Leventina e di Faido come capoluogo.



A Faido verrà pure conferito il Premio Oertli all’associazione “Airolo in transizione“. Perché questa scelta?
In tutte e sei le località dove siamo presenti quest’anno abbiamo cercato un’associazione che si occupi di plurilinguismo. In Ticino abbiamo trovato “Airolo in Transizione”. È un’associazione che ha l’obiettivo di mettere in contatto le varie comunità alpine, attivare la vita culturale nell’Alta Leventina e ogni tre anni organizza una grande festa con teatro e attività culturali, coinvolgendo altre regioni linguistiche.

Un’altra iniziativa in occasione del giubileo è un CD che porta il nome “SpraCHklang”. Cosa si nasconde dietro questo nome?
Abbiamo commissionato all’associazione “Zuhören –Ascoltare” di Basilea la produzione di quattro composizioni che rappresentino le sonorità delle singole regioni linguistiche. I brani saranno raccolti su un supporto CD dal titolo “SpraCHklang” e saranno allegati al volume “E ti, come sprichst du suisse?“ che uscirà prossimamente per le edizioni “hier + jetzt”. Il libro contiene, accanto a una descrizione dei progetti realizzati per il giubileo, testi redatti da giovani fra i 16 e i 21 anni, in prosa e sotto forma di “poetry slam”, sul tema della Svizzera quadrilingue. E deo confessare che sono testi veramente belli.

Quando verrano presentati ufficialmente il libro e il CD?
Durante la festa principale del giubileo della Fondazione Oertli, che si terrà il 14 settembre prossimo a Berna.

Dal 1° gennaio 2018 lei assumerà la presidenza della fondazione. Quali sono i suoi obiettivi?
Siamo una piccola fondazione che distribuisce mezzo milione di sussidi all’anno; abbiamo circa 500 richieste ogni anno, di cui la metà circa viene accolta. Non vogliamo diventare più grandi, ma continueremo a concentrarci sul lavoro che già facciamo, cioè i sussidi e premi, ed essere presenti nelle scuole con letture di autori nei licei. L’obiettivo concreto della fondazione rimane sempre e comunque quello di “gettare dei ponti” tra le diverse regioni linguistiche della Svizzera.

La fondazione promuove anche scambi linguistici fra le varie regioni del Paese?
No, questo non fa parte del nostro compito, però ritengo che si dovrebbe fare molto di più in questo ambito. Pensiamo solo che la Confederazione spende 27 milioni di franchi per gli scambi a livello universitario, conosciuti come “Erasmo”, ma solo 400.000 franchi per gli scambi di scolari e apprendisti. Secondo me questo è scandaloso.

Lei è stato professore di letteratura comparata all’Università di Zurigo. Come giudica le competenze linguistiche degli studenti?
Francamente ho notato un calo di competenze, in particolare in italiano e in francese, come pure in tedesco. Le lingue, in generale, sono in crisi. Salvo forse l’inglese… … no, anche l’inglese, quello di buon livello, è in difficoltà. Si deve far capire ai giovani che il “povero” inglese che usano per comunicare non basta affatto.

Cosa consiglia per migliorare le competenze?
Si dovrebbe dare nuovamente più peso alla letteratura, alla conoscenza approfondita della poesia e della prosa. In particolare al liceo, c’è molto lavoro da fare. I ragazzi devono capire che la lingua e una buona espressione sono qualcosa di essenziale nella vita.

Una volta si studiavano greco e latino. Tempi passati?
Ovviamente sì, e purtroppo si continua ad andare in questa direzione. All’università di Zurigo, per esempio, hanno abolito l’obbligo delle conoscenze di latino per il seminario di filosofia. A mio parere un grave errore. 

Le lingue oggi sono vittime di un mondo tecno-globalizzato?
Direi proprio di sì. Oggi l’approccio verso la lingua è di tipo meccanico. Infatti, si usano macchinette e app su telefonini per traduzioni. Ma la lingua è un corpo, un organismo. Le macchinette possono senz’altro essere utili per comunicare alcune cose essenziali, ma non permettono di andare in profondità. C’è anche un forte legame fra pensiero e lingua. Chi conosce bene più lingue, conosce diversi modi di pensare. Per la Svizzera sarebbe già una bella prospettiva che ognuno possa parlare nella propria lingua e gli altri capire.

Nato e cresciuto a Zurigo, Marco Baschera è stato professore titolare per francese e letteratura comparata all’Università di Zurigo. Membro del Consiglio di fondazione della Fondazione Oertli, da gennaio 2018 diventerà presidente, sostituendo Karl Vögeli. La fondazione festeggia il suo 50° compleanno con vari progetti culturali sul plurilinguismo.  www.oertlistiftung.ch

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