Scilla Grossi è attaccante sul campo e nella vita: «Mi sono conquistata un posto da titolare e ho pure segnato diversi gol. Non è da tutte...».

«I miei due anni di vita
trascorsi a mille all’ora»

Scilla Grossi ha giocato nel Kriens come unica ticinese nella serie A svizzera. Ora è tornata in Ticino e gioca nel Gambarogno.

Era diventata una mosca bianca, ora ha gettato la spugna anche lei. Scilla Grossi, classe 1992, fino allo scorso giugno era rimasta l’unica calciatrice ticinese a giocare nella serie A svizzera femminile. A Kriens, la giovane di Gordola ha vissuto due stagioni esaltanti: con un secondo e un terzo posto in campionato e una medaglia d’argento in coppa svizzera. Poi la decisione, sofferta, di tornare in Ticino. «I ritmi erano alti – dice –, allenamenti quasi tutti i giorni, partite... La passione a volte non basta». Oggi Scilla gioca nel Gambarogno, in prima lega. Ed è una vera donna-spogliatoio, una che contribuisce a tenere alto il morale del gruppo. Le sue compagne la chiamano «bocia» perché tende sempre a scherzare, a fare la spiritosa, a evitare discorsi troppo seri. «Ho sempre la battuta pronta, il sorriso stampato sulle labbra, e so ironizzare su me stessa». L’attaccante 21enne ci accoglie nella sua casa di Gordola. Sul mobile in sala, un’immagine da brividi; Scilla immortalata prima della finale di coppa svizzera tra il suo Kriens e lo Zurigo. «È stato il momento più emozionante della mia carriera. E questo nonostante la sconfitta».

Nel canton Lucerna, Scilla ci era arrivata con un’autocandidatura. Ed è lei stessa ad ammetterlo. «Sapevo che il Kriens era una società all’avanguardia. Ho contattato i responsabili via posta elettronica, senza troppe pretese. Alla fine mi hanno chiesto di fare un provino e mi hanno presa. In Svizzera interna ci sono tante giocatrici e anche per questo il Ticino è ignorato dai responsabili dei club. Ecco perché non ci sono donne ticinesi in serie A. Se vuoi avere un’opportunità devi proporti, devi sgomitare. E se non ti fai avanti tu, loro non sanno nemmeno che esisti».

Un’esperienza oltre San Gottardo per una ticinese di neanche 20 anni può rappresentare un punto di rottura con il passato. In un certo senso è stato così anche per Scilla. «È stata la mia prima volta fuori casa, mi ha aiutato a crescere. Abitavo in un appartamento vicino al centro di Lucerna e mi sono dovuta arrangiare in tutto. Dal punto di vista sportivo, quando sono arrivata a Kriens ho subito capito di essere finita in un’altra dimensione. Lì ho trovato più professionalità, più serietà. E lo si notava dai dettagli. Anche i bimbi piccoli a ogni allenamento davano la mano all’allenatore. Tra club inoltre si collabora molto. Non come in Ticino, dove tutti vogliono pensare un po’ ai fatti propri». Parallelamente all’attività sportiva in serie A, Scilla ha sempre lavorato come impiegata in una clinica privata lucernese, dove si occupava dei rapporti medici. «Perché anche se sei in serie A, comunque non ti pagano. Nel calcio se sei donna, sei discriminata per forza. Io queste differenze le vivo come un’ingiustizia. Perché un uomo in serie A deve essere strapagato e una donna invece non riceve neanche un centesimo? Eppure il mazzo ce lo facciamo anche noi donne. Non ne faccio una questione di denaro, ma di parità di trattamento».

Non ha peli sulla lingua, Scilla. E quando le chiediamo se è vero che le donne in campo sono piuttosto aggressive, se la ride. «Le svizzere tedesche un po’ sì, si danno di quelle legnate... Una volta ho visto un’avversaria mandare a sangue il nostro capitano con una gomitata. Però c’è anche tanta sportività. Basti pensare che in una partita ci avevano dato un rigore dubbio e la mia compagna si è rifiutata di batterlo, chiedendo all’arbitro di annullare la decisione. Grande gesto, anche se io non avrei fatto altrettanto. Gli errori arbitrali fanno parte del calcio, se mi regalano un rigore, me lo tengo».

Si cambia argomento. Scilla ci parla della città di Lucerna («Carina, col suo lago ha qualcosa di famigliare, mi ricordava sempre Locarno») e dell’anima festaiola di una grintosa 21enne («Quando c’è da uscire con gli amici, io non mi tiro indietro»). Scopriamo che ha tre fratelli, di cui due sono suoi gemelli. «Avere in casa due persone che sono nate assieme a te, fa un po’ strano. Con Nelly e René, i miei due gemelli, ho un rapporto particolare, ma non penso sia il caso di parlare di telepatia o di cose del genere. Abbiamo spesso fatto delle esperienze tutti e tre assieme, questo sì. Ad esempio fino alla seconda media eravamo tutti nella stessa classe. Il rapporto più diretto però ce l’ho con Max, il mio fratello più grande».

Prima di congedarci, Scilla ci fa ascoltare una canzone: We’re gonna win di Bryan Adams. E in quel momento i suoi occhi diventano lucidi. «Era il brano che ascoltavamo sempre a Kriens, negli spogliatoi, prima di entrare in campo. Ci stringevamo in cerchio e ci davamo la carica a vicenda». Seguono 10 secondi di silenzio. Poi Scilla riprende la parola. «Ma non ho rimpianti. È stato difficilissimo scendere da quel treno in corsa. Perché ero consapevole che probabilmente non ne sarebbe passato mai più un altro così importante. Nella vita bisogna anche sapersi accontentare. Ho vissuto due anni a mille all’ora, partendo dal basso, senza raccomandazioni. Mi sono conquistata un posto da titolare e ho pure segnato diversi gol. Non è da tutte...».

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«Se vuoi avere un’opportunità, devi proporti, devi sgomitare»»

In pillole

Nasce il 2 agosto 1992 a Locarno e vive a Gordola. È stata l’ultima ticinese ad avere giocato nella serie A svizzera femminile. In giugno ha lasciato il Kriens, dopo due stagioni in cui ha conquistato un secondo e un terzo posto in campionato e una finale di coppa svizzera. La carriera: esordi con il Gordola, poi Locarnese Girls, Gambarogno, Kriens (serie A) e ancora Gambarogno, in prima lega. Ruolo: attaccante. Professione: impiegata di commercio. Segni particolari: ha due gemelli e un fratello di 25 anni. Hobby: lo sci. Il film: «The Fast and the Furious». Cibo preferito: «Carne alla griglia». Ultimo libro letto: «La biografia di Usain Bolt». Musica: «Hip hop e dance». Gli idoli: «Messi e Ronaldinho». Il motto: «Crederci fino alla fine».

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 18.11.2013, ore 13:45


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