Per Samantha Bourgoin, il Parco del Locarnese offre una varietà di paesaggi e realtà demografiche unica nel suo genere.

«Il Parco è un vero
processo democratico»

La direttrice del progetto Parco nazionale del Locarnese si esprime sull’evoluzione del progetto e sulle prospettive per la regione.

Cooperazione: Nel 2000, Pro Natura ha messo in palio un milione di franchi per il progetto di un secondo Parco nazionale. Oggi, nel 2014, questo parco non esiste ancora. Ci sarà mai?
Samantha Bourgoin: Penso di sì, sono sicura che è solo una questione di tempo. Saranno in ogni caso gli abitanti a deciderlo. Quando Pro Natura fece questo concorso, non c’era ancora la legge sui parchi. Secondo gli esperti internazionali, per fare un parco nazionale ci vogliono almeno vent’anni. Se in Svizzera riusciremo a realizzarlo in soli 15 anni, sarà un successo. In democrazia si devono conciliare le necessità della popolazione con le esigenze dei gruppi d’interesse e anche con quelle del governo cantonale e federale.

All’inizio c’era molto entusiasmo e c’erano tanti progetti in tutta la Svizzera. Ora, con il Parco nazionale del Locarnese e il Parco Adula, sono rimasti solo due progetti in corso. La legge è forse troppo restrittiva?
Non credo. Penso piuttosto che alcuni promotori si siano ritirati perché l’impegno nel coinvolgere tutti gli attori è enorme. La legge dà ai comuni la responsabilità di rispondere con il progetto di parco alle esigenze diverse del territorio, proponendo delle misure concrete. Nel nostro caso, per esempio, su richiesta degli agricoltori e dei cacciatori e con la collaborazione di uno specialista designato in comune, proporremo che nelle zone cen-trali di bassa quota, dove per legge non si potrebbe cacciare, sia prevista la regolazione del cinghiale.

Il progetto per un parco nazionale del Locarnese era già ben avanzato nel 2009, ma in quell’anno il comune di Cevio si ritirò e con questo una gran parte del territorio dell’Alta Vallemaggia. Come siete riusciti a superare questa crisi e a portare avanti il progetto?
Questa esperienza per certi versi è stata molto dura, ma col senno di poi anche molto importante. Ha dimostrato che creare un parco è un processo veramente democratico, che scaturisce dal basso, da chi lo vuole effettivamente e che va dunque modificato in base al territorio che vi aderisce.

Che cosa è cambiato concretamente?
Dopo la perdita di parte del territorio alpino, hanno aderito i comuni di Brissago, Ronco s/Ascona, Ascona, Losone e Terre di Pedemonte, che inizialmente dovevano essere coinvolti in una seconda fase. Il parco va ora dal Lago Maggiore fino a Bosco Gurin, con al centro le Centovalli e la Valle Onsernone e ingloba una varietà molto maggiore di ambienti naturali e culturali. La sua unicità risiede proprio in questo.

Molti sostengono che il Locarnese sia già un parco, anche senza marchio. Dove sta il vantaggio di essere riconosciuti?
Dobbiamo renderci conto che il territorio del quale parliamo è sempre meno abitato. È un territorio che ha enormi costi, ma quasi nessun ricavo. Le amministrazioni comunali e patriziali lo sanno molto bene. I parchi di nuova generazione sono pensati per valorizzare e proteggere la natura in favore degli abitanti. Si vuole che queste valli non vengano utilizzate esclusivamente come luoghi di villeggiatura e di vacanza, ma che ci si possa vivere e lavorare. L’idea che un parco sia un luogo dove non succede più nulla è vecchia. I parchi di nuova generazione vogliono il contrario: utilizzare la loro bellezza per rilanciare l’economia locale.

Per essere riconosciuto come Parco Nazionale, le attività produttive e umane nelle zone centrali devono essere fortemente limitate e l’accesso a queste zone è possibile solo a precise condizioni. Dove saranno queste zone centrali?
Prima di tutto bisogna chiarire che saranno garantite le attività agricole, così come le capanne e i rustici. Queste zone centrali saranno frammentate, con aree protette distribuite a macchia di leopardo nei luoghi più idonei, suggeriti da una commissione che comprende i vari attori: agricoltori, cacciatori, pescatori, escursionisti, ecc. Le prime proposte saranno valutate dai comuni e dai patriziati nel corso del 2014.

Le proposte, una volta pubbliche, saranno messe al voto nei comuni. Quando sarà questo voto? E quando il parco diventerà realtà?
Il voto è previsto in linea di massima nel 2015, ma saranno i comuni a decidere del momento idoneo. Dopo il voto, ci vorrano circa due anni perché il parco entri effettivamente in esercizio e, dopo altri 10 anni, i comuni saranno chiamati a confermare con eventuali modifiche il loro impegno.

E se un comune dicesse di no?
Se si tratta di un comune limitrofo si può andare avanti, ma se il comune è centrale si rivede il tutto. È proprio per evitare questo che noi portiamo avanti sin d’ora, insieme alla popolazione, dei progetti esemplari che già oggi mostrano in quale modo un parco genera benefici. Si tratta di una cinquantina di proposte, che vanno dalle nuove capanne alpine, alle attività escursionistiche, passando per il sostegno all’agricoltura di montagna e all’artigianato. Ad esempio, già l’estate prossima ci sarà probabilmente un servizio di taxi alpino, gestito da personale locale, che trasporterà gli escursionisti in zone non servite dal trasporto pubblico.

Uno dei progetti è il trekking dei fiori lanciato nel 2013. Quale è l’obiettivo?
Con questo trekking da Brissago fino a Bosco Gurin si può vivere la diversità del territorio e del parco in cinque giorni. Il trekking è proposto con delle guide, si attraversano paesaggi mozzafiato e s’incontrano le comunità locali nei villaggi e sugli alpeggi. Sul sito sono già indicate le date per il 2014. Quest’anno, accanto al trekking dei fiori proporremo pure un trekking meno impegnativo.

Riceverà contributi dalla Confederazione?
Già oggi siamo finanziati  dal Cantone, dalla Confederazione, dai comuni e da fondazioni  private. Queste risorse finanziarie sono importanti per realizzare i progetti di cui ho appena parlato.

Quale sarà l’indotto economico del Parco Nazionale del Locarnese?
Nel caso del Parco Nazionale dell’Engadina, ogni turista che pernotta in loco spende in media 160 franchi per giorno di permanenza. Si calcola che ogni franco investito dallo Stato in un parco nazionale crei un indotto di 6 franchi nella regione. Supponendo che nel Parco Nazionale del Locarnese si investano 3,5 milioni all’anno, questa cifra dovrebbe produrre entrate per un ammontare di circa 20 milioni.

In questo momento c’è un secondo candidato ufficiale per un Parco Nazionale: il Parc Adula situato fra Ticino e Grigioni. Siete in competizione oppure si tratta di un progetto complementare?
La creazione dei due parchi dipende unicamente dal voto delle rispettive comunità e tra loro non c’è concorrenza ma complementarietà. Il Parco del Locarnese è un parco di bassa quota, vicino agli agglomerati, mentre il Parc Adula è un parco di alta montagna. L’ideale sarebbe mettere in rete i parchi nazionali ticinesi, quello dell’Engadina e quello italiano di Val Grande per attirare turisti da tutta Europa.

Don Italo Molinaro

http://www.cooperazione.ch/_Il+Parco+e+un+vero++processo+democratico_ «Il Parco è un vero processo democratico»

Samantha Bourgoin è nata a Gordevio nel 1972 e ha studiato Scienze politiche all’università di Losanna, dove si è laureata nel 1994. Dopo una carriera manageriale nell’editoria, nel 2007 viene nominata alla guida del Progetto parco nazionale del Locarnese (Pnl). Samantha Bourgoin è pure responsabile dello sponsoring di JazzAscona ed è uno dei tre membri fondatori di «Locarno On Ice». Il Parco nazionale del Locarnese coinvolge attualmente 13 comuni (Ascona, Bosco Gurin, Brissago, Cavigliano, Centovalli, Gresso, Isorno, Linescio, Losone, Mosogno, Onsernone, Ronco s/Ascona, Vergeletto, Verscio) e 13 patriziati. Nel settembre 2011, il progetto Pnl ha ottenuto dalle autorità federali il marchio «Candidato ufficiale parco nazionale». Il Progetto Pnl dispone di una dire­zio­ne a tre. Accanto a Samantha Bourgoin, che cura gli aspetti generali e istituzionali, c’è Pippo Gianoni, che si occupa degli aspetti scientifici, e Gabriele Bianch,i che cura i progetti sul territorio.

www.parconazionale.ch

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Testo: Gerhard Lob

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
giovedì 23.01.2014, ore 09:37


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