«Io, artista metallara, mi racconto»

Gli scatti di Katia Mandelli Ghidini, presto in esposizione al Civico di Lugano, sembrano dipinti. I segreti di una donna appagata e felice. — di PATRICK MANCINI

http://www.visiografika.com/

Una metallara visionaria in nove metri quadrati. Quelli del suo piccolo omonimo atelier, in riva al lago, a Morcote. Katia Mandelli Ghidini ci accoglie con le note di Ronnie James Dio. Dure, aggressive. Sulla sua scrivania, c’è la macchina fotografica. «È il mio pennello», dice sorridendo. Sì, perché lei i quadri li realizza proprio così. Facendo fluttuare nell’aria il suo apparecchio. «Come se fossi una pittrice». Dal prossimo 21 aprile le opere di Katia, classe 1974, saranno esposte nei corridoi dell’ospedale Civico. È l’ennesima mostra da quando l’artista ha lan-ciato il progetto Visiografika. «Le mie tele sembrano pitture a olio. In realtà sono fotografie, scattate semplicemente in modo alternativo». Fino al 2011 Katia si dedicava prevalentemente alla sua attività principale, quella di fotografa specializzata in matrimoni ed eventi. A un certo punto, però, l’arte bussa alle sue porte. «Avevo tanto da buttare fuori. Ho creato Visiografika nel momento della mia vita in cui mi sentivo più appagata, più piena, più serena. Mio marito Walter è fantastico. La nascita dei nostri due figli, inoltre, mi ha stravolto l’esistenza, mi ha resa responsabile e mi ha fatto capire quali sono i veri valori».

Un’evoluzione continua
Katia vive in una casa riattata, nel nucleo di Morcote. Sulle finestre e sul balcone è esposta la bandiera svizzera. «Sono una tipa patriottica, adoro il Paese in cui sono nata». Sulla soglia, il cane Dylan, uno Yorkshire, affettuoso e gelosissimo della sua padrona. «Ne sono innamorata», ammette Katia. Che poi, con un velo di mistero, riprende a parlare della sua avventura artistica. «Uso la macchina fotografica in modo non convenzionale. Faccio diventare quello che vedo qualcosa di astratto, di nuovo. Non mi piacciono le immagini di pronto consumo. Mi butto in iniziative particolari. Ad esempio fotografo lo stesso scorcio più volte al giorno e in stagioni e momenti differenti. In merito a questo progetto ho anche creato un libro, il primo di una serie di volumi. Chi lo sfoglia si rende subito conto di come le cose che ci circondano siano in continua evoluzione. Di recente ho anche scattato diverse immagini in posti caratteristici del Ticino e le ho rielaborate come se fossero fotografie d’epoca». Alternativi e originali, da qualche tempo i quadri di Katia vengono anche cucinati. «Sto percorrendo un nuovo filone che mi ha permesso di vincere anche premi importanti. Alcuni cuochi hanno riprodotto sotto forma di cibo i colori delle mie opere. Da lì sono nate tante amicizie e affinità con gli chef. Momenti di arte e di cucina delicata».

L’ispirazione per l’artista arriva nei momenti più impensabili. «Ad esempio quando faccio le pulizie, in particolare quando passo l’aspirapolvere. Oppure mentre mi rilasso nella vasca, facendo l’idromassaggio con la cromoterapia». Loquacissima, Katia ritorna sul suo interesse per il metal. «Mi fa ribollire il sangue, mi dà la carica. Sono una di quelle che da ragazzina girava con il chiodo. l’ho messo da parte, ma quelle note le sento ancora dentro di me. Mi danno la grinta sia nel lavoro, sia nell’arte». Ci affacciamo dal balcone. Il nucleo di Morcote è suggestivo. E le case sono vicinissime tra loro, una appiccicata all’altra. «Per abitare qui, devi avere rispetto delle altre persone. Io ci sto davvero bene. Nonostante ci si conosca tutti, c’è anche parecchia privacy. Questo posto mi ricorda l’infanzia, in particolare i giorni in cui andavo dai miei nonni, nel borgo di Stabio». Era una bambina vivace, Katia. Una figlia unica che sprizzava energia da ogni poro. «Sono diventata grande in un quartiere del centro di Lugano. Non c’erano tanti miei coetanei nei paraggi. Però c’era Benedetta, la mia amica del cuore. Il nostro rapporto è durato nel tempo. Ci vediamo ancora oggi, al parco, con i bambini. Io con i miei e lei con i suoi». Katia si definisce una mamma felice, realizzata. «Anche se non potrei farlo a tempo pieno. Ho bisogno anche di variare i pensieri, di riossigenarmi. Per fortuna il mio lavoro me lo gestisco io. Sono parecchio autonoma». 

La vita comincia a 40 anni
Difficile non notare le montagne di libri che riempiono le pareti della casa di Katia. «Li divoro. Leggo almeno tre libri a settimana. Mi piacciono i gialli dello stile di Agatha Christie. Però non voglio di crimini efferati. Perché mi turbano. Mi fanno venire in mente cose tristi. Non amo invece la televisione, non mi va di subire passivamente contenuti selezionati da altri. Anche mio marito è come me. Per non penalizzare i bimbi, però, abbiamo un proiettore che consente loro di guardare film e cartoni animati su dvd». Diretta, schietta. Pure autoironica. Katia ha un’infinità di traguardi che vorrebbe raggiungere. E prima di congedarci, lo ribadisce a chiare lettere. «Sono una persona felice e soddisfatta della mia vita, il passare del tempo mi rende più saggia e ho un sacco di entusiasmo. La vita comincia a 40 anni. E lo posso dire forte». 

Foto: Annick Romanski

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