Gabriele Gilardi: «Il dibattito, grazie alle serate informative in varie località del cantone, è decollato».

«Il calcio in Ticino
è con l’acqua alla gola»

Gabriele Gilardi è tra i fondatori dell’Associazione Football Club Ticino. Alla vigilia della partenza della seconda parte del campionato ci parla della visione che lo guida.

Cooperazione: A inizio dicembre avete presentato ufficialmente l’Associazione Football Club Ticino. Qual è stato finora il riscontro da parte dei calciofili ticinesi?
Gabriele Gilardi: Ottimo. Abbiamo ricevuto circa 500 adesioni concrete, di persone che vogliono diventare socie di questa associazione. Il numero è in crescita. E si sono fatti avanti anche sponsor importanti. La nostra priorità era quella di lanciare una piattaforma di discussione sulla possibilità di avere in Ticino una squadra professionistica e con finanziamenti sicuri, legati a sostenitori presenti sul territorio e non a un mecenate. Ci stiamo riuscendo: il dibattito, grazie anche alle serate informative che stiamo proponendo in varie località del cantone, è decollato.

Riassumiamo: stando alle vostre intenzioni, il FC Ticino potrebbe prendere il posto del Locarno in Challenge League a partire dal prossimo luglio. Mentre il Locarno sarebbe iscritto in un campionato del calcio minore, amatoriale…
Vanno fatte delle precisazioni. Qui ci vuole un club che metta a disposizione la sua licenza per consentire al FC Ticino di poter partire dal gradino più alto possibile. Il Locarno è disposto a farlo. Ma l’Associazione FC Ticino è aperta anche alle altre due società di Challenge League. Se Lugano o Chiasso si fanno avanti, noi ci facciamo da parte. Non vogliamo per forza essere i primattori dell’operazione.



Il FC Locarno continuerebbe a esistere nel calcio minore.


Ma non avete coinvolto direttamente gli altri club ticinesi…
Non è proprio così. Qualcuno il sasso nello stagno lo doveva pur lanciare. Lo abbiamo fatto noi. Ora il problema è trovare interlocutori pronti a mettersi in discussione. Sappiamo che i dirigenti e i finanziatori delle altre società stanno facendo delle riflessioni.

Suo padre, Stefano Gilardi, nonché presidente della neonata Associazione FC Ticino, è accusato da alcuni tifosi verbanesi di aver orchestrato un golpe contro il Locarno…
Sappiamo quali sono i problemi nel mantenere una squadra a certi livelli. Ogni anno si chiude in perdita, dal punto di vista finanziario. A livello di sponsor, la regione del Locarnese non è in grado di garantire un futuro al Locarno in Challenge League. È un’utopia. Lo stesso discorso vale anche per le altre società di punta del cantone. La situazione non è più sostenibile. Si sopravvive, ma non si vive. Chi vuole bene al pallone ticinese non può non fare questa riflessione. Il calcio professionistico dipende dagli sponsor. Ma c’è la crisi e le aziende investono sempre meno in questo ramo. Sarebbe dunque opportuno concentrare queste forze finanziarie in un’unica società professionistica, un club in cui i giocatori hanno veramente come professione il calcio.

Qual è la cifra minima necessaria per mantenere un club professionistico in Challenge League?
Tra il milione e mezzo e i due milioni all’anno.

C’è chi sostiene che il FC Ticino, se dovesse decollare, sarà semplicemente un Locarno mascherato. Cosa risponde?
Si sta facendo confusione. L’Associazione FC Ticino non è vincolata al FC Locarno. Al contrario: il Locarno cederebbe soltanto il suo posto nel calcio d’élite alla neonata squadra cantonale. Ma continuerebbe a esistere nel calcio minore. Perché è giusto, comunque, onorare una storia centenaria e garantire una prima squadra ai ragazzi del settore giovanile.

Dalle sue parole si capisce che non le dà fastidio l’eventualità che il Bellinzona possa ripartire dalla Prima Lega Classic. Insomma, la rinascita dei Granata non sarebbe un problema per il FC Ticino?
Bisogna distinguere tra calcio professionistico e calcio dilettantistico. Il FC Ticino nasce con l’idea di creare una struttura professionistica stabile. Le altre squadre devono continuare a esistere, perlomeno nel calcio dilettantistico, che non genera eccessivi costi da coprire. Trovo sia un bene che non vengano cancellate, il legame diretto con il territorio va mantenuto. Anche perché i talenti spesso nascono in periferia.

Dunque, possiamo tranquillizzare i campanilisti? Il FC Ticino non farà sparire i derby.
I derby saranno comunque preservati. Però vorrei fare alcune puntualizzazioni. Prima di tutto, in questo momento, i derby non rappresentano una fonte di guadagno importante per i club calcistici ticinesi. E poi, mi chiedo, queste persone tanto attaccate al campanile, sono anche pronte a mettersi in gioco per mantenerlo a determinati livelli questo campanile? Io sono figlio di un presidente che per 15 anni ha investito in una società. Ho fatto il volontario per il Locarno per quasi 10 anni. Dovrei essere il primo campanilista di questo cantone. Eppure, mi sforzo di fare un’analisi economica razionale.

Se le dico Gabriele Giulini, lei cosa mi risponde?
Quanto accaduto a Bellinzona è l’emblema di ciò che sto cercando di farvi capire. Il calcio professionistico ticinese negli ultimi anni è dipeso dagli umori e dalle tasche di singole persone. Mecenati spesso provenienti dall’estero. E quando questi personaggi si stufano, oppure, come nel caso di Giulini, finiscono i soldi, cosa succede? È ora di pensare di costrui­re qualcosa di solido e di duraturo. Mi rendo conto che il momento difficile è adesso, bisogna creare il consenso popolare attorno a qualcosa che ancora non esiste, siamo di fronte a un cambiamento culturale. Ma non dimentichiamoci che quando, pochi anni fa, il Bellinzona è andato in finale di Coppa svizzera ed è stato promosso in Super League, tutto il Ticino tifava granata. Sono quindi convinto che se il FC Ticino dovesse partire, la prima partita ufficiale sarebbe seguita da migliaia di curiosi.

Ammettiamo che vada davvero così: non teme che di fronte alle prime eventuali sconfitte il pubblico si raffredderebbe subito?
La riuscita di una simile operazione non può dipendere dai risultati sportivi a breve termine. Qui si sta parlando di continuità. Di un progetto da costruire tutti insieme. A partire dal contributo dei tifosi stessi. Anche per questo chiediamo a chi crede nel FC Ticino di fare un gesto tangibile. Di diventare socio o socio promotore, tramite il nostro sito. Con una cifra simbolica si diventa protagonisti di una grande avventura.

Nel caso il progetto non dovesse andare in porto, che fine farebbero queste «donazioni»?
Sarebbero destinate alla formazione dei giovani talenti in Ticino. Ma non vogliamo pensare a questa eventualità. Anche perché in questo periodo storico c’è tanta voglia di «ticinesità». Una squadra come il FC Ticino risveglierebbe lo spirito di appartenenza al nostro cantone, e porterebbe il marchio Ticino in giro per la Svizzera.

Quale sarebbe la casa del FC Ticino? Dove disputerebbe le sue partite casalinghe?
Non è ancora stato deciso ovviamente. Si valuterà la soluzione migliore. Sceglieremo lo stadio in cui i costi saranno minori e il pubblico potenzialmente più numeroso.

Al di là delle opposizioni popolari, c’è un fattore che potrebbe frenare la riuscita del progetto?
La Federazione è dalla nostra parte, ma ci sono norme legali da rispettare. Il FC Ticino non deriva da una fusione. È un nuovo concetto per il calcio professionistico svizzero. Bisogna, dunque, fare passare questo messaggio. Ma ce la faremo.

Gabriele Gilardi

http://www.cooperazione.ch/_Il+calcio+in+Ticino+e+con+l_acqua+alla+gola_ «Il calcio in Ticino è con l’acqua alla gola»

Gabriele Gilardi nasce a Meyrin (Ginevra) il 27 febbraio del 1980. È sposato con Laura e ha tre figli: Annalisa (4), Guglielmo (2) e la neonata Carolina. Di professione avvocato, vive a Muralto e ha uno studio indipendente a Locarno. Dopo la formazione liceale al Collegio Papio di Ascona, ottiene la laurea in diritto a Friborgo, per poi rientrare in Ticino. Dal 2007 è direttore sportivo del FC Locarno. Con Stefano Gilardi, Ernesto Gonzalez, Luca Pandiscia, Keros Bragagnolo, Marco Togni, Andrea Muttoni, Paolo Jannuzzi e Andy Mätzler è tra i promotori della neonata Associazione FC Ticino.
www.fcticino.com

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
venerdì 24.01.2014, ore 13:26


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