«L’angelo delle caverne»

Il 25 dicembre di tanto, tanto tempo fa, un pavone e un uomo delle caverne fanno amicizia. Un sodalizio in cui imparano a riconoscere valori come la bontà e la solidarietà. 




C’era una volta, tantissimo tempo fa, una grotta e un abete ancora tutto da decorare.
– Questa è una storia di Natale! – penserete subito voi. E invece no… questa non è una normale storia di Natale! Infatti, questa è una Preistoria di Natale perché inizia quando il Natale durava un solo giorno ed era un giorno come tutti gli altri.

E così, un 25 dicembre di tantissimi anni fa, un pavone se ne stava tutto solo a guardare la neve che gli cadeva sul becco. – Brutta cosa, la neve! – rifletté il pennuto, tremando di freddo e di paura. Infatti, per la tigre dai denti a sciabola, sarebbe stato facile seguire le sue orme.
Nemmeno il tempo di pensarlo e il pavone udì un rumore che si avvicinava velocemente, come velocemente cresceva la sua paura. Abbassò il capo e si fece piccolo come un fiocco di neve. Poi chiuse gli occhi, pietrificato dal terrore. Da un momento all’altro si attendeva il terribile ruggito che annunciava di aver scovato la sua preda. Poi si aspettava di udire uno schiocco di lingua che si leccava i baffi. Ed infine, si immaginava di sentire le zanne aguzze che lo avrebbero….



Ma, con suo grande stupore, non udì nulla di tutto ciò. Il pavone aprì lentamente gli occhi e vide davanti a sé una specie di scimmione con un’enorme clava tra le mani. Il cavernicolo si avvicinò battendosi una mano sul petto.
– ME-Gruk! – grugnì l’uomo, che non pareva troppo intelligente. Il pavone lo squadrò molto attentamente. L’uomo aveva capelli lunghi e sporchi, unghie nere e rotte e un sacco di peli sulla schiena. Da vedere non sembrava un granché, ma aveva una clava e la sapeva usare a meraviglia. Di certo, se fossero diventati amici, lo avrebbe protetto dalla tigre!

– Emh… diventiamo amici? – chiese il pavone timidamente – ‘MICI! – ripeté Gruk grattandosi la testa senza capire di cosa stesse parlando il pavone. Semplicemente stava valutando se da quel pennuto poteva ricavare qualche cosa da mangiare. L’uomo lo squadrò velocemente e si accorse subito che il pavone aveva troppe piume e poca carne. Ma le piume erano belle, rifletté il cavernicolo, pensando che si sarebbero intonate a meraviglia con la pietra  della sua grotta. E così allungò il braccio e il pennuto gli saltò sopra.
– ‘MICI – borbottò l’uomo, orientandosi con le stelle per ritrovare la strada per la grotta. Durante il cammino Gruk sradicò un piccolo abete. Quando entrò nella sua grotta adagiò con cura il pavone sui rami dell’alberello. Di colpo l’albero prese colore e la grotta acquistò vita. E, per una volta, il cavernicolo non avrebbe passato la notte da solo.

Ma quel 25 dicembre di tanti anni fa un altro cavernicolo aveva sbirciato dentro la grotta. L’uomo si era fermato di colpo, come se fosse stato colpito in testa da una pietra. Poi se ne era andato via di corsa. Dopo due minuti era tornato con un secondo cavernicolo che, a sua volta, era schizzato via a chiamare un terzo uomo finché, fuori dalla grotta, si ritrovarono diversi cavernicoli.
– Oooooooh – esultarono tutti, spalancando la bocca di fronte a quello splendore.  
Gruk mostrò il suo abete con un certo orgoglio.
– Ooooooooooooooooh – esultarono gli uomini, battendosi i pugni sul petto. Ma i loro sguardi avevano una luce avida che annebbiava i loro occhi. Le mani degli uomini afferrarono le clave e i cavernicoli si avvicinarono di un passo, con fare minaccioso. Gruk capì che tutti volevano impossessarsi del suo magnifico abete decorato. Allora afferrò il pennuto per il collo, come fosse un pupazzo di pezza.
– Lui-MIO-me!– ringhiò il cavernicolo, roteando la clava per tenere a bada i trogloditi.

– Io non appartengo a nessun… ! – tentò di chiarire il pavone, ma non ebbe il tempo di terminare la frase.
– Allora-MIO- tu ! – urlò un brutto ceffo, che voleva portasi via il pennuto.
– No! MIO-me! – disse un altro, che aveva sradicato un piccolo abete e già se lo immaginava appollaiato dentro la sua caverna, a far invidia ai vicini.
–No-mio-tu-me-a-io-tu-me-mio-
a-me-è… – disse un terzo, che mai aveva detto tante parole tutte assieme. Ma forse, quel 25 dicembre, un bel discorso andava fatto!

Il pennuto guardò gli uomini con una grande tristezza nel cuore. Aveva capito che tutti lo desideravano solo per le sue magnifiche piume. Eppure lui non era una decorazione da appoggiare sopra un abete; aveva un cuore e un cervello e avrebbe desiderato che qualcuno lo ammirasse anche per altre virtù. Ma aveva altre virtù, a parte la bellezza? Si chiese preoccupato. Un’idea gli balenò in testa, brillante come una stella filante.

Il pavone corse in mezzo ai cavernicoli, mostrando a tutti la sua coda. Tutti lo seguirono imbambolati. Quando i primi trogloditi fecero per agguantarlo, si strappò tre piume che depositò nelle loro mani.

– Hu! – disse con orrore il primo uomo, guardando le chiappe spennacchiate del pennuto.
– Ha! – aggiunse un altro, storcendo il naso nel vedere come si stava riducendo quel pavone.
– He! – terminò un terzo, per approfondire il discorso.
E così, con un certo sdegno, i tre cavernicoli tornarono nelle loro grotte. Ognuno con la sua bella piuma tra le dita.

Dopo alcuni metri il pavone si strappò un’altra piuma. Un quarto troglodita se la prese e tolse il disturbo… e così via, piuma dopo piuma, finché rimase nudo, senza niente addosso per proteggersi dal freddo. In quel momento, ogni cavernicolo se ne era tornato un po’ più ricco nella propria caverna. Ognuno con un sorriso beota e una magnifica piuma per decorare il proprio abete personale; ognuno dimenticandosi del pavone solo e infreddolito nel cuore della foresta.

– Fermo! – disse improvvisamente una voce alle spalle del pennuto.
– O mamma!– balbettò il pavone, immaginandosi che a parlare fosse stata la tigre. E così, rassegnato e senza nemmeno una piuma per volare via, il pavone chiuse gli occhi e porse il collo alla belva. Ma, con suo grande stupore, udì Gruk sussurrare: – Sono felice di ritrovarti, perché sei di una rara bellezza. – O almeno, questo era quello che avrebbe voluto dire perché, in realtà, visto che era un troglodita mezzo analfabeta, disse solamente: –BELLO-tu!–

– Sei per caso diventato cieco? – rispose il pennuto, guardandosi la coda spennacchiata che pareva un pollo fritto. Ma Gruk ci vedeva benissimo e lentamente spiegò di averlo osservato mentre sacrificava le sue piume, nella speranza di trovare un vero amico. Ed era stato proprio quel gesto che aveva rivelato la sua vera bellezza.
– Sei un angelo! – sorrise il pavone, baciando sulla guancia il cavernicolo peloso e puzzolente.
– ‘ngelo – ripetè Gruk grattandosi la testa perplesso perché non sapeva che cosa fossero gli angeli. Ma era felice di aver trovato un amico e anche così, senza nemmeno una piuma per decorare il suo piccolo abete, a Gruk il suo albero parve il più bello di tutti… e quella sera la più speciale dell’anno!

Gionata Bernasconi

Vive con la sua famiglia a Bellinzona. Si forma in ambito artistico allo Csia di Lugano. In seguito consegue il diploma di operatore sociale, specializzandosi in autismo. È docente alla Scos (Scuola cantonaleoperatori sociali) ed è educatore presso la fondazione Ares (Autismo risorse e sviluppo). Più volte premiato, scrive racconti per l’infanzia. Nel 2015, pubblica per le edizioni Carthusia, Martino piccolo lupo. 

www.gionatabernasconi.ch

Testo: Gionata Bernasconi

Illustrazioni: Raffaele Conte

Pubblicazione:
lunedì 21.12.2015, ore 00:00