Eros: «Io credo nel potenziale della gente e voglio stare sempre vicino ai più deboli»

«La comunicazione è il mio mestiere»

L'INCONTRO — Eros Verdi, locarnese e animato da una grande varietà di passioni: agricoltura, edilizia, insegnamento… «Le mie conoscenze sono per tutti», dice.

Spesso, nel cuore della notte, si alza e gira per casa. Legge, naviga su internet, guarda la tv. Eros Verdi è un uomo curioso, maledettamente curioso. E allora il sonno per lui diventa quasi una perdita di tempo, un disturbo che gli impedisce di scoprire cose nuove. Docente per apprendisti muratori e gessatori, ma anche attento conoscitore della vita rurale, il 54enne di Locarno ci accoglie in uno dei suoi vigneti, a Verscio, il luogo dove è nato e cresciuto. «Conosco ogni angolo di questa regione – dice –. Sono legato a Verscio in maniera profonda, affettiva». Lo chiamano spesso guide turistiche, studenti, giornalisti, ricercatori. Lo consultano sul mondo edile, sull’agricoltura, sulla viticoltura. «E io non dico mai di no. Non mi pesa mettere a disposizione della gente le mie conoscenze». Non smette di parlare per un solo secondo, il 54enne. Ha sempre qualche aneddoto da raccontare. Dal bagno prenatalizio nel lago Verbano, all’incontro con l’ex consigliera federale Ruth Dreyfuss, una decina di anni fa, durante il festival del film di Locarno. «D’altra parte, la comunicazione è il mio mestiere», scherza. Intanto, ci fa assaggiare l’uva dei suoi filari. «Qui è pieno di coccinelle. È un segno di salute», esclama indicando una pianta di fico. «Su un albero come questo si è impiccato Giuda. È una pianta che sembra forte, in realtà è fragile, dicono sia maledetta».

Un ricco percorso professionale

Origini contadine, sposato e padre di tre figli, lontano parente di Giuseppe Verdi e appassionato della musica di Zucchero, Eros ha avuto un percorso professionale singolare. Dapprima il diploma di maestro di scuola elementare, nel 1982. «Poi l’amara constatazione: troppa disoccupazione. Ma al posto di proseguire gli studi all’università, come fece la maggior parte dei miei compagni rimasti a piedi, mi riciclai come muratore, ottenendo pure la maestria federale e il diploma di formatore di adulti». Perché l’edilizia aveva sempre affascinato quel giovanotto forte e volenteroso, che oggi è conosciuto per i suoi corsi sui muri a secco, premiati nel 2005 addirittura con un riconoscimento Unesco.

«Quando ancora frequentavo le scuole maggiori e il ginnasio, trascorrevo le estati in un’impresa di costruzioni. Non mi sono mai fermato, sempre assumendomi le mie responsabilità, e pagando di tasca mia la formazione che stavo portando avanti. Lo dico sempre ai giovani: fate esperienze e senza pensare al guadagno immediato».

Non ha alcun rimpianto, Eros. Nemmeno quello di non avere osato approfondire il suo interesse per l’archivistica. «Anche perché poi ho sfruttato questa passione in altro modo. Acquisto regolarmente testi, riviste e attrezzi legati a professioni che un tempo venivano insegnate attraverso la trasmissione orale, come quelle del viticoltore, del muratore, del gessatore e dello scalpellino. Ho una discreta raccolta di arnesi da lavoro d’epoca, che mostro a scuola ai miei apprendisti, agli studenti laureandi e a chi è curioso come me».

Eros, attivo in diverse associazioni, tra cui Federviti, ha lavorato anche a progetti che coinvolgono i disoccupati, i frontalieri, i cantieri Alptransit, i richiedenti l’asilo, gli analfabeti, i deboli d’udito e i ragazzi difficili. «Sto dalla parte dei più deboli e credo nel potenziale della gente. Mi piace stare a contatto con le persone, in particolare con gli anziani. Insegno, ma imparo anche molto».

Dal cassetto delle emozioni spunta un ricordo d’infanzia, una premonizione. «Una volta, da bambino, affacciandomi dalla finestra di casa, sussurrai a mia madre che da grande avrei comprato tutto quello che vedevo da quel davanzale. E così feci, investendo già i miei primi risparmi di bambino, raccolti in un salvadanaio di metallo. Oggi appartengo al tartassato ceto medio, dopo avere imparato a gestire il mio entusiasmo. Anche perché nella mia infanzia qualche “no” l’ho incassato: i soldi erano pochi, e ho sempre visto i miei genitori lavorare tanto, anche di sera. Mi hanno insegnato parecchio».

Eros parla della sua famiglia. Della pazienza e della dedizione di sua moglie Elena. Dei suoi figli, Giovanna, Federico e Alice. E racconta di quando avrebbe voluto fare il frate cappuccino, magari occupandosi di ricerche storiche. «Certi voti però sono difficili da rispettare. Lasciai dunque perdere». Tipo cocciuto fino all’inverosimile, rivela di avere ereditato la sua determinazione dalla pratica del nuoto a livello agonistico. «In acqua ho imparato a non mollare mai, a inseguire il traguardo finché non lo raggiungo». Infine, sorridendo, Eros sforna l’ennesima chicca. «Un anno fa ero in evidente sovrappeso. Ho perso tutti quei chili grazie all’agopuntura, a un miglior controllo alimentare ed emotivo, ma soprattutto grazie al fatto di avere deciso, per una volta, di fare qualcosa per me stesso. Mi sarebbe dispiaciuto arrivare alla pensione senza potermi godere nulla di quanto costruito in tanti anni di sacrifici. D’altronde, come dice Zucchero, è un peccato morir...».l

Quattro date nella vita di Eros Verdi

1963 Il giorno del suo terzo compleanno riceve una grande escavatrice giocattolo
1987 Nasce il primo dei suoi tre figli, Giovanna. Porta il nome della sorella della moglie, morta in un incidente.
2013 Brucia un suo rustico nel nucleo di Verscio. Vive la vicenda come un dramma personale.
2014 Perde il padre Loris; la notizia l’ha ricevuta quando era allo stand di espo professioni a Lugano.

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Testo: Keri Gonzato
Foto: Massimo Pedrazzini
Pubblicazione:
lunedì 22.09.2014, ore 00:00


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