William Corda nel suo salone variopinto.

«I colori danno energia, allegria»

Entrare nel salone di William Bill Corda, a Gordola, è come accedere a un’altra dimensione. Il suo sogno? Un mondo di libertà e di buonumore. — PATRICK MANCINI

A prima vista, con quella camicia variopinta e con quel suo pittoresco mo-
do di fare, ricorda l’eccentrico psicologo di Laura Palmer, nella serie cult “Twin Peaks”. E in fondo lui, che di mestiere fa il parrucchiere, un po’ psicologo lo è per davvero.
«I clienti vengono qui e mi affidano le loro storie», sospira. William Bill Corda, 65enne di Gordola, è un personaggio completamente fuori da ogni schema. Un uomo originale, sopra le righe, che si rispecchia nella sua bottega, un miscuglio infinito di oggetti e di colori.  «I colori danno energia, allegria. Io sono una persona che vuole sorridere. Il mio è uno stile di vita».

Un’altra dimensione
All Star e pantaloni verdi. La cintura e l’orologio gialli. E poi gli orecchini, le collane e i braccialetti. Tutti in pietra. «Le pietre mi aiutano a tenere un certo equilibrio. Su coraggio, sedetevi. Fate come se foste a casa vostra…». William ci fa accomodare su una sedia multicolor. Siamo in un piccolo salone, affacciato sulla strada cantonale. Eppure, dopo avere varcato quella soglia, sembra di essere entrati in un’altra dimensione. Attorno a noi, statue di gufi, gechi, pappagalli, coccodrilli. E, ancora, cristalli, lampade di sale dell’Himalaya. «Chi entra nel mio negozio potrebbe pensare che io giri il mondo. In realtà lo giravo parecchio con mia moglie. Sono stato in Sri Lanka, in Marocco, in Tunisia, in Egitto. Nel 1995 mia moglie è morta. E oggi il mondo lo vedo attraverso gli oggetti che mi portano le altre persone. Sono un raccoglitore di cose. Ma anche di emozioni. Ogni tanto passa anche qualche venditore ambulante. Riuscendo sempre ad appiopparmi qualcosa. Intendiamoci, non compro mai nulla che non mi piaccia. Però sono come una calamita per i “vu cumprà”, lo ammetto».
Un personaggio amante della natura e della meditazione. Appassionato di piante esotiche rare. «Il mio giardino ne è pieno. Lo curo io, gelosamente. Vado sempre alla ricerca di nuove specie. La vegetazione mi ricarica». A questo punto, la domanda è servita su un piatto d’argento. Perché William dimostra un’età nettamente inferiore ai suoi 65 anni. Come fa a mantenersi così in forma? «La pensione non fa per me. Continuerò a lavorare nella mia bottega finché ne avrò le forze. Resto giovane perché mi piace stare con i giovani. Non scherzo. C’è chi viene in salone e mi chiede un taglio “alla El Shaarawy”, da calciatore, all’ultimo grido. E da lì poi, magari, nasce una discussione infinita. Io credo parecchio nei giovani, però penso che oggi tendano troppo a seguire la massa, anziché cercare di distinguersi». E un’adolescente, William, ce l’ha in casa. È sua figlia Tracy, di 13 anni, nata da una successiva relazione. «A un certo punto della mia esistenza ho sentito il forte desiderio di diventare padre. Volevo che ci fosse una specie di continuazione. Sono orgoglioso di Tracy. Mi piacerebbe che lei pensasse la stessa cosa di me. A volte temo di metterla in difficoltà con il mio estro. Per strada più volte mi sono sentito dare dell’omosessuale solo perché indossavo una camicia colorata. Non ho assolutamente nulla contro i gay, per carità. Però è brutto venire etichettati da gente che nemmeno mi conosce. C’è anche chi mi dà dell’esibizionista. Io mi faccio scivolare le cose addosso. Me ne frego. Ma sto male per gli altri, e mi preoccupo per mia figlia che potrebbe soffrirne».

Le piccole cose della vita
Quella di William è la storia di un uomo che si è sempre sentito diverso. «Ancora oggi di fianco alla mia bottega vedete il bar Sportivi. È il bar di famiglia, in cui lavoravano i miei genitori. Ed è anche il luogo in cui sono cresciuto. Al bancone, tra fumo e bestemmie. Da bambino marcavo i punti di quelli che giocavano a carte. Non è stata un’infanzia felicissima, sinceramente. Da una parte ho avuto la fortuna di avere una famiglia che possedeva degli stabili, dall’altra però mi è mancato un po’ l’affetto». Forse è anche per questo che, a un certo punto, William decide di seguire le vie dei colori. «La svolta è arrivata tra gli anni ’60 e ’70, nel periodo degli hippy. Anche se poi io non mi identifico in nessuna corrente. Sono cattolico, ma attratto dal buddismo. Cerco la pace, il rispetto. E la gioia delle piccole cose. La gente non riesce più a fermarsi a guardare un fiore nel bosco. Non sappiamo più stupirci di nulla. Siamo schiacciati dagli obblighi e dalle costrizioni. È triste. A volte vado tra gli alberi da solo e chiudo gli occhi, lascio andare la mente. E immagino un mondo tutto colorato. Variopinto, come le mie camicie. È il mondo che vorrei, fatto di libertà e di buonumore».

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