Denise Fernandes si sta cimentando nel suo primo lungometraggio. (Foto: Sandro Mahler)

«Il cinema è anche un viaggio»

Denise Fernandes ha capito di voler fare cinema a 12 anni. L’autrice, cresciuta in Ticino, è tornata a Lisbona, sua città natale, e si sta rivelando una regista emergente di talento.— KERI GONZATO

«Da bambina ero molto attratta dal potere delle storie, passavo ore a leggere i racconti brevi di Esopo, La Fontaine, Grimm e divoravo libri» ricorda Denise Fernandes. Difatti, per un po’ di tempo pensa di voler fare la scrittrice, per poi rendersi conto che ciò che più la stimola è il fatto di visualizzare Ie scene con grande precisione. «Un giorno ho scoperto che c’era un mestiere che permetteva di dare vita alle storie, ai personaggi e ai loro mondi» spiega. I film oggi sono il suo modo di raccontare storie. «Quando ho scelto la strada del cinema ho sentito immediatamente un senso di espansione. Era la via giusta per me!», afferma. Per la giovane regista, ogni nuovo progetto filmico è un viaggio emozionante. Ad ispirarla maggiormente sono i registi a lei più vicini: Leo Carax, Céline Sciamma, Victor Erice, Alice Rohrwacher e molti altri... «Mi faccio ispirare dalla nuova generazione di cineasti e dal modo in cui il cinema cambia attualmente – aggiunge – . Si sta facendo un’appello a un cinema più rappresentativo, soprattutto nei ruoli femminili davanti e dietro la telecamera».

Dalla carta al set
La fase di scrittura è molto solitaria, ma anche molto libera. «Durante il percorso produttivo di un film invece sono coinvolte molte figure professionali: per il regista è come dirigere un’orchestra» spiega. Ma come nasce un film? «Un caro collega una volta mi ha detto che non siamo noi a scegliere la storia, è la storia a scegliere noi – risponde Denise –. Nel mio caso osservo una costante: un’idea prende vita quando una storia incontra un momento specifico della mia vita. Per creare bisogna vivere, il processo di creazione può essere lento nella gestazione e fulminante quando si riesce a catturare un’idea». Tuttavia, la fase di scrittura è generalmente lunga. «Si scrive e riscrive continuamente – racconta la regista –. La grande missione: riuscire a portare il progetto a compimento». Nel frattempo, si cercano una casa di produzione, i fondi, le location, gli attori. «Non è semplice, è un sentiero ad ostacoli e ci vuole perseveranza». Una volta sul set, si dà vita a ciò che per molto tempo era solo nella mente e sulla carta.



Film per capire il mondo
L’energia che Denise mette in questo cammino viene notata. Recentemente, ha vinto una borsa per il Miglior Progetto Opera Prima per il lungometraggio Hanami. Pan Sin Mermelada invece, è stato nominato Upcoming Talent alle Giornate di Soletta nel 2013. Con il cortometraggio Idyllum ha vinto il premio per la miglior fotografia Svizzera al Kurzfilmtage Winterthur. Il percorso che l’ha portata fin  qua è punteggiato da diverse tappe geografiche. Nata in Portogallo nel 1990, è cresciuta nel locarnese. Ha studiato al Conservatorio Internazionale di Scienze Audiovisive a Lugano, conseguendo il diploma in regia e produzione cinematografica. Questo traguardo l’ha spinta a Cuba, dove ha passato 2 anni alla scuola di cinema fondata dallo scrittore premio Nobel Gabriel Garcia Marquez. Anni culminati in un post laurea in regia di fiction nello stesso Istituto. Nel 2014 si sposta a Parigi, dove lavora come assistente di produzione. E oggi è tornata alle radici e si è trasferita a Lisbona. «Ho avuto l’opportunità di viaggiare; questo mi ha permesso di conoscermi sotto vari aspetti e di lasciarmi ispirare da diverse realtà – confida – . Viaggiando si dà più valore alla diversità e si comprende che non è una parola che va usata per dividere ma, al contrario, per includere». Attualmente sta lavorando alla scrittura di Hanami, che sarà il suo primo lungometraggio. «Tra le Isole di Capo Verde e il Giappone, un anziano raccontastorie vuole riuscire a realizzare il sogno di una vita – rivela –. Con questo progetto sto cercando di dare il senso alla parola magia, termine che evoca speranza, positività, gioia: sentimenti associati troppo raramente al continente africano e che invece gli si addicono». Grazie al formato digitale, fare cinema oggi non è necessariamente più facile, ma sicuramente più accessibile.  «Abbiamo in mano la rappresentazione dei nostri paesi – aggiunge – dei nostri personaggi e della diversità che fa parte di noi stessi. È una grande opportunità, forse anche un grande compito». Lei crea in modo istintivo, facendosi condurre dai protagonisti. «Come dice il regista Robert Bresson “i film vanno sentiti, non capiti”; ciò riflette con precisione il modo in cui cerco di scrivere e dirigere». Per Denise Fernandes il cinema non deve essere una bolla ma una finestra di apertura per conoscere meglio se stessi e il mondo. Con trepidazione, aspettiamo di vedere la sua opera sul grande schermo…

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