«Il nostro amore è nato così...»

Le macchine d’epoca hanno tratti distintivi chiari, sono semplici dal lato meccanico e svelano tante informazioni sul passato. Testimonianze. - di PATRICK MANCINI

Quello che ti dà una Oldtimer non te lo dà nessun’altra macchina». Massimo Albertini ha gli occhi che brillano, mentre accarezza la sua Lea Francis del 1928. Di certo il 53enne bancario di Bedano non mancherà l’appuntamento con l’undicesima edizione della mostra d’auto d’epoca in programma dal 6 al 27 maggio a Tenero (vedi box).

Perché lui è uno di quelli in cui è scattata quell’imprevedibile scintilla. «La macchina d’epoca – ammette – è qualcosa che ti fa perdere la testa. E non c’è paragone con le auto moderne. Non esiste. Perché l’auto d’epoca ti fa respirare storia, cultura». Anche Athos Passoni (nella foto sotto), 61 anni, pensionato di Giubiasco, ha subìto la fatidica folgorazione. Un uomo che ha sempre amato i motori. «Ma è nel 2001, scoprendo il Top Club Ticino, che mi sono innamorato delle auto d’epoca. Mi aveva colpito in particolare il loro motto: “La passione prima dell’auto”». Quasi tutti i veicoli d’epoca, che Athos tiene in garage, sono legati a periodi ben definiti della sua vita.



«È stata una mia scelta precisa. Ad esempio c’è la Willys Jeepster del 1949, l’auto con cui mio padre ha fatto il viaggio di nozze a Roma. Poi c’è una Mini 1275 GT, è il modello che guidava mia moglie nel 1974, quando l’ho conosciuta». C’è emozione nelle parole di Massimo e di Athos, quando parlano della loro passione. «Adoro tuffarmi nel passato di queste vetture – spiega Massimo –. Sono riuscito a risalire alle storie di tutte le mie auto. Il mondo delle auto d’epoca è connesso alla scienza, all’arte, all’evoluzione sociale dell’uomo: aspetti che affascinano». Poi indica una Cord 812 SC del 1937. «Nel 1951 venne presa come esempio di auto industriale. La guardi e capisci che questa non è un’auto, bensì una miniera di informazioni sul passato».

Athos, che ha in parte tramandato la sua passione ai due figli, si sofferma in seguito su aspetti più tecnici. «Le auto d’epoca sono semplici dal punto di vista meccanico, puoi metterci le mani di persona. Cosa che con le vetture moderne risulta impossibile. Io le uso spesso. Anche perché se le lasci ferme per troppe settimane si rovinano. Mi piace partecipare a raduni, e in quel caso unisci l’amore per le auto d’epoca alla gastronomia, al piacere di stare in gruppo». Massimo confessa di vivere il suo hobby a 360 gradi. Senza freni. «Leggo riviste e libri sulle auto d’epoca, guardo anche documentari. Vado a fondo di ogni aneddoto, sono spinto dalla curiosità. Nel mio garage ho piazzato un tavolino e qualche sedia. Perché voglio condividere questo mio interesse con le persone che vengono a trovarmi».

Foto: Massimo Pedrazzini

IL GRANDE APPUNTAMENTO
Dal 6 al 27 maggio a Tenero le macchine del passato usciranno dai francobolli. 11esima mostra d’auto d’epoca, proposta dal Centro Coop, sposa quest’anno la filatelia. Molte vetture di un tempo, infatti, sono state impresse su francobolli. Nel centro saranno in mostra oltre 100 francobolli ingranditi, accompagnati da diversi veicoli d’epoca. L’esposizione è resa possibile anche grazie alle collaborazioni con garage Winteler, ACS, Zurich Assicurazioni, Museum für Kommunikation e «Clay Regazzoni Memorial Room». Concorso con in palio una Smart del valore di 16.400 franchi. 


«Sono macchine con personalità»

A colloquio con Valentino Belotti, presidente del «Top Club Ticino».

Le auto d’epoca continuano a piacere. Come mai? 
A mio avviso perché si è finalmente capito che l’auto d’epoca è un oggetto di importanza culturale. Negli ultimi anni si è verificato un vero boom di appassionati. Nella Svizzera italiana sono a centinaia. Solo il nostro Club conta oltre 200 membri. E c’è pure qualche donna. 

Che differenza c’è tra amare l’auto d’epoca e amare le auto moderne? 
Le auto moderne sono tutte molto simili tra loro, per ragioni legate alle norme di sicurezza. Sono standardizzate e per capirne la marca devi andare a vedere il logo. L’auto d’epoca, invece, ha tratti distintivi chiari, ha una personalità. E proprio per questo ti dà un’idea di libertà. Quando sali su un’auto d’epoca, sei tu che guidi. Le auto nuove, al contrario, vanno sempre più da sole. 

Fatta questa precisazione, la passione per le auto d’epoca esisterà ancora tra 50 anni?
Lo spero. Ogni tanto si sente dire che l’età media dei membri di vari club è alta. Dobbiamo essere bravi a non appiattire la nostra cultura, a fare in modo che questo patrimonio venga tramandato alle nuove generazioni.  

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