Ecco i super cani ticinesi che sfidano il mondo

Pioniera dellʼhockey femminile in Ticino, Manuela Mazzola oggi pratica l'agility. E nei prossimi giorni rappresenterà la Svizzera ai Mondiali in Inghilterra.  — di PATRICK MANCINI

Ha giocato a hockey su ghiaccio per una vita. E ha vissuto in Australia per ben dieci anni. Di storie da raccontare una donna come Manuela Mazzola ne ha a iosa. Anche se forse quella più curiosa deve ancora arrivare. Perché con i suoi border collie, Akuna e Torque, la 42enne di Canobbio parteciperà ai campionati mondiali di agility in programma a metà maggio ad Addington, in Inghilterra. «Ci attendono 13 ore di auto. L’aereo lo evitiamo, per i cani sarebbe uno stress enorme». Un gioco in cui essere umano e animale sono complementari, un’attività dinamica e spettacolare allo stesso tempo. La disciplina dell’agility consiste nell’affrontare con il proprio cane un percorso a ostacoli, fatto di tunnel, passerelle e salti. «È un vero sport di squadra. Tu di fatto gareggi col tuo cane, corri con lui, lo segui e attraverso parole chiave gli dai indicazioni. Ci vuole una grande affinità tra cane e padrone».

Nella terra dei canguri
Manuela, di professione creativa e designer, abita col marito John-Beni in un tranquillo quartiere di periferia. Fino a qualche anno fa, tuttavia, la sua quotidianità scorreva a Brisbane, in Australia. «Ricordo ancora la mia casa con la piscina, le spiagge, il caldo, il sole. Nella terra dei canguri ci sono andata nel 2004 per seguire mio marito che voleva imparare l’inglese. Doveva essere una questione di qualche mese. A un certo punto però ci siamo resi conto che quel posto ci rendeva felici. Siamo tornati in Ticino per motivi affettivi, i nostri cari sono qui, ci mancavano. Però la nostra casa australiana è ancora laggiù. Chissà, magari un giorno potremmo pure tornarci». Ed è proprio in Australia che Manuela si innamora dell’agility. «Sin da piccola non sono mai riuscita a stare senza un cane. Siccome ero un po’ stufa dell’hockey ma volevo fare movimento, ho tentato questa carta». 


Poi la 42enne si gira verso un angolo della sua casa. Su una parete sono appese fotografie delle squadre hockeystiche in cui ha militato. «Lì c’è una fetta del mio passato. Io l’hockey su ghiaccio l’ho amato a lungo. E lo seguo ancora oggi. Ho giocato per diversi anni in serie A e pure in nazionale». Non solo. Manuela è una delle pioniere dell’hockey femminile nella Svizzera italiana. «Facevo parte del gruppo che ha dato inizio alla favola delle Lugano Ladies. Ero una di quelle ragazze che se ne stava sui piazzali a giocare col bastone e con la pallina. All’epoca c’era diffidenza verso le donne che volevano giocare a hockey. Ma era il mio sogno. E così, con altre ragazze, ci siamo lanciate, abbiamo messo in piedi la prima squadra femminile del Ticino. Eravamo gasate, euforiche». 
Sul ghiaccio nel 1994 Manuela conoscerà John-Beni, l’uomo che, dieci anni più tardi, diventerà suo marito. «Suo padre era il mio allenatore. Anche John-Beni giocava a hockey. È questa passione in comune che ha permesso il nostro incontro. Mi colpì subito il suo nome, mi spiegò che i suoi genitori gliel’avevano dato perché erano affascinati dagli Stati Uniti».   

Una valigia piena di sogni
Le valigie per la missione britannica sono quasi pronte. Su tutti, spiccano due oggetti messi nei bagagli. In un sacchetto di plastica c’è una pallina coi buchi attaccata a una corda. Manuela spiega: «È il nostro principale strumento di allenamento. I cani solitamente vogliono un premio al termine della competizione. O cibo o un gioco. E noi puntiamo sul gioco». E c’è anche una maglietta rossa, ben piegata. Con la: Bellinzona Club Agility Rossoblu. «È la maglia del nostro club. L’ha creata Tanja Forni, una cara amica scomparsa di recente. È un po’ il mio portafortuna, la metto a tutte le gare». Manuela è solo una dei quattro ticinesi che si aggregheranno alla nazionale rossocrociata con i rispettivi cani. «Questo significa che l’agility dalle nostre parti è in espansione. È una disciplina in cui ci si deve allenare parecchio,  è importante che il cane assimili bene certi meccanismi. Ogni ostacolo viene definito con una parola, spesso in inglese. E i cani capiscono». Per Manuela, abituata a cimentarsi in gare in Svizzera o in Italia, quella inglese rappresenta la prima esperienza iridata. «Ma non per Akuna. Lei lo scorso anno ha già partecipato a un mondiale, in Italia, a Voghera. L’abbiamo data “in prestito” alla nazionale australiana. Perché quando il team australiano viene in Europa a fare competizioni ricorre sempre a cani locali. È una questione legate alle malattie, alle vaccinazioni. Se gareggiassero coi loro cani, poi dovrebbero lasciarli in quarantena una volta tornati in patria». A Voghera Manuela ha vestito i panni della tifosa. «Akuna se l’è cavata benino, nonostante fosse in gioco con un padrone diverso. Di certo in Inghilterra andrà ancora meglio. Mi immagino già l’emozione di sfilare alla cerimonia d’apertura, conosceremo un’infinità di altri cani e di appassionati di questo sport. Sarà una grande avventura». 

Foto: Annick Romanski

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