Sergio Ghezzi si è interamente ha dedicato alla ristrutturazione del mulino. Questo luogo è stato la sua «ancora di salvezza».

«Il rustico che mi cambiò la vita»

Sergio Ghezzi era gioielliere. Ma un giorno è derubato nel suo negozio e dà una svolta alla sua vita. Ospiti comuni e vip si recano nel mulino che ha riattato.

Camminiamo fianco a fianco in quel parco meraviglioso. Casette sparse qua e là, una pista per la discoteca all’aperto. Tutto è ordinato, estremamente curato. Solo il lento scorrere del ruscello rompe il silenzio. Sergio Ghezzi, barba bianca, sigaretta in bocca e occhio vigile, si guarda attorno. Vuole assicurarsi che ogni cosa sia a posto. D’altra parte lui conosce ogni pietra, ogni pianta, di quei 300mila metri quadrati di terreno. «E mi arrabbio quando qualcuno sposta qualcosa senza dirmelo», sospira. Siamo in un angolo sperduto di mondo, nei boschi di Novaggio, nel Malcantone. Più precisamente nel parco del vecchio mulino di Vinera, un posto dove si respira un’energia particolare, diventato meta di vip provenienti da tutto il mondo, personaggi famosi in cerca di privacy e smaniosi di vivere un’esperienza unica, immersi nella natura.

«È un luogo che per me ha rappresentato l’ancora di salvezza», dice Sergio. Sì, perché a portare fin quassù il simpatico 65enne è una storia tremenda. La storia di una rapina vissuta in prima persona, nella gioielleria di famiglia, a Lugano. Era il 1990. «Quel giorno non solo mi derubarono, ma mi bendarono e mi ferirono alla testa. Fu un trauma per me. Non riuscii più a dormire la notte». Dopo una crisi di diversi mesi, il destino fa incontrare a Sergio un medico bernese. «Mi diede un consiglio: “lascia tutto, comprati un rustico e cambia vita”. Nei giorni successivi, capitai a Novaggio e notai questo mulino abbandonato. Nel giro di 48 ore lo acquistai. Da allora vivo e lavoro qui, raramente mi allontano. Il mulino, con la sua ruota da 2.000 chili, è casa mia».

Sergio dedicherà anima e corpo alla nuova avventura. «Ho imparato a costruire muri in poche ore. Ogni sasso che c’è qui, l’ho posato io». Oggi, gli interni dell’edificio principale sono incantevoli. A partire dal pavimento in cotto fiorentino. «Queste piastrelle appartenevano a un antico convento nella zona di Verona». Sergio, nel corso degli anni, si trasformerà anche in cuoco. «Ho scoperto di avere talento con i fornelli e mi piace cucinare per gli ospiti». Sembra tutto perfetto. Ma nel 1997 arriva un’altra mazzata. Il fiume Vinera, in preda all’alluvione, straripa e si porta via quasi tutto quello che Sergio ha costruito. «Ero a terra. Senza più un soldo. Stavo per cadere in depressione».

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«Un medico bernese mi consigliò: “lascia tutto, cambia vita”»»

La Dea bendata, però, si ricorda di nuovo di Sergio. «Un mio amico, consapevole del fatto che mi ero impegnato a ridare valore a un patrimonio perduto, lanciò una specie di colletta per darmi una mano a ripartire». È così che, piano piano, nasce il gruppo degli «amici del mulino», che oggi conta 300 membri. «Ho calcolato quanto mi serviva per rimettere in piedi e mandare avanti questa struttura. E abbiamo raggiunto un patto. Gli “amici” mi avrebbero versato una quota sociale ogni anno, in cambio avrebbero trovato sempre la porta aperta al mulino. Per cene, feste private, eventi... Tra i miei ospiti abituali ci sono persone comuni, ma anche big internazionali. A tutti garantisco la massima discrezione. Quello che accade all’interno di queste mura e di questo parco resta top secret. L’importante è che da parte degli ospiti ci sia rispetto per il mulino e per la sua storia». Sergio incontra personaggi incredibili. «Ogni tanto c’è gente che atterra con l’elicottero qui davanti. E c’è un tizio che, una volta all’anno, viene qui dalla California solo per mangiare le mie costine. Poi torna a casa».

Sergio si infila in bocca un’altra sigaretta. Ne fuma una dopo l’altra. Poi si gira verso Tanja, sua moglie. «Dieci anni fa era venuta a visitare il mulino con un suo amico. Tra noi è scattato subito qualcosa. Non è mai più tornata a casa sua, in Svizzera tedesca». E aggiunge: «Conoscendo lei ho fatto un sei al lotto. Tanja ha idee simili alle mie, ci capiamo molto». Seduta al tavolo c’è anche “la Gisi”, una signora del paese che da anni dà una mano a Sergio e Tanja. «La “Gisi” ha il mulino nel cuore. Tutti insieme formiamo un grande team». Poi Sergio torna a parlare del suo passato. E rivela aneddoti di un’amicizia singolare. «Avevo un legame forte con Giuliano Bignasca. Giocavamo a calcio insieme e alla sera si usciva spesso. Ne abbiamo fatte di tutti i colori. Io ero un po’ come lui, di fronte alle donne non mi tiravo mai indietro. Giravo con macchine bellissime e buttavo via un sacco di soldi». Oggi Sergio sembra un’altra persona. «Sono cambiate tante cose in me. Una volta praticavo il tiro sportivo ed ero un grande cacciatore. Adesso non sparo più. Da quando sono qui, gli animali mi inteneriscono».

Sergio, infine, ci accompagna nel cuore del mulino. Dove ancora oggi, saltuariamente, produce la farina di castagne. «Lo faccio soprattutto quando vengono le scuole in visita. Questo mulino ha una funzione didattica importante. E io, in un certo senso, porto avanti una tradizione». Ogni tanto Sergio ripensa a quel medico bernese. All’uomo che, con quel consiglio tanto drastico, gli ha cambiato l’esistenza. «Non l’ho mai più sentito. Ma so che mi farebbe piacere rivederlo. Gli tenderei la mano, lo guarderei negli occhi e, commosso, gli direi grazie».

In pillole

Sergio Ghezzi

Nasce a Lamone il 20 luglio del 1948. Vive a Novaggio, è sposato con Tanja e ha un figlio, Nadir (25), nato da una precedente relazione. Professione: ex gioielliere. Oggi gestisce il mulino di Vinera, a Novaggio: dopo averlo salvato dall’abbandono, lo ha trasformato in un luogo unico al mondo, meta di vip in cerca di privacy e discrezione. Al mulino Sergio organizza feste, cene, eventi benefici, matrimoni e raduni di vario genere. Piatto preferito: «Il capretto». Letture: «Non ho memoria. E quindi non leggo mai nulla». Il brano da ricordare: «La colonna sonora del film Il cacciatore». Hobby: «Di giorno pulisco in continuazione. Voglio che il mulino e il suo parco siano impeccabili. Di sera invece faccio lunghe partite a “scala 40” con alcuni amici del posto».


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Testo: Patrick Mancini
Foto: Alain Intraina


Pubblicazione:
lunedì 31.03.2014, ore 14:30


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