Joanna Schönenberger ha studiato le modalità per permettere la convivenza tra uomini e orsi.

«In attesa dell’orso
anche in Ticino»

Joanna Schönenberger, esperta del Wwf, parla dell'ormai imminente ritorno del plantigrado bruno nei nostri boschi, tra misure preventive e paure dell’uomo.

Cooperazione: Fa discutere la presenza dell’orso M25, che dopo settimane di permanenza nei Grigioni, è andato verso Tirano ed ora è passato di nuovo dalla Svizzera attraversando la Val Poschiavo e la Val Müstair. Pensa che lo vedremo ancora spesso in Svizzera?
Joanna Schönenberger: È possibile. È un orso che si muove molto. È venuto dall’Alto Adige, passando dal Trentino, dalla provincia di Sondrio e da Livigno. In seguito è arrivato in Bassa Engadina ed è uscito dalla Svizzera attraverso il Bernina, adesso è ritornato. Tutto questo a partire dal mese di aprile.

Cosa si sa esattamente su M25?
È un giovane maschio di due anni e mezzo. Il suo comportamento è tipico per questa età. Gira molto per imparare, ed è curioso, un po’ come noi esseri umani in pubertà. Ma è chiaro che dal punto di vista umano, un orso così curioso è più problematico che un orso adulto. All’età di quattro-cinque anni, infatti, questi orsi tornano in Trentino per accoppiarsi con le femmine. M25 è stato radio-collarato in Alto Adige non perché era problematico, bensì per accontentare i sentimenti di alcune persone politiche, dal momento che l’orso era costretto nel fondovalle dalla neve. Era già attivo a febbraio. Inoltre lo si voleva proteggere, dissuadendolo, dall’attraversamento di alcune strade pericolose che avevano ucciso già due orsi nel recente passato (M12 ed M14, i due fratelli di M13).

Quest’orso ha percorso distanze enormi: è normale?
Sì, assolutamente. In una notte un orso può percorrere fino a 40 chilometri.

M25 è stato visto vicino alla strada del passo del Forno. Perché gli orsi si avvicinano a infrastrutture e insediamenti civili?
Da una parte quest’anno c’era una grande quantità di neve che ha spinto l’orso verso valle. Poi, anche gli orsi devono ogni tanto attraversare un fondovalle. Può darsi quindi che lungo le strade e i muri cerchino un passaggio. M25 evita gli esseri umani e scappa, ma altri orsi, abituati al cibo umano, vengono attratti ad esempio dai rifiuti vicino agli insediamenti. Dalla mia esperienza con gli orsi, in generale, posso dire che si adeguano, se si sentono sicuri usano il sentiero invece di saltare sui sassi, perché cercano di risparmiare energia. In un certo senso tale comportamento è  normale.

Dell’orso bisogna avere rispetto, ma non paura.

Dell’orso bisogna avere rispetto, ma non paura.
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Non siamo noi a dover decidere l’habitat in cui l’orso dovrebbe vivere»


D’accordo, ma M25 ha mangiato delle pecore e sbranato due asini. Può capire la preoccupazione degli abitanti della valle?
Certo. Per quello che concerne le pecore, è stato purtroppo un evento prevedibile, perché l’orso è stato costretto a valle dalla neve e c’erano delle pecore non custodite. In un altro episodio è successo vicino a Samnaun dove le pecore, non protette, si trovavano nel bosco a vago pascolo. Ci sono spiegazioni per ciò che è successo, ma è vero che è possibile  prendere delle misure cautelari.

L’orso arriverà in Ticino?
Negli ultimi tre anni si sono verificati tre episodi dove un orso era molto vicino, fino a 40 o 50 km a valli come la Mesolcina, la Val Morobbia, la Valcolla. Ritengo che sia piuttosto un caso che l’orso non sia ancora arrivato in Ticino.

Quando lo vedremo per la prima volta?
Non è facile fare dei pronostici. Potrebbe arrivare quest’estate, o forse solo tra cinque anni.

Il Wwf fa un lavoro di prevenzione. Questo vale anche per la popolazione in Ticino?
Sì. Stiamo cominciando a lavorare con gruppi d’interesse come gli apicoltori e cerchiamo di sensibilizzare in merito alla gestione dei rifiuti. Non vogliamo seminare panico inutile, ma preparare per il momento in cui l’orso arriverà. È un animale cui bisogna portare rispetto, ma non si deve avere paura. Per questo spieghiamo quali misure devono essere adottate al passaggio dell’orso.



Anche l’Ufficio federale dell’ambiente parla di orsi di passaggio. Nelle strategie da adottare non si parla di reinsediamento dell’orso per aiutare il ripopolamento che avvenne in Italia. Condivide questa strategia?
Si, per una ragione di biologia animale. L’orso spontaneamente sceglie  un habitat dove si trova bene. Se scegliessimo noi non avremmo la garanzia che il posto è giusto. Inoltre non sarebbe ben accettato dalla popolazione, perché l’orso è un animale che genera paura. Si rischierebbe il bracconaggio.

Comunque anche solo per gli «orsi di passaggio» c’è forte preoccupazione. Molti dicono che per 100 anni si è vissuto bene senza orsi. Qual è il vantaggio del suo ritorno?
Penso che, sapendo come fare, con questi animali si viva meglio: ne ho fatto personalmente l’esperienza. Ma è chiaro che suscitano paura: per questo M13 è stato ucciso. Ma chi è informato vede che l’orso è un animale che si comporta opportunisticamente come la volpe; invece chi non lo conosce lo teme.

Ci possono però essere problemi con gli orsi: JJ3 è stato abbattuto perché le misure di dissuasione non erano efficaci.
JJ3 era un problema. Non aveva più paura degli esseri umani, frugava nei cassonetti dei centri abitati, mostrando scarso timore per l’uomo. Non era aggressivo, ma intollerabile per il pubblico. Si è avvicinato troppo. Penso anche che la dissuasione da parte dei  guardiacaccia è stata fatta con poca esperienza. Forse sarà il caso di tentare i metodi utilizzati in Alaska, dove c’è molta esperienza, dissuadendo con successo anche orsi che entravano nelle tende per prendersi il cibo.

Lei ha diretto il progetto quinquennale transfrontaliero retico «Ursina» del Wwf, fra Svizzera, Austria e Italia. Qual era lo scopo del progetto?
Abbiamo sviluppato e realizzato modalità che permettano la convivenza fra uomo e orso, ad esempio l’introduzione di container per rifiuti sicuri oppure la protezione degli alveari. Il progetto è andato molto bene e altre valli, ad esempio Poschiavo, l’hanno preso ad esempio. Oggi la Val Müstair dà un bell’esempio dicendo «Siamo pronti per l’orso». Grazie al nostro progetto, anche il Trentino ha introdotto i cassonetti a prova di orso e il Tirolo e la Provincia di Bolzano hanno istituito aiuti per la protezione di greggi e alveari.

Quando si parla dell’habitat degli orsi si parla di zone molto remote, come ad esempio la Val Müstair. Sembra che in quelle zone però l’entusiasmo per l’orso sia meno forte che nelle città. I cittadini vogliono imporre le loro idee alla montagna?
Quest’impressione, che risale agli anni 1970, è una maledizione per il Wwf. Il Wwf cerca le soluzioni in modo pragmatico. Per quanto mi concerne, sono cresciuta in un piccolo paese del Ticino di 40 abitanti, non voglio idealizzare l’orso, ma credo fermamente che ci si possa convivere.

IL Wwf ha appena consegnato al canton Grigioni una petizione con 23mila firme per l’orso M25. Con quale scopo?
Quello di motivare cantone e comuni a fare ancora di più per permettere una convivenza tra uomo e orso.

Qual è il vantaggio di riavere l’orso in Svizzera?
La domanda non mi sembra del tutto corretta. L’orso è un animale alpino, dunque è importante anche per la nostra cultura e identità alpina. Dobbiamo imparare ad aver rispetto di quest’animale e della natura in generale. La questione dei rifiuti ad esempio, diventati fonte di cibo per l’orso, ci pone  domande su come viviamo e sfruttiamo la montagna. Inoltre l’orso è un tassello nella biodiversità per le zone alpine.

Claudio Zali

Nata nel 1971 in Algeria da genitori svizzero-tedeschi, Joanna Schönenberger è cresciuta nel Malcantone a partire dall’età di due anni. Ha studiato ingegneria forestale al Politecnico di Zurigo. Durante gli studi ha lavorato come ranger in un parco nazionale in Alaska, occupandosi di orsi. Dopo gli studi, ha lavorato negli Stati Uniti a un progetto sugli orsi presso la Virginia Tech University. Ha concluso pure una formazione di pilota di linea e ha la patente di caccia. Dal 2003 lavora presso il Wwf a Bellinzona, dal 2005 come esperta per orsi, l’anno in cui il primo orso (Lumpaz) fece il suo ritorno in Svizzera. Vive nel Malcantone ed è madre di due gemelli.

LINK

www.wwf.ch

www.ursina.org

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Testo: Gerhard Lob
Foto: Nicola Demaldi
Fotografia:
Keystone
Pubblicazione:
lunedì 16.06.2014, ore 00:00


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