Pietro Ponci: «Il Carnevale ci consente di recuperare e non dimenticare antiche usanze della nostra terra».

«Il Carnevale è una
festa tradizionale»

Pietro Ponci, sovrano del Carnevale ambrosiano di Tesserete, ci parla di sicurezza, di belle tradizioni e di gastronomia delle feste carnascialesche.

Cooperazione: Il Carnevale ticinese sta per vivere i suoi momenti più intensi. Che valore possiamo dare al concetto di Carnevale oggi?
Or Penagin: Resta un momento di grande festa, a cui tutta la comunità può partecipare. Ha anche un valore storico importante, perché ci consente di recuperare e non dimenticare antiche usanze della nostra terra. Ad esempio, a Tesserete io rappresento Or Penagin, uno strano contadino che scende dall’Alpe Davrosio in mezzo alla gente, solo per tre giorni all’anno. Quelli del Carnevale appunto. È accompagnato dal primo ministro «porta penagia». È una storia che va avanti da 115 anni. Molti paesini mantengono ancora il loro Carnevale. In questo senso possiamo parlare di vera e propria cultura popolare.

Lei dice che si tratta di una festa per tutti. Ma in alcuni carnevali è vietata l’entrata ai minori. Cosa pensa di questa novità?
Ognuno a casa sua fa ciò che vuole, io non condivido questo genere di provvedimenti. Però il problema è serio e merita una riflessione approfondita. Temo che, a poco a poco, il Carnevale in generale sarà sempre più vietato ai minori. È un peccato. Forse sarebbe meglio educare, anziché reprimere. Iniziamo, inoltre, a definire di chi sono le responsabilità e a stabilire cosa si intenda effettivamente per minorenni. Perché mi sembra evidente che un 17enne è diverso da un 13enne. Certe cose fatte da un 17enne forse si possono ancora comprendere. Ma quando si trova in giro alle quattro di mattina un 13enne ubriaco, la responsabilità dei genitori è enorme. Le famiglie dovrebbero assumersi le loro responsabilità, parlare chiaramente con i loro figli.

Il Carnevale può avere un valore educativo?
Dovrebbe, perché lo spirito di base è quello del divertimento, dell’unione. Il problema è che qualcuno, quando va al Carnevale, si trasforma, tira fuori i suoi peggiori istinti. Anche io, come sovrano, quando inizia il nostro Carnevale, sono sempre un po’ preoccupato. A livello di sicurezza si dà il massimo, però bastano un paio di scalmanati per rovinare tutto. Sì, perché alla fine
le mele marce sono sempre poche. Purtroppo ci sono persone che sul momento non pensano alle conseguenze delle loro azioni. Ecco perché è importante continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Molti a Carnevale non riescono a divertirsi senza bere alcol. È normale?
Il Carnevale non deve e non può essere associato all’alcol, è molto riduttivo. Penso sia un problema della società moderna. Le persone sono stressate, sotto pressione. E quando hanno l’occasione di sfogarsi, lo fanno in modo esagerato, inadeguato. Non lo fanno solo a Carnevale, ma anche in discoteca, in un qualsiasi sabato sera. Personalmente, credo di essere l’esempio lampante che si possa fare Carnevale senza toccare un solo sorso d’alcol. Da sempre, infatti, sono astemio.

C’è chi dice che i biglietti d’entrata per i carnevali ticinesi sono troppo cari, facendo riferimento alle rassegne che si svolgono oltre San Gottardo, gra­tui­te o più economiche. Lei come reagisce?
Prima di tutto va detto che il Carnevale in Romandia o in Svizzera tedesca è impostato molto differentemente rispetto a quanto accade a Sud delle Alpi. È basato su cortei, sfilate, concerti. Di serale c’è poco. La gente vorrebbe avere sempre più tutto gratis, ma si dimentica che ci sono costi enormi di organizzazione. Un Carnevale come quello di Tesserete costa sui 330mila franchi all’anno. Vanno considerate spese fisse intoccabili: la sicurezza, i sanitari, la gestione del traffico, i bus navetta, il montaggio e lo smontaggio delle strutture... Senza contare che poi c’è l’incognita del tempo metereologico. Se piove, vengono solo i coraggiosi.

Parliamo di sicurezza?
È triste ammetterlo, ma nella maggior parte dei casi è necessario delimitare il villaggio del Carnevale. È un imperativo, che consente di circoscrivere la zona da tenere sotto controllo. Poi servono gli agenti. Il numero esatto non va mai detto pubblicamente. Si tratta di un’informazione che potrebbe stimolare i malintenzionati a compiere sciocchezze. In alcuni carnevali ci sono poi agenti senza divisa, in maschera, nascosti tra la gente comune. Hanno un ruolo importante, seguono i gruppetti di scalmanati
e tengono la situazione sotto controllo.

Quanto conta, invece, l’aspetto sanitario?
Al fronte servono persone competenti, non ci si può più basare su principianti o dilettanti. Il problema non arriva solo da chi beve troppo. Bisogna prevenire anche eventuali malori, congestioni. Avere sanitari in gamba sul posto significa, tra l’altro, alleggerire in maniera importante il lavoro del pronto soccorso, che nei periodi di Carnevale è preso d’assalto.

C’è poi il problema della droga. Quanto si fa sentire?
Tantissimo. Oggi vanno di moda i miscugli di alcol e droga. E le conseguenze sulle persone possono essere molto pesanti. Da questo punto di vista bisogna puntare sulla tolleranza zero. Non devono esistere mezze misure, chi sgarra deve pagare in maniera esemplare.

La pressione mediatica su simili aspetti si fa sentire. Lei la percepisce?
Eccome. Chi organizza è sempre sotto esame. E quando capita un fatto di violenza, l’amarezza è sempre doppia. Perché, nonostante la buona volontà, non si è riusciti a prevenire l’episodio. Ma anche perché il proprio Carnevale finisce sui media, con un danno d’immagine enorme.

Carnevale è anche sinonimo di trasgressione. Cosa pensa di quei giovani che vanno a Carnevale seminudi, come se si fosse in pieno luglio, e poi dopo un paio d’ore sono in infermeria?
È un fenomeno sempre più diffuso, un po’ ovunque. Io questi ragazzi li vedo quando aspettano, tremanti, di ritirare il biglietto alla cassa. Poi bevono alcol e fanno una congestione. Ecco, questo è un segnale che ci fa capire come la voglia di trasgredire oggi a volte sia più grande di quella di divertirsi.

C’è un’importante fetta di ticinesi tra i 30 e i 50 anni che non va a Carnevale. Come lo spiega?
Si ritorna al discorso di prima. La colpa è dei ragazzini troppo giovani. E non parlo dei 20enni. A volte nei capannoni sembra di essere in un asilo infantile. La coppia di 40enni cosa ci sta a fare in un ambiente così? Si sente a disagio.

Se si guarda alle spalle, quali sono i cambiamenti di costume che più la colpiscono?
Prima di tutto citerei il fatto che la maschera non è praticamente più utilizzata. Salvo in casi eccezionali, il viso non è più coperto. Una volta poi era più facile vedere maschi e femmine ballare insieme. Adesso i maschi bevono da una parte e le donne dall’altra.

Chiudiamo con la gastronomia. Carnevale è un appuntamento da non perdere per chi ama la cucina tradizionale. Concorda?
Assolutamente. Ci sono piatti tipici che molti hanno l’occasione di gustare solo a Carnevale. Dalla polenta e merluzzo alla cazöla. In Ticino, però, a trionfare è sempre il risotto con le luganighe. Poi ogni zona ha le sue sfumature, le sue varianti. Sono soprattutto gli anziani a rendersene conto. I giovani non hanno questa percezione. Proprio pensando ai piatti di Carnevale, ci rendiamo conto che chi lavora dietro le quinte di un Carnevale ha un compito fondamentale: quello di non fare morire la tradizione.

Pietro Ponci

http://www.cooperazione.ch/_Il+Carnevale+e+una+festa+tradizionale_ «Il Carnevale è una festa tradizionale»

Pietro Ponci nasce il 19 settembre 1954 a Bidogno, dove vive tuttora. È sposato con Angela e ha una figlia, Manuela. Dopo la formazione come falegname, si è lanciato nel ramo della sicurezza. Oggi di professione fa la guardia carceraria presso il penitenziario cantonale La Stampa a Cadro. Da 18 anni riveste il ruolo di Or Penagin, un contadino che si trasforma nel sovrano del Carnevale ambrosiano di Tesserete. La rassegna quest’anno si svolgerà dal 6 all’8 marzo. Durante il periodo carnevalesco, visita oltre 60 carnevali sparsi per la Svizzera italiana. Il Carnevale è il suo unico vero hobby. Appena termina una stagione, lui inizia già a pianificare quella successiva.

Altre informazioni sul carnevale: www.orpenagin.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
venerdì 21.02.2014, ore 09:09


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