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«Il palco è la mia vita»

IL RITRATTO — Cantante inglese di origine giamaicana, l’ energica Judith Emeline ha fatto della musica la sua ragione di vita. Il Ticino è la sua seconda casa.

C’è una domanda che a Judith Emeline non bisognerebbe mai fare. Perché se le chiedi qual è il suo genere musicale, lei si blocca. Per un secondo, che sembra un’eternità, non succede nulla. Poi esplode in una contagiosa risata. «Forse è più facile spiegare ciò che non faccio», si giustifica con un sorriso. «Come l’heavy metal, per esempio»

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Al pubblico, in ogni caso, è nota per le sue interpretazioni di brani blues, gospel e jazz. «Ma negli anni Ottanta, una volta, mi sono persino trovata a cantare con un’orchestra di liscio. Non riesco ancora a spiegarmi come possa essere successo», precisa lei, con lo humour britannico che contraddistingue ogni suo racconto.

L’Inghilterra, del resto, è la sua patria: Judy ci è nata e ci vive. Anche se il Ticino, dove ha trascorso una dozzina d’anni, tra il 1993 e il 2005, rimane la sua seconda casa. «Ancor oggi vi torno non appena posso. Sia per lavoro, sia per stare con gli amici. È una terra splendida. A cui, probabilmente, devo la vita».

Diventa seria, l’artista, mentre pronuncia queste parole. E abbassa il tono della voce. «Da alcuni mesi, a Birmingham, avevo gravi problemi di salute. Purtroppo, però, nessuno riusciva a capire come guarirmi. Poco prima del Natale 2013 dovevo esibirmi in Ticino e grazie a Dio, con notevoli sforzi, sono riuscita a trascinarmi fin qui. La situazione è subito crollata: mi sono ritrovata all’Ospedale Civico di Lugano, dove mi hanno operata d’urgenza. Altrimenti ci avrei lasciato la pelle. Perciò, nutro una profonda gratitudine verso i medici e gli amici che mi hanno fatto sentire come una della famiglia».

Riesce sempre a vedere i bicchiere mezzo pieno, Judith Emeline. Nella buona e nella cattiva sorte. Una positività e un’energia che emergono, in quantità industriali, a ogni suo concerto. È così da quando, a soli tre anni, sua madre la portò in una scuola di canto e danza. «C’è voluto poco per capire come il palco fosse il posto in cui mi sento meglio», assicura. «Mamma ha quindi avuto l’occhio lungo e, nonostante la preoccupazione, si è sforzata di capirmi anche quando, non ancora maggiorenne, ho fatto le valigie per girare il mondo».

La Germania, la Finlandia («in gennaio e febbraio, con un freddo mostruoso»), l’isola portoghese di Madera. Un agente pianificava le tappe, lei e due amici intrattenevano gli spettatori con uno show. Fino all’arrivo in Toscana. Ed è a quel periodo, ormai un quarto di secolo fa, che risale il primo approdo in Ticino. Con le serate nei locali «storici» in cui la musica era rigorosamente dal vivo: «La Rotonda» di Gordola, per esempio. O «Le Stel-le» di Ascona. Frangenti ormai confinati nel libro dei ricordi. «Ero una ragazzina», commenta Judy. «Nonostante si vivesse alla giornata, mi divertivo».

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Ancora oggi torno in Ticino appena posso. È una terra splendida»

Di acqua sotto i ponti, nel frattempo, ne è passata parecchio: la sua voce l’ha portata lontano. Durante l’edizione 2013 del Montreux Jazz Festival, si è esibita davanti a quattromila persone. Un «privilegio raro», come avrebbe cantato Fabrizio De André. «È stata un’esperienza meravigliosa», ricorda. «Mi sono davvero sentita come il capitano di una nave. Qualunque cosa desiderassi fare, sapevo che i miei musicisti erano pronti a seguirmi». Il suo gruppo, già. Ovvero The Feel Goods, formato da professionisti di alto livello, alcuni dei quali collaborano con la RAI e con il Festival di Sanremo: mica male.

Fra i brani in scaletta, i migliori pezzi della tradizione gospel americana, ispirati alla Bibbia. «Quando ho lasciato la Svizzera e sono tornata a casa, mi sono riavvicinata molto alla Chiesa. Non da bigotta, ma oggi sono cosciente che Dio è nella mia vita e lo ringrazio per quanto mi ha dato e mi darà. Non mi sono mai separata da una vecchia foto che mi ritrae con mia mamma. Pochi anni fa, per la prima volta, ho letto ciò che lei aveva scritto sul retro, a futura memoria: “Mantieni sempre uno spazio per Dio nella tua vita”. E l’ho fatto».

Era giamaicana, sua madre. «Arrivò in Inghilterra all’inizio degli anni Sessanta, dove conobbe un compatriota, il mio futuro padre. Lei lavorava come cuoca ed è per quello che la cucina mi appassiona. I miei piatti sono una miscellanea di prelibatezze giamaicane, inglesi, italiane e svizzere: continuo a sperimentare». Tra un concerto e l’altro, beninteso. Siccome Judy, con le mani in mano, non ci resta mai. «Avrei già bell’e pronte dieci canzoni di cui ho firmato i testi: è stato un parto da elefante e sogno di pubblicarle non appena possibile». Il genere? «Come le mie ricette: c’è di tutto».

Da noi, intanto, c’è chi la ricorda ancora per le sue collaborazioni con la Radiotelevisione svizzera: da «Cinebò» a «Otto e compagnia» di Leo Manfrini, fino a «Compagnia bella». «Un anziano, di recente, mi ha fermata per strada e mi ha detto: “Io la riconosco: l’è quela da la televisión!”. È il bello del Ticino. E a chi vi ritiene un po’ chiusi, ribatto che i giamaicani e i britannici sono altrettanto “de coccio”. A proposito, dovreste conoscere il coro di arzilli vecchietti che dirigo a Birmingham. Cantiamo – o meglio: proviamo a cantare – brani gospel nelle case di riposo. Con tanto di tuniche. Finora non ci hanno mai cacciati. Ed è già un successo…».

In pillole

Judith Emeline

È nata nel 1969 a Birmingham (Gran Bretagna), ultima di quattro fratelli, da genitori giamaicani. Dopo avere girato l’Europa, risiede tuttora in questa città.

Soprannome: Judy.

In Ticino ha vissuto dal 1993 al 2005, ma vi torna con regolarità.Cantante professionista, si colloca «da qualche parte fra il blues, il gospel e il jazz».

Prossimo concerto, durante JazzAscona: domenica 22 giugno, ore 11, Hotel Casa Berno, Ascona.Si esibirà fino a cent’anni, «ma senza i tacchi e con le Crocs».

Piatto preferito: il pollame e, soprattutto, l’anatra.

Letture preferite: «Il genere è indifferente. Ma alterno un libro in inglese e uno in italiano, per mantenere la vostra lingua».

Hobby: la cucina. «Adoro le verdure e le spezie e sto facendo una ricerca sui piatti salutari che rallentano l’invecchiamento».Attualmente è single, «ma non ditelo a Saturn, il mio gatto “cosmico”: ci rimarrebbe male».

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Testo: Thomas Carta
Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 02.06.2014, ore 00:00


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